Mercoledì, 28 Luglio 2021
Tossico e cancerogeno

Ossido di etilene, cos'è la sostanza presente in 8 degli ultimi 20 prodotti alimentari ritirati dal mercato

Nelle ultime settimane il ministero della Salute ha disposto il richiamo di diversi prodotti, molti dei quali contenevano percentuali oltre la soglia limite di questo composto chimico: ecco di cosa si tratta, come è arrivato in Italia e quali sono i rischi per la salute

Alcuni dei prodotti ritirati dal mercato dal ministero della Salute per eccessivi livelli di Ossido di etilene

''Ritirato dal mercato per presenza accertata di Ossido di etilene oltre i limiti consentiti dalla legge'': a volte la formula cambia leggermente, ma scorrendo la lista dei prodotti ritirati dal mercato su ordine del ministero della Salute nelle ultime settimane, scopriamo che su 20 richiami, ben otto hanno un solo comune denominatore. L'Ossido di etilene, una sostanza tossica e cancerogena, che in quei prodotti non dovrebbe esserci.

Cos'è l'Ossido di etilene

Senza entrare in definizioni tecniche che risulterebbero comprensibili soltanto agli esperti di chimica, possiamo definire l'Ossido di etilene un composto chimico utilizzato soprattutto per la produzione di altri composti, ma anche per disinfettare ed evitare la formazione di muffe e parassiti. Ad oggi il suo è vietato in Europa, ma un tempo veniva utilizzato anche per decontaminare i silos che contenevano alimenti. Successivamente l'Unione Europea ha vietato l'Ossido di etilene a causa della sua tossicità: infatti, con un dosaggio alto e continuato nel tempo questa sostanza diventa cancerogena, mentre in quantità minori non risulta pericolosa. Ma allora come è arrivato l'Ossido di etilene sui prodotti in vendita sul mercato italiano? Secondo la Commissione europea, la contaminazione sarebbe stata causata da diversi lotti di semi di sesamo provenienti dall'India, Paese in cui il trattamento con Ossido di etilene è ancora ammesso.

I prodotti ritirati in Italia

Ma quali sono i prodotti che il ministero della Salute ha deciso di richiamare dal mercato? L'ultimo richiamo, datato 15 giugno, riguarda la polvere di zenzero ''Sotto le stelle'', soltanto una settimana prima erano stati ritirati tre differenti prodotti del marchio Erba Vita. Un allarme tornato al centro del dibattito con questi ultimi ritiri, ma che ha radici più lontane del tempo e si era interrotto soltanto per una manciata di giorni. Sono infatti diversi i ritiri per livelli eccessivi di Ossido di etilene datati fine aprile: dai Cerealcrock al sesamo ai semi di sesamo nero, fino al Bio Muesli di Natur Aktiv. 

L'origine del problema e i rischi per la salute 

Ma questi sono soltanto gli ultimi casi, in realtà i richiami di prodotti in Italia hanno avuto inizio nelle ultime settimane di ottobre 2020, mentre l'allarme era scattato lo scorso settembre, dopo i primi casi registrati in Belgio e in Francia. Da quel momento in Europa sono stati ritirati decine di lotti di prodotti che indicano i semi di sesamo di provenienza indiana tra gli ingredienti: dai mix con altri cereali, legumi e frutta secca, fino a prodotti da forno dolci e salati, snack e piatti pronti. 

Arrivati a questo punto, la domanda che sorge spontanea è una: cosa succede a chi ingerisce alimenti con Ossido di etilene oltre i limiti? A questa domanda aveva risposto negli scorsi mesi l'Afsca, l’Agenzia federale belga per la sicurezza della catena alimentare: secondo gli esperti il pericolo maggiore è il rischio cronico potenziale. In sostanza, se una persona dovesse consumare ogni giorno, per tutta la vita, una grande quantità del prodotto contaminato ci sarebbero delle conseguenze per la sua salute. Intanto, in attesa che tutti i lotti contenenti eccessivi livelli di Ossido di etilene, la ha introdotto delle nuove condizioni per le importazioni di sesamo dall'India: adesso ogni lotto di semi in arrivo dall'India può entrare in Europa soltanto se accompagnato da un certificato che attesta la conformità con le norme Ue.

Per tutti i consumatori entrati in possesso di uno o più prodotti oggetto del richiamo, il consiglio è di non consumare l'alimento e di contattare il fornitore attraverso i recapiti contenuti nelle singole schede presenti sul sito del ministero della Salute.

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