Lunedì, 26 Luglio 2021
FINE VITA

Fine vita, la svolta di papa Francesco: "Accanimento terapeutico non è eutanasia"

Il Pontefice: "Lecito sospendere le cure quando non giovano al bene integrale della persona"

Papa Francesco

Forse non si tratta di una svolta epocale, ma sono di certo parole pesanti quelle pronunciate da papa Francesco sul fine vita. In un messaggio al convegno sul "fine vita" promosso dalla Pontificia Accademia, il Papa invita infatti ad operare una netta distinzione tra accanimento terapeutico ed eutanasia.

Quest'ultima "rimane sempre illecita", sottolinea Bergoglio, "in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte". Al tempo stesso è però "moralmente lecito rinunciare all'applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico che verrà in seguito definito 'proporzionalità delle cure'". Insomma, tradotto in soldoni, nei casi più estremi l'accanimento terapeutico si può e si deve evitare. 

"Non attivare mezzi sproporzionati o sospenderne l’uso, equivale a evitare l’accanimento terapeutico, cioè compiere un’azione che ha un significato etico completamente diverso dall’eutanasia", sottolinea ancora il Pontefice.

"Oggi è anche possibile protrarre la vita in condizioni che in passato non si potevano neanche immaginare. Gli interventi sul corpo umano diventano sempre più efficaci, ma non sempre sono risolutivi: possono sostenere funzioni biologiche divenute insufficienti, o addirittura sostituirle, ma questo non equivale a promuovere la salute. Occorre quindi un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona".

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