Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca Milano

Uomini uccisi, donne e bambini violentati: il seviziatore di profughi responsabile di almeno 13 morti

Lo scrivono i giudici nella sentenza che ha condannato all'ergastolo il torturatore di migranti nel campo libico di Bani Whalid

Osman Matammud avrebbe commesso "almeno tredici" omicidi in Libia. E' quanto scrive la corte di assise di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui i giudici a ottobre hanno condannato il 22enne all'ergastolo con isolamento diurno per tre anni, con l'accus di aver ucciso, stuprato e torturato decine di migranti sequestrati nel campo libico di Bani Whalid. 

Ma le vittime di Matammud potrebbero essere molte di più: non è stato possibile definire con esattezza il numero. Inizialmente, secondo il pm Marcello Tatangelo, erano quattro, ma da quanto emerso dal dibattimento sono aumentati. 
I giudici hanno parlato di "deliberata crudeltà" del giovane, responsabile, oltre che degli omicidi, di violenze sessuali nei confronti di "decine di donne" (di cui alcune minorenni) e di punizioni "dolorose e umilianti". Fatti di "estrema gravità" che per la Corte non possono essere giustificati, come ha sostenuto la difesa, dalle "sue drammatiche esperienze".

Il 22enne, conosciuto dai connazionali come “Ismail”, era stato arrestato nel settembre del 2016: si era ritrovato nel centro di accoglienza accanto alla Stazione Centrale di Milano con alcune delle sue vittime.

Processo al torturatore di profughi: i racconti

"Ci legava i piedi con il fil di ferro e ci teneva a testa in giù - aveva raccontato il giorno della prima udienza una delle sue vittime, che lo ha riconosciuto - E se urlavi, ti metteva la sabbia in bocca". 

Ismail, aveva spiegato ancora il teste, era "armato di fucili, coltelli, pistola e bastoni" e picchiava "chi non aveva ancora pagato" per imbarcarsi. Un seviziatore di professione, Ismail, tanto che nel campo di Bani Walid, aveva spiegato ancora il testimone, era stata allestita una vera e propria stanza delle torture dove “mi legava, mi sottoponeva a scariche elettriche finché non svenivo. Quando aveva voglia iniziava a picchiarmi finché non si stancava. Oltre a me nella stanza venivano portate altre persone che uscivano piene di terra e di polvere, sanguinanti e in lacrime”. 

Ma il “trattamento” riservato a uomini e donne era diverso. I primi, aveva raccontato ancora la vittima, venivano picchiati e bastonati, mentre alle ragazze, e secondo i pm, anche alle minorenni, spettavano violenze e stupri

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