Giovedì, 17 Giugno 2021
Palermo

Palermo, il killer del benzinaio confessa: "L'ho ucciso perché il pieno era troppo caro"

Mario Di Fiore, pensionato di 63 anni, è stato identificato grazie alle telecamere di sorveglianza. E' stato lui a uccidere Nicola Lombardo, benzinaio di 44 anni, dopo una lite per il prezzo del carburante

Svolta nelle indagini sull'omicidio di Nicola Lombardo, il benzinaio di 44 anni ucciso sabato pomeriggio in piazza Lolli, a Palermo. A uccidere Nicola è stato un pensionato di 63 anni. L'assassino si chiama Mario Di Fiore: ha confessato il delitto, che in questi due giorni era diventato un vero rebus. Agli investigatori avrebbe detto - in lacrime - di avere sparato dopo un litigio sul prezzo del pieno.

Di Fiore, un passato da muratore, è crollato ieri sera. L'uomo era stato fermato su disposizione del procuratore Franco Lo Voi e condotto in Questura. Qui è stato messo sotto torchio dal pm Ennio Petrigni, che ha coordinato l'inchiesta. Tutti gli indizi infatti ormai portavano a lui. Poi la confessione che ha lasciato di stucco il magistrato che lo stava interrogando.

INCHIODATO DALLE TELECAMERE - A inchiodarlo sono state le immagini degli impianti di videosorveglianza di numerosi negozi della zona. Attraverso le immagini è stato possibile risalire prima alla targa dell'utilitaria che aveva effettuato il rifornimento e poi al suo proprietario. Prove decisamente schiaccianti.

LA LITE - Di Fiore era arrivato in piazza Lolli a bordo di una Fiat Uno. Poi Lombardo ha rifornito l'auto di carburante. Ma tra i due sarebbe scoppiata una "diatriba". "Il pieno era troppo caro", avrebbe detto il pensionato, che poi ha ucciso il benzinaio colpendolo con diversi proiettili di una pistola calibro 7.65. Lombardo è morto dopo un lungo intervento chirurgico all'ospedale Civico

Che l'omicidio fosse avvenuto al culmine di una rapina era un'ipotesi che non convinceva gli agenti: troppo anomala quella dinamica raccontata da alcuni testimoni ed anche dalla stessa vittima prima di morire.

La pista del delitto maturato in un contesto di mafia sembrava invece essere quella più battuta, sebbene anche in questo caso alcune anomalie nella dinamica dei fatti lasciassero perplessi gli inquirenti. La pista di Cosa nostra era legata anche al fatto che il titolare della pompa di benzina è fratello di un uomo ucciso alcuni anni fa in un delitto di mafia. All'indagato vengono contestati anche i futili motivi. Di Fiore si trova in carcere per omicidio. (Da PalermoToday)

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