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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
SCANDALI

Vaticano, maggiordomo accusato di furto aggravato

Dopo il ritrovamento di "documenti riservati" nella casa di Gabriele, è partita l'istruttoria formale degli investigatori vaticani: si cercano prove, presunti complici e un eventuale "livello superiore". Il cardinale Martini: "Il Papa tradito come Gesù duemila anni fa"

Il maggiordomo di Papa Benedetto XVI, Paolo Gabriele, è detenuto nella cella di sicurezza nel palazzo del Tribunale vaticano. Al momento gli viene contestata l'accusa di furto aggravato di documenti riservati. Gabriele ha nominato due avvocati di sua fiducia e li ha già incontrati.

AVVIATA L' ISTRUTTORIA FORMALE - Gli investigatori vaticani lavorano alacremente, in cerca di riscontri, prove, possibili complici e un eventuale "livello superiore", tanto che è stata già chiusa "l'istruttoria sommaria" del promotore di giustizia Nicola Picardi e si è avviata la fase di "istruttoria formale", condotta dal giudice istruttore Piero Antonio Bonnet.

INDAGINI SPEDITE, MA FORSE ALTRI ATTI - Il passaggio alla fase formale, spiega il direttore della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi, ha permesso l'ufficializzazione del nome dell'arrestato, e di detenzione a tutti gli effetti si tratta, visto che in Vaticano non esiste il "fermo". Le indagini procedono spedite grazie al fatto che la giurisdizione è interamente vaticana: Gabriele, infatti, è cittadino vaticano, abita in Vaticano, e nella sua abitazione sono stati "rinvenuti documenti riservati". Indagini a tutto campo, che non escludono "altri atti" e i cui tempi, proprio per questo, potrebbero anche allungarsi.

L'ACCUSA, FURTO AGGRAVATO - Sempre padre Lombardi nel pomeriggio interviene per precisare che "attualmente la magistratura ha contestato a Paolo Gabriele semplicemente il reato di furto aggravato. Siamo ad uno stadio molto iniziale del procedimento penale, perciò le quantificazioni di pene gravissime avanzate da alcune testate non hanno ragione di essere". Una precisazione rispetto ad alcune notizie secondo cui a Gabriele sarebbero stati contestati reati come come quello di violazione della corrispondenza di un capo di Stato, e quindi l'attentato alla sicurezza dello Stato, con una pena prevista fino a 30 anni di carcere. Ma queste accuse, allo stato, non sono state formalizzate.

INDAGINI SU TABULATI TELEFONICI E CONTI CORRENTI - Dopo la perquisizione che ha permesso di trovare a casa di una delle persone più vicine a Benedetto XVI documenti ai quali solo una ristretta cerchia di collaboratori poteva avere accesso, alcuni dei quali finiti pubblicati, la gravità del reato e la necessità di proteggere il Papa e l'immagine della Santa Sede non fanno trascurare nessun mezzo investigativo, compresi tabulati telefonici e documentazione bancaria dell'arrestato. Dagli interrogatori inoltre si spera di trarre ulteriore materia di indagine.

INNOCENTISTI E COLPEVOLISTI - Stupiti e costernati, in Vaticano assicurano che l'accusato gode di "tutte le garanzie giuridiche previste" dai codici in vigore nel piccolo Stato e che, appena sarà "acquisito un quadro adeguato della situazione" il giudice istruttore deciderà: "proscioglimento o rinvio a giudizio". In Vaticano ci si augurerebbe il proscioglimento, ma è difficile pensare che la giustizia d'Oltretevere abbia colpito così duro una persona tanto vicina al Papa, causando stupore e scalpore, con pochi fondamenti d'indagine. Così dopo lo sconcerto iniziale di chi conosce la fedeltà al Pontefice del cameriere 46enne, sposato e padre di tre figli, sul quale fino a 3 giorni fa si sarebbero messe le mani sul fuoco, aumenta la schiera dei colpevolisti.

MOVENTE, LIVELLO SUPERIORE E COMPLICI - Per gli inquirenti è aperto inoltre il capitolo dei possibili moventi. Il primo è quello dei soldi, ma molti lo escludono perché il devoto Gabriele "non è il tipo", viene sottolineato: "non trafugherebbe mai - assicura chi lo conosce - documenti dal fax del Papa per soldi". Motivi "ideologici", allora: ad esempio, osserva chi ipotizza questo movente, il "corvo" denominato "Maria" nel libro di Gianluigi Nuzzi è descritto come cristiano, amante della Chiesa, disgustato dalle faide e guerre di potere. In questo caso una persona fedele potrebbe essere ingenuamente caduta vittima delle proprie buone intenzioni e l'ipotesi di un "livello superiore" nella fuga dei documenti si rafforzerebbe. Livelli a parte, gli inquirenti non hanno mai trascurato l'ipotesi che ci siano dei complici.


"PAPA TRADITO COME GESU' DUEMILA ANNI FA" - "La Chiesa, dopo le notizie di cronaca di queste ore che parlano del 'corvo' in Vaticano, deve con urgenza recuperare la fiducia dei fedeli". È quanto afferma il cardinale Carlo Maria Martini, in un intervento pubblicato dal Corriere della Sera. "È stata un'esperienza di Gesù l'essere tradito e venduto, non poteva non essere anche un'esperienza del Papa - spiega Martini - Chi grida allo scandalo si ricordi di quanto è successo duemila anni fa. E questa vicenda è nata anch'essa da un tradimento, da un'azione malvagia: dobbiamo chiedere perdono a tutti". "Lo scandalo - osserva il porporato - ha sempre una natura triplice: c'è chi lo riceve, chi lo fa, chi ne approfitta; ma la Chiesa può guardare oltre e leggere in senso positivo quanto emerso. La Chiesa - esorta infine Martini - perda i danari, ma non perda se stessa. Perché quanto è accaduto può avvicinarci al Vangelo e insegnare alla Chiesa a non puntare sui tesori della terra". (fonte Ansa)

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