Venerdì, 17 Settembre 2021
LAVORO

Dall'isola al ministero: il viaggio degli operai Alcoa

Sono partiti dai cancelli dell'Alcoa di Portovesme in Sardegna e sono arrivati fino alle porte del ministero dello sviluppo economico. Sono gli operai Alcoa, che pretendono risposte sul loro futuro

Una manifestazione fatta di rabbia e speranza: è questo il sit-in degli operai Alcoa di Portovesme che, dopo più di un mese di presidio davanti ai cancelli dello stabilimento sardo, hanno deciso di andare a Roma fin sotto ai cancelli del ministero dello Sviluppo economico.

In 52 sono partiti dall'azienda del Sulcis, luogo in cui si sono accampati in protesta. Sono arrivati nella Capitale per chiedere un futuro: nessuna certezza per ora c'è rispetto al loro posto di lavoro e alla struttura produttiva sarda. Con loro anche alcuni rappresentanti delle amministrazioni locali dell'isola: i sindaci di Carbonia, Villamassargia, Sant'Antioco, Buggerru, Domusnovas, Villamassargia, Gonnesa e San Giovanni Suergiu.

L'autobus che ha portato gli operai nella Capitale è stato scortato durante il viaggio dalle forze dell'ordine e oggi c'è l'incontro con i vertici del ministero: "Il nostro è un viaggio della speranza - ha sottolineato Massimo Cara, delegato Rsu Fsm Cisl - speriamo che alla luce delle varie mozioni che sono state presentate in Parlamento possa esserci un fatto positivo perché la situazione è davvero grave".  La pensa allo stesso modo Pierpaolo Gai della Rsu Fiom: "Speriamo che oggi possa arrivare qualche risposta sulla nostra vertenza".

LA VERTENZA - Quello che auspicano sono risposte chiare e provvedimenti rapidi: l’azienda ha cessato la produzione oramai da tempo e gli impianti sono spenti. Chi lavorava nella fabbrica è in cassa integrazione e lo sarà fino al 31 gennaio e dopo tale data dovrebbe passare in mobilità. Chi invece lavorava in azienda per conto delle ditte in appalto non riceve il contributo della cig dal 31 dicembre.


Per questo gli operai avevano dato vita a inizio maggio a un presidio permanente davanti lo stabilimento, dormendo accampati per più di un mese: "Vogliamo che Alcoa ricominci la produzione, vogliamo tornare a lavoro e mantenerlo. Per farlo lo stabilimento deve essere competitivo” conclude Gai. Alcoa ha garantito le manuntenzioni dello stabilimento fino al 31 giugno, con 60 operai a lavoro in modo tale che per un’eventuale ripartenza si possa riavviare. L’azienda infatti aveva avviato una trattativa con Klesh che sembrava dover acquisire lo stabilimento che prima dello stop si occupava della produzione di alluminio.

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