Che fine ha fatto Padre Graziano?

E' stato appena espulso dall'ordine dei Frati Premostratensi ed è in atto anche l'iter del Vaticano volto alla riduzione allo stato laicale: lui sta scontando a Rebibbia 25 anni di reclusione per l'omicidio e l'occultamento di cadavere di Guerrina Piscaglia

L'ordine dei Frati Premostratensi ha espulso padre Gratien Alabi: a confermarlo oggi è l'avvocato di padre Graziano, Riziero Angeletti, al "Corriere di Arezzo". Il sacerdote, ora ex, sta scontando nel carcere romano di Rebibbia i 25 anni di reclusione ai quali è stato condannato in via definitiva per l'omicidio e l'occultamento di cadavere di Guerrina Piscaglia.

La parola fine della lunga vicenda giudiziaria è stata scritta un anno e mezzo fa, con la confermata in via definitiva della Cassazione dela condanna a 25 anni per padre Alabi) il religioso congolese accusato della scomparsa e della morte di Guerrina Piscaglia, casalinga 50enne di Ca' Raffaello, nel comune di Badia Tedalda nell'aretino, misteriosamente scomparsa nel nulla il 1° maggio 2014.

I Frati Premostratensi cacciano Padre Graziano

Adesso l'ordine dei Premostratensi, che lo aveva accolto nella fase degli arresti domiciliari, ha revocato a padre Graziano ogni tipo di incarico e il religioso non può più celebrare la Santa Messa o altre funzioni religiose.

Non è tutto. E' in atto anche l'iter del Vaticano volto alla riduzione allo stato laicale di Alabi, congolese, 50 anni. L'Ordine dei Premostratensi si accinge anche a partecipare alla causa sulla richiesta danni avanzata dai familiari di Guerrina - il marito Mirco e il figlio disabile Lorenzo - che hanno chiamato in causa anche la Curia di Arezzo che aveva inviato Cà Raffaello il sacerdote.

Il vescovo di Arezzo, monsignor Riccardo Fontana, ricevuto l'atto degli avvocati Nicola Detti e Francesca Faggiotto, ha interessato della questione legale la Santa Sede. Secondo gli avvocati della famiglia Alessandrini l'istituzione ecclesiastica ha delle responsabilità nell'accaduto.

Gratien Alabi ha ucciso Guerrina Piscaglia secondo la Cassazione

Alabi è stato incastrato da messaggi col cellulare e da varie bugie, ma continua a negare di aver ucciso la Piscaglia e averne fatto sparire il corpo. Non ha però mai offerto elementi nuovi e dirompenti per un processo di revisione. 

Secondo i giudici d'appello, con il suo comportamento fatto di complimenti e attenzioni particolari e facendo leva sul suo essere un "uomo di Dio", don Alabi "ha fatto innamorare" Guerrina, persona fragile, e poi l'ha "eliminata fisicamente" perchè in preda alla paura di essere scoperto.

Il movente (che in primo grado durante il processo in Corte d'Assise di Arezzo non era stato accertato) secondo i giudici d'appello fiorentini sarebbe stata la paura che Guerrina rivelasse fatti "scabrosi" ai superiori religiosi del sacerdote e ai carabinieri. In primo grado i giudici non avevano descritto le modalità dell'uccisione di Guerrina (non ci sono testimoni nè tracce nè il corpo è stato mai trovato), ma il giudice estensore della sentenza di condanna d'appello, Anna Maria Sacco, descrive la "compressione" esercitata quel primo maggio 2014 dal prete africano sulla donna, dopo il litigio nel primo pomeriggio, fino a farla morire rapidamente per asfissia, tramite strangolamento. Esplicitamente nelle motivazioni della sentenza del processo di secondo grado si parla di frequentazioni di tipo sessuale fra il sacerdote congolese e la parrocchiana scomparsa, dimostrate anche dalla preoccupazione di padre Graziano di portare Guerrina in ospedale per sottoporla a un test gravidanza quando lei disse di essere incinta.

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La Corte d'Assise d'Appello ha con forza escluso possibili alternative all'omicidio volontario e all'occultamento del cadavere: Guerrina non si è suicidata, né è fuggita. Alabi prima ha "occultato il corpo della donna", uccisa per strada o in canonica, poi ha avuto modo di caricare il cadavere in auto e farla sparire. Fin dalla prima sentenza di condanna, per il pericolo di fuga all'estero, potendo il sacerdote congolese tornare in Africa, per padre Gratien Alabi furono disposti gli arresti domiciliari nel convento dell'Ordine dei Premonstratensi a Roma. Ora è arrivata l'espulsione, e a breve sarà ridotto allo stato laicale.

Perché la famiglia di Guerrina Piscaglia chiede un maxi risarcimento alla Chiesa

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