Papa Francesco contro l'industria delle armi: "Sono pianificatori del terrore"

Il Santo Padre a Redipuglia, dove si trova il più grande sacrario italiano, per pregare per le vittime di tutte le guerre e implorare la pace: "Dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, e c'è l'industria delle armi, che sembra essere tanto importante"

Papa Francesco è andato sabato a Redipuglia, dove si trova il più grande sacrario italiano, per pregare per le vittime di tutte le guerre e implorare la pace. 20 mila i fedeli che lo hanno atteso, insieme a 7500 militari. Bergoglio, infatti, incontra una numerosa rappresentanza delle forze armate italiane, che doveva ricevere in udienza in piazza San Pietro, per iniziativa dell'Ordinariato militare.

Il pontefice ha desiderato portarsi in preghiera a Redipuglia in occasione dei 100 anni dall'esplosione del primo conflitto mondiale e ricordando che sul Piave ha combattuto anche suo nonno Giovanni, bersagliere. Arrivato all'aeroporto di Ronchi dei Legionari, dove è stato ricevuto tra gli altri dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti, dal capo di Stato Maggiore, Luigi Mantelli, e dalla presidente della Regione Friuli Venezia giulia, Debora Serracchiani, Bergoglio si è recato a Fogliano, su una Golf scura, dove ha sostato in preghiera, da solo, nel cimitero austro ungarico, dove sono sepolti 14.550 caduti, la maggior parte ignoti.

Deposto un mazzo di fiori, Francesco ha trovato ad attenderlo, all'uscita, un gruppo di bambini con i quali ha brevemente conversato. E' quindi arrivato al sacrario di Redipuglia, dove riposano 100 mila soldati italiani, anche in questo caso in gran parte ignoti.

LA GUERRA E' UNA FOLLIA -  "La guerra è una follia". Così Papa Francesco al sacrario di Redipuglia, nell'omelia della messa. "Dopo aver contemplato la bellezza del paesaggio di tutta questa zona, dove uomini e donne lavorano portando avanti la loro famiglia, dove i bambini giocano e gli anziani sognano... trovandomi qui, in questo luogo, trovo da dire soltanto: la guerra è una follia", ha detto. "Mentre Dio porta avanti la sua creazione, e noi uomini siamo chiamati a collaborare alla sua opera, la guerra distrugge - ha aggiunto -. Distrugge anche ciò che Dio ha creato di più bello: l'essere umano. La guerra stravolge tutto, anche il legame tra fratelli. La guerra è folle, il suo piano di sviluppo è la distruzione: volersi sviluppare mediante la distruzione".

TERZA GUERRA MONDIALE - "Anche oggi, dopo il secondo fallimento di un'altra guerra mondiale, forse si può parlare di una terza guerra combattuta 'a pezzi', con crimini, massacri, distruzioni...". Lo ha detto Papa Francesco, nell'omelia della messa al sacrario di Redipuglia. "La cupidigia, l'intolleranza, l'ambizione al potere... sono motivi che spingono avanti la decisione bellica, e questi motivi sono spesso giustificati da un'ideologia; ma prima c'è la passione, c'è l'impulso distorto. L'ideologia è una giustificazione, e quando non c'è un'ideologia - ha specificato papa Francesco - c'è la risposta di Caino: 'A me che importa?', 'Sono forse io il custode di mio fratello?'. La guerra non guarda in faccia a nessuno: vecchi, bambini, mamme, papà... 'A me che importa?'".

Ricordando che sopra l'ingresso del sacrario "aleggia il motto beffardo della guerra: "A me che importa?", papa Francesco ha sottolineato che "tutte queste persone, i cui resti riposano qui, avevano i loro progetti, i loro sogni..., ma le loro vite sono state spezzate. L'umanità ha detto: 'A me che importa?'. Ad essere onesti, ha continuato, la prima pagina dei giornali dovrebbe avere come titolo: 'A me che importa?'. Caino direbbe: 'Sono forse io il custode di mio fratello?'". Questo atteggiamento, secondo Bergoglio, è esattamente l'opposto di quello che ci chiede Gesù nel Vangelo: "Chi si prende cura del fratello, entra nella gioia del Signore; chi invece non lo fa, chi con le sue omissioni dice: 'A me che importa?', rimane fuori".

L'INDUSTRIA DELLE ARMI - "Qui ci sono tante vittime. Oggi noi le ricordiamo. C'è il pianto, c'è il dolore. E da qui ricordiamo tutte le vittime di tutte le guerre - ha detto -. Anche oggi le vittime sono tante... Come è possibile questo? E' possibile perché anche oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, e c'è l'industria delle armi, che sembra essere tanto importante. E questi pianificatori del terrore, questi organizzatori dello scontro, come pure gli imprenditori delle armi, hanno scritto nel cuore: 'A me che importa?'.

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Papa Francesco ha sottolineato che "è proprio dei saggi riconoscere gli errori, provarne dolore, pentirsi, chiedere perdono e piangere. Con quel 'A me che importa?' che hanno nel cuore gli affaristi della guerra, forse guadagnano tanto, ma il loro cuore corrotto ha perso la capacità di piangere. Quel 'A me che importa?' impedisce di piangere. Caino non ha pianto. L'ombra di Caino ci ricopre oggi qui, in questo cimitero. Si vede qui. Si vede nella storia che va dal 1914 fino ai nostri giorni. E si vede anche nei nostri giorni".

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