Domenica, 17 Gennaio 2021
CRONACA

Naufragio a Lampedusa, Papa Francesco: "Vergogna! Vergogna!"

Il dolore del Pontefice per le vittime dell'ennesima strage del mare. "Ora basta con la politica di emergenza", dichiara terre des Hommes

LAMPEDUSA - Sbarchi e morti, ancora morti. E il canale di Sicilia che diventa un cimitero. Pensando alla nuova tragedia di Lampedusa "mi viene subito la parola vergogna: è una vergogna". Così Papa Francesco, fuori dal discorso ufficiale, ha voluto ricordare, oggi in Vaticano nel corso di un'udienza per commemorare il 50° anniversario dell'encliclica 'Pacem in terris', la nuova tragedia di Lampedusa.

"Parlando di pace e della crisi economica mondiale che è un sintomo grave della mancanza di rispetto per l'uomo - ha detto il Pontefice, in visita sull'isola lo scorso luglio - voglio esprimere il grande dolore per le numerose vittime dell'ennesimo, tragico naufragio a largo di Lampedusa". "Preghiamo - è stato l'invito del Papa - per chi ha perso la vita, uomini, donne e bambini, e per le loro famiglie, per tutti i profughi. Uniamo gli sforzi - ha concluso - perché solo con una decisa collaborazione di tutti si potranno prevenire".

"Ora basta con la politica di emergenza! E' necessaria una risposta permanente che coinvolga, nell'accoglienza, tutte le organizzazioni umanitarie presenti sull'isola". Lo afferma dopo la strage di oggi a Lampedusa Terre des Hommes (Tdh), organizzazione focalizzata sulla difesa dei diritti dei bambini nei paesi in via di sviluppo.

"Non sappiamo dove mettere i morti" | Il video shock

Tdh è presente a Lampedusa dallo scorso giugno con il progetto Faro III che si occupa di assistenza psicologica e psicosociale in favore dei minori stranieri non accompagnati e delle famiglie con bambini, finanziato dalla Fondazione Prosolidar.

Terre des hommes esprime "profonda preoccupazione per il susseguirsi delle morti in mare dei migranti diretti sulle nostre coste e il continuo stato d'emergenza dei centri preposti al loro soccorso, primo tra tutti quello di Lampedusa".

"E' fondamentale rafforzare le misure di accoglienza e dare alle organizzazioni umanitarie la possibilità di entrare in contatto immediato con i nuovi profughi, e soprattutto con i bambini - dichiara Raffaele K. Salinari, Presidente di Tdh - Questi sbarchi dimostrano che esiste un'emergenza costante a cui il sistema Italia deve dare una risposta permanente fondata sulle parole d'ordine di accoglienza, attenzione, sicurezza e sul coinvolgimento pieno della societa' civile. Il diritto umanitario ci impone di assicurare loro una rapida assistenza psicologica, oltre che sanitaria, e aiutarli a rimarginare le ferite profondissime che traumi di questo tipo necessariamente producono".

A sollecitare interventi immediati dopo il drammatico naufragio di Lampedusa è anche il centro Astalli, la struttura dei Gesuiti guidata da padre Giovanni La Manna, che si occupa dell'accoglienza e dell'assistenza a immigrati, profughi e rifugiati: "Basta morti nel Mediterraneo. E' il momento di misure straordinarie. Davanti all'ennesima tragedia nel Mediterraneo la Commissione europea e i governi nazionali non rimangano inerti".

Il Centro Astalli sollecita il governo italiano a "chiedere immediatamente alla Commissione europea l'attivazione di canali umanitari sicuri in grado di garantire alle vittime di guerre e conflitti in corso la protezione internazionale. Assicurare il diritto d'asilo oggi vuol dire permettere a profughi e migranti forzati di arrivare in Paesi sicuri senza rischiare la morte affidandosi a trafficanti e criminali". "E' inaccettabile e vergognoso che nel 2013 nel Mar Mediterraneo viaggino carrette fatiscenti con a bordo 500 persone nell'indifferenza generale - commenta padre La Manna - Esprimere un formale cordoglio per i morti non basta a togliersi colpe e responsabilità. Dobbiamo accoglierli da vivi, altrimenti siamo colpevoli quanto chi organizza i traffici di essere umani".

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