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Giovedì, 26 Maggio 2022
Mafia / Palermo

Da capitano del Palermo a detenuto, la vita in cella di Miccoli: "Nessun privilegio"

Il bomber salentino sconta una condanna definitiva a tre anni e mezzo per estorsione aggravata dal metodo mafioso. E' recluso dal 24 novembre, quando si era costituito nel carcere di Rovigo. Il difensore: "Cerca di affrontare la situazione"

"Certamente non è contento, ma sta cercando di affrontare nel miglior dei modi la situazione. Pur non condividendola, rispetta la sentenza". E' così che l'ex capitano del Palermo, Fabrizio Miccoli, finito in carcere alla fine di novembre per via della condanna definitiva a tre anni e mezzo per estorsione aggravata dal metodo mafioso, sta vivendo la sua nuova condizione di detenuto.

A raccontarlo a Sandra Figliuolo per PalermoToday è il suo avvocato, Antonio Savoia (del Foro di Lecce). Il penalista in questi quasi tre mesi ha infatti incontrato il calciatore, che si era costituito il 24 novembre nel carcere di Rovigo. "Sono deluso, sto pagando per qualcosa che non ho fatto", disse Miccoli quel giorno. Non godrebbe di trattamenti di favore nel penitenziario: "Sarà pure Fabrizio Miccoli - dice il legale, che con lui ha naturalmente discusso di aspetti tecnici - ma è un detenuto come tutti gli altri". 

"Non è contento di questa condizione, è ovvio, ma sta resistendo". Oltre le sbarre molte persone, tanti tifosi soprattutto, si sono schierati apertamente dalla parte del bomber salentino, ritenendo eccessivo sia il reato per il quale è stato condannato che il fatto che debba scontare la pena in cella. "Ha saputo di questa vicinanza - afferma ancora l'avvocato Savoia - e questo non può che avergli fatto piacere".

Miccoli era stato condannato sin dal primo grado, con il rito abbreviato, a tre anni e mezzo per estorsione aggravata in relazione ad una vicenda avvenuta tra il 2010 e il 2011 quando, come hanno stabilito in via definitiva i giudici, aveva incaricato Mauro Lauricella (figlio del boss della Kalsa Antonino "u scintilluni", a sua volta in cella per scontare 7 anni) di recuperare 12 mila euro dall'ex titolare della discoteca "Paparazzi" di Isola delle Femmine (nel Palermitano), Andrea Graffagnini, su richiesta dell'ex fisioterapista del Palermo, Giorgio Gasparini. Lauricella aveva usato violenza e minacce e i toni erano degenerati in una "cappa di mafiosità", come scrisse il gup Walter Turturici.

Nelle intercettazioni i due parlavano poi del giudice Giovanni Falcone come di un "fango". Frasi - senza alcun rilievo penale - per le quali Miccoli si scusò pubblicamente. Da capitano del Palermo, però, questo fu un episodio che in tanti non gli perdonarono. Il calciatore ha comunque sembre negato di sapere delle parentele mafiose di Lauricella che, peraltro, prima di questa sentenza era del tutto incensurato.

Mentre il verdetto per il calciatore (il processo era nato peraltro da un'imputazione coatta disposta dal gip Fernando Sestito, dopo ben due richieste di archiviazione da parte della Procura) ha retto integralmente in tutti i gradi di giudizio, quello per Lauricella (difeso dagli avvocati Giovanni Castronovo ed Angelo Barone) ha avuto un percorso diverso. In primo grado il tribunale presieduto da Bruno Fasciana decise infatti che si sarebbe trattato non di un'estorsione aggravata, ma di un reato molto più lieve, la violenza privata, e la condanna era stata ad un anno. In appello la sentenza era stata ribaltata e i giudici avevano inflitto 7 anni di carcere a "scintilla", poi confermati dalla Cassazione.

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