Giovedì, 13 Maggio 2021
Napoli

"Ciro era sbagliato per lei ma non siamo omofobi"

I genitori di Maria Paola Gaglione si schierano con il fratello della ragazza: "Non volevo ucciderla"

Ciro Migliore e Maria Paola Gaglione

"Abbiamo scelto di vivere in silenzio la perdita della nostra Paola perché questa tragedia ci ha lasciato senza parole e perché vogliamo stringerci in famiglia come sempre ci accaduto nei dolori e nelle avversità". Questo sostengono Franco e Pina Gaglione, i genitori di Maria Paola, la giovane che ha perso la vita nella tragedia di Caivano, e di Michele accusato della morte della sorella, decidendo di diramare una nota ufficiale.

"Ciro Migliore era sbagliato per Maria Paola ma non siamo omofobi"

"Abbiamo scelto il silenzio per piangere Paola, con la dignità e l'amore che abbiamo provato a donarle da quando è nata. Nessun processo o sentenza potrà guarire la nostra ferita. Tuttavia - continuano i signori Franco e Pina Gaglione - desideriamo far arrivare alla Magistratura e alle Forze dell'Ordine il nostro grazie per quanto stanno facendo in questi giorni. Siamo certi della innocenza di nostro figlio Michele. Non abbiamo mai creduto all'ipotesi dell'aggressione e non ci crederemo mai perché conosciamo Michele ed il suo amore per Paola". 

"Desideriamo esprimere il nostro più forte dissenso per le frasi omofobe attribuite a noi e al nostro figlio. Nella nostra famiglia, umile e cristiana, non c'è spazio per l'odio verso il prossimo e a maggior ragione non c'è spazio per l'odio o la discriminazione per motivi sessuali" asseriscono i genitori di Paola. Poi spiegano: "eravamo preoccupati per Paola, ma non per le sue scelte sentimentali o sessuali. Sentivamo il pericolo di una frequentazione con una persona, ad avviso di noi genitori, poco affidabile. La nostra critica era alla persona, mai all'orientamento sessuale. Il tempo dirà se le nostre erano preoccupazioni fondate". "Adesso chiediamo solo di rispettare le nostre lacrime, il nostro dolore e il nostro silenzio. Ci scusiamo vivamente ed umilmente con i giornalisti e le TV che ci hanno contattato in queste ore, anche a loro va il nostro grazie. Per il resto ci affidiamo ai magistrati, pienamente rispettosi del loro lavoro", concludono i Gaglione.

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Ciro invece ha raccontato un’altra storia. «Stavamo insieme da tre anni ma la famiglia di Maria Paola non voleva. Dicevano che eravamo due donne. Li ho sentiti dire che avrebbero preferito che la figlia morisse, piuttosto che stare con uno come me. Un masculillo», ha detto a Repubblica. Con i carabinieri ha sostenuto di essere stato minacciato «ripetutamente» dalla famiglia Gaglione, il 13 luglio scorso proprio da Michele: «Si è presentato a casa mia dicendomi testualmente: “Se non lasci mia sorella, ti taglio la testa e ti ammazzo”».

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