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Martedì, 16 Aprile 2024
Cronaca

Melania Rea, le motivazioni della Cassazione: "Parolisi falso, nessuna attenuante"

L'uomo è stato condannato a venti anni di reclusione

Non sono state concesse le attenuanti generiche a Salvatore Parolisi, l'ex caporalmaggiore dell'Esercito condannato in via definitiva a venti anni di reclusione per l'omicidio della moglie Melania Rea.

Con una sentenza depositata oggi, la prima sezione penale della Cassazione ha spiegato perché, il 13 giugno scorso, ha confermato il verdetto emesso in sede di appello-bis dalla Corte d'assise d'appello di Perugia.

"I riferimenti svolti dalla sentenza impugnata alla doppiezza e alla falsità del comportamento dell'imputato nei confronti sia della moglie (a suo tempo rassicurata circa la cessazione della relazione extraconiugale, relazione invece proseguita), sia dell'amante alla quale aveva rappresentato l'avvenuta fine del matrimonio con la promessa di recarsi da lei e di presentarsi ai suoi genitori dopo aver definitivamente lasciato la moglie", sono - scrive la Suprema Corte - "funzionali" a dar conto del fatto che "la situazione creatasi nel rapporto dell'imputato con le due donne era tale da costituire 'l'humus psicologico per lo scatenamento della sua furia e, propiziato dal fatto che la povera vittima era stata avvertita come un fastidioso ostacolo e come un pericolo per la sua carriera". 

I giudici osservano che "lungi dall'indulgere in considerazioni moraleggianti", i riferimenti che la Corte umbra fa alla "doppiezza e alla falsità del comportamento dell'imputato danno corpo ad argomentazioni immuni da vizi logici, tese ad escludere che la connotazione dell'elemento psicologico dell'omicidio possa assumere la valenza invocata dalla difesa dell'imputato relative all'applicazione delle circostanze attenuanti generiche e, dunque, alla meritevolezza dell'adeguamento della pena alle peculiari e non condificabili connotazioni tanto del fatto quanto del soggetto".

LA STORIA - Melania Rea è stata uccisa nell'aprile 2011 con 35 coltellate: era scomparsa a Colle San Marco (Ascoli Piceno), dove si trovava con il marito e la figlia Vittoria, e fu ritrovata due giorni dopo nei boschi del teramano. Una telefonata anonima fece ritrovare il corpo. Giorni e giorni di indagine, poi l'arresto del marito: secondo l'accusa ha ucciso la moglie perché lui aveva un'amante, Ludovica P., e Melania non accettava di separarsi. Scriveva il pm: “Per Salvatore i giorni delle vacanze pasquali costituivano una sorta di terribile “imbuto”:  da una parte aveva Ludovica e i suoi genitori che aspettavano di conoscerlo, a cui avevano prenotato un albergo e la bugia di aver già parlato di separazione sia con Melania che con i suoceri; dall’altra la consapevolezza invece di non aver ancora detto nulla e il bisogno sempre rimandato di “dover” dire , di “dover” parlare con la moglie; quando farlo? I giorni passavano e lui già martedì 19 doveva partire con moglie e figlia per le vacanze pasquali; e proprio in quelle vacanze doveva definitivamente lasciare la moglie e recarsi ad Amalfi per passare dei giorni con Ludovica e i suoi genitori".

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