Venerdì, 23 Aprile 2021
Palermo

I boss scarcerati riorganizzano Cosa nostra: il bacio secondo il rituale mafioso

Dieci le persone finite in carcere questa notte a Palermo. Al centro delle attenzioni di inquirenti e investigatori le grandi aspettative degli affiliati per un rinnovato potenziamento di Cosa Nostra

Dieci le persone finite in carcere questa notte a Palermo per effetto dell’ultima indagine della Procura e dei carabinieri del nucleo Investigativo che hanno svelato quanto sia ancora forte la pressione di Cosa nostra sulla città. Tra i business che fanno più gola c'è quello dell’edilizia, tra cantieri aperti o da aprire: sette gli episodi di estorsione appurati dalle indagini. I due casi sono state le vittime a denunciare la richiesta di pizzo, poi ricostruite dai carabinieri che all’alba di oggi hanno eseguito le ordinanzedi custodia cautelare - nove in carcere e una ai domiciliari - tra esponenti riconducibili al mandamento mafioso di Tommaso Natale

Al centro delle attenzioni di inquirenti e investigatori le grandi aspettative degli affiliati per un rinnovato potenziamento di Cosa Nostra grazie alla scarcerazione avvenuta a febbraio 2017 di Giulio Caporrimo e Nunzio Serio del quale magnificavano la capacità di comando, il carisma e l’influenza nella dinamiche mafiose.

Il pizzo ai costruttori e gli incontri tra i boss sui gommoni

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Due scarcerati “eccellenti” tornati in attività dopo aver scontato la pena. Nel corso delle indagini sono stati osservati diversi incontri tra Caporrimo e Serio avvenuti in alcune occasioni anche al largo delle coste palermitane, sui rispettivi gommoni. 

"Questa operazione dimostra la persistente operatività di Cosa nostra in un'area della città nella quale è storicamente radicata - dice il generale Arturo Guarino, il comandante provinciale dei carabinieri - il controllo del territorio con l'imposizione delle estorsioni resta una modalità criminale importante e perseguita con ostinazione. Ma è incoraggiate registrare ancora una volta segni di reazione di imprenditori che dicono no al pizzo"

boss gommone palermo-2"Le microspie - aggiungono dal Comando Provinciale dei Carabinieri - registravano uno spaccato anche pittoresco della vicenda. "Nel momento in cui il primo lamentava uno scadimento sempre maggiore dei costumi del luogo per la presenza delle moto d’acqua che scorrazzavano nei pressi dei bagnanti di Sferracavallo. Il capomafia raccontava di essere intervenuto personalmente nei confronti di alcuni di loro, originari di Brancaccio e di Pagliarelli, i quali dopo averlo riconosciuto avevano tenuto un comportamento remissivo, tanto da essersi di seguito spostati sulla zona di Mondello, dall’altro lato della riserva di Capo Gallo, perché ‘c’era lo zio in porto’ a Sferracavallo". 

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