Pamela Mastropietro, il racconto di Oseghale in aula: "Ero sotto choc, ho fatto a pezzi il corpo"

Il nigeriano alla Corte: "Non l'ho uccisa io, ma voglio pagare per ciò che ho fatto". La sentenza del processo d'Appello potrebbe arrivare già oggi

Innocent Oseghale, il 32enne nigeriano condannato in primo grado all'ergastolo per l'omicidio della 18enne romana Pamela Mastropietro nell'aula del Tribunale di Ancona per la seconda udienza del processo in Corte d'Assise d'Appello, 14 Ottobre 2020. ANSA/DANIELE CAROTTI

"Pamela è morta a casa mia, ma non sono stato io a ucciderla". È questa la versione di Innocent Oseghale, il pusher nigeriano di 32 anni accusato dell'omicidio di Pamela Mastropietro, la 18enne romana uccisa e fatta a pezzi il 30 gennaio 2018 a Macerata. "Mi dispiace per quanto accaduto a Pamela ma non l’ho uccisa. Ho fatto cose bruttissime, è vero, ma i fatti così come ricostruiti dal giudice non sono reali". Inizia così la lettera che l'imputato 32enne ha letto in aula nel corso dell’udienza al tribunale di Ancona.

Pamela Mastropietro, il racconto di Oseghale in aula

Stando al racconto fatto in aula dal nigeriano, Pamela quel giorno ebbe un malore dopo aver assunto eroina, cadde dal letto "con gli occhi aperti" per poi perdere definitivamente conoscenza. Oseghale assicura di non aver nulla a che fare con l'omicidio. Anche se poi ammette di aver smembrato il corpo della giovane poi ritrovato in due trolley al ciglio di una strada: 

"Ero sotto choc, ho tagliato il cadavere in casa mia. Confuso, ho fatto una cosa terribile ma voglio pagare per quello che ho fatto, non per quello che non ho fatto".

Il 32enne ha affermato di aver incontrato la ragazza ai Giardini Diaz "perché voleva comprare della droga". 

"Abbiamo camminato, mi ha detto che voleva andare a casa mia per fare una doccia e riprendere il treno per Roma alle 14. Siamo così andati al supermercato a prendere qualcosa da mangiare, poi è entrata da sola in farmacia. Una volta a casa le ho mostrato la foto della mia famiglia, era felice, mi ha abbracciato e baciato, abbiamo mangiato, mi ha chiesto un cucchiaio, gli chiesi se volesse bere qualcosa ma ha rifiutato e ha iniziato a preparare la dose di eroina".

Oseghale sostiene di aver accompagnato la ragazza nella stanza degli ospiti, "ma è stato in quel momento che ho sentito un rumore, era caduta a terra ma aveva gli occhi aperti, non parlava".

"L’ho sistemata sul letto e ho chiamato un amico, Antony, spiegandole cos’era successo: mi ha consigliato di darle un bicchiere d’acqua e così ho fatto. Il suo respiro era affannoso. Sono quindi uscito per raggiungere un amico che mi stava aspettando per la droga, sperando di ritrovarla in migliori condizioni al rientro. Purtroppo non è andata così. Quando sono tornato a casa lei era già fredda, aveva un colorito molto bianco e le usciva della sostanza dalla bocca".

"Sono diventato agitato, pazzo. Sono andato a comprare una valigia ma era troppo piccola per mettere il corpo di Pamela. Così l’ho tagliato a pezzi per poterlo portare fuori. Ho chiamato un taxi perché mi desse un passaggio. Ho lasciato le valigie a bordo strada".

processo pamela mastropietro ansa-2

Il processo di primo grado

In primo grado Oseghale venne condannato all'ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla violenza sessuale, vilipendio e occultamento di cadavere. I pm hanno chiesto di conferamre la sentenza. Per i gidici di primo grado è fuori di dubbio che ad accoltellare la ragazza sia stata proprio Oseghale che poi fece a pezzi il cadavere e lavò i resti della ragazza con la varechina per inquinare "la prova omicidiaria". Il verdetto del processo di Appello potrebbe arrivare già nel pomeriggio di oggi.  

L'omicidio di Pamela Mastropietro

Era il 29 gennaio 2018 quando Pamela Mastropietro si allontanò dalla comunità di recupero che la ospitava a Corridonia, grazie al passaggio offertole da un uomo di Mogliano fino alla stazione di Piediripa. Passò quella notte a casa di un tassista e il giorno successivo un altro tassista vide la ragazza ai giardini Diaz, piazza di spaccio di Macerata. Lì, secondo quanto Oseghale avrebbe riferito in seguito al compagno di cella, la giovane avrebbe comprato una dose di droga da Desmond Lucky (amico di Oseghale, inizialmente coinvolto e poi uscito dall'inchiesta principale), pagandola con una catenina d'argento.

pamela mastropietro ansa-2

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La violenza e poi la morte a casa di Oseghale

Secondo gli inquirenti, a questo punto Oseghale avrebbe convinto Pamela a salire nel suo appartamento di via Spalato: qui, forse in cambio di una dose di eroina, l'avrebbe violentata e poi uccisa. Dall'autopsia emergeranno dettagli macabri: il corpo di Pamela venne lavato con la varechina per cancellare ogni traccia di Dna e fatto a pezzi "in modo scientifico". Oseghale si sbarazzò dei resti di Pamela chiudendoli in due trolley la sera dopo. Poi salì su un taxi e abbandonò le valigie, che vennero ritrovate il giorno dopo, in seguito a una segnalazione.

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