Giovedì, 16 Settembre 2021
Cronaca Como

Appelli, flash mob e solidarietà ai "barbùn": la risposta all'ordinanza anti-degrado di Como

E' diventato un caso nazionale l'ordinanza del sindaco Landriscina contro chi bivacca o chiede l'elemosina in centro durante le feste di Natale. Selvaggia Lucarelli: "Pago io le multe"

A Como durante le feste di Natale non si può chiedere l'elemosina e i senzatetto non possono essere aiutati. Sono gli effetti dell'ordinanza anti-degrado del sindaco Mario Landriscina, che è diventata ormai un caso nazionale soprattutto dopo la notizia che un gruppo di volontari è stato allontato dai vigili urbani perché volevano distribuire latte caldo e cibo ai clochard che dormono sotto i portici dell'ex chiesa di San Francesco, al centro della zona che il provvedimento vuole ripulire per 45 giorni in occasione delle feste e del grande afflusso di turisti.

Un ricorso contro l'ordinanza anti-degrado

Mentre da più parti - Caritas compresa - piovono critiche contro il sindaco Landriscina, c'è chi chiede di scendere in campo e fare ricorso contro il provvedimento. Cathy La Torre, avvocato e responsabile nazionale per i diritti civili e sociali di Sinistra Italiana, dalla sezione di Como lancia l'appello: "Solo il cittadino di una città può opporsi e fare ricorso contro l'ordinanza emessa dal suo sindaco". La Torre pensa di fare ricorso direttamente al presidente della Repubblica. "Ho scartato il ricorso al Prefetto di Como perché credo abbia avallato questa ordinanza, e ho scartato il ricorso la Tar perché ha tempi lunghi ed è oneroso". Il ricorso al Quirinale potrebbe portare a un risultato prima della scadenza dei 45 giorni di validità dell'ordinanza e poi "avrebbe anche un valore politico".

"Per noi è importante affermare la condanna di certi strumenti adottati dai sindaci, come questo tipo di ordinanze che non risolvono mai il problema alla radice ma hanno solo un'efficacia temporanea, come dimostrato dove sono state adottate, per esempio anche a Bologna dall'ex sindaco Cofferati - spiega La Torre - Con la grave conseguenza di accanirsi contro categorie fragili, come appunto i senzatetto ai quali nessuno dovrebbe poter negare un pasto caldo". Quanto ai vigili urbani che hanno allontanato i volontari, se lo hanno fatto "di loro iniziativa" allora "potrebbe configurarsi l'abuso di potere, quindi un reato perseguibile penalmente".

Selvaggia Lucarelli: "Pago io le multe"

Un'ulteriore testimonianza di come tutto questo abbia assunto un'importanza che va al di là dei confini locali è il post che Selvaggia Lucarelli ha deciso di dedicare a quello che sta avvenendo a Como, "su quel ramo del lago che pullula di case di ricchi", dove "i nuovi appestati manzoniani sono i barboni". Lucarelli si offre nel post di pagare di tasca propria "le multe ai volontari eventualmente multati", dicendosi certa che tanti altri cittadini di Como vorrano seguirla. 

Il decoro di una città, caro sindaco, non si ottiene nascondendo la polvere sotto al muschio, durante il Natale. E che le sia chiaro: la solidarietà, è decorosa. I suoi concittadini che portano la colazione ai senzatetto contribuiscono al decoro della sua città.
Dovrebbe premiarli, non multarli. La sua ordinanza, in compenso, è indecorosa. E lo è a maggior ragione perché ora che è sindaco, sembra dimenticare che prima ancora che un politico, lei è stato un medico, capo del dipartimento emergenze di un ospedale e del 118. Lei il concetto di assistenza, pietà, soccorso e difesa dei deboli dovrebbe averlo conficcato nella pelle.

Bivacchi solidali e flash mob per i "barbùn"

Il presidente di Amnesty Italia parla di "ennesima, arbitraria disposizione di un ente locale italiano che, in questo caso, con la scusa del decoro, intende rendere più difficile la vita di persone in grande condizione di vulnerabilità e ostacolare la solidarietà nei loro confronti".

Sabato 23 intanto si terrà a Como un "bivacco solidale" per i senzatetto rimasti senza colazione, mentre la vigilia di Natale ci sarà un flash mob in piazza del duomo, organizzato da Filippo Andreani, cantautore noto in città per il suo impegno. I partecipanti sono invitati a portare un cappello, che durante l'azione dovrà essere simbolicamente messo a terra per chiedere l'elemosina, e poi si canteranno alcuni versi di "El purtava i scarp del tennis", celebre e dolente canzone del 1964 di Enzo Jannacci, che canta dell'indifferenza dei benpensanti nei confronti della morte di un uomo. "Un barbùn", un invisibile come tanti altri.

El purtava i scarp del tennis, el parlava de per lu
rincorreva già da tempo un bel sogno d'amore.
El purtava i scarp del tennis, el g'aveva du occ de bun
l'era il prim a mena via, perche' l'era un barbun

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