Lunedì, 1 Marzo 2021
Pavia

Sei anni in carcere da innocente, tutta colpa di un cellulare prestato

Il caso assurdo di Pasquale Palumbo, 55enne condannato prima all'ergastolo e poi a 24 anni di reclusione, per un omicidio che non aveva commesso. Dopo 6 anni di carcere, la fine di un incubo

Foto di repertorio

Un inferno lungo sei anni vissuto dietro le sbarre, tutto per colpa di un cellulare. E' la storia di Pasquale Palumbo, adesso un uomo libero, ma che era stato ritenuto colpevole di omicidio perché il suo telefonino era agganciato alla cella nella zona dove era stato ucciso un uomo a Bereguardo, in provincia di Pavia. Dopo sei anni in cella è così finito l'incubo per il 55enne: la Cassazione ha cancellato la condanna a 24 anni di reclusione, permettendogli di tornare a casa.

Il delitto nel 2003

Il calvario di Pasquale Palumbo era iniziato nel 2003, quando il 51enne Gianluigi Lombardo venne trovato morto carbonizzato all'interno di un'auto nei pressi di Bereguardo. Il giudice stabilì che si trattava di un delitto con movente passionale, incriminando il figlio della vittima e i tre fratelli Palumbo (Giovanni, Claudio e Pasquale). Il primo, che aveva deciso di confessare, venne condannato a 16 anni con il rito abbreviato, mentre per i fratelli Palumbo la pena stabilita era di 30 anni. 

Tutta colpa del cellulare

Pasquale Palumbo, che gestisce un bar a Savona insieme a moglie e figli, aveva ammesso di conoscere l'omicida, ma nei due processi contro di lui non era riuscito a convincere la giuria della sua innocenza. Dopo una prima condanna all'ergastolo, poi annullata dalla Corte di Cassazione, era arrivata una nuova sentenza, stavolta con una pena di 24 anni di reclusione. Adesso, dopo un nuovo ricorso, è arrivata la cancellazione definitiva. Il 55enne si era sembra dichiarato innocente e, in effetti, sul luogo dell'omicidio non vi erano le sue tracce biologiche e non era collegabile al movente passionale. L'unica prova contro di lui era il cellulare, che aveva prestato al fratello, che in quel momento si trovava nella zona in cui è stato commesso l'omicidio. 

Il legale: “Un incubo finito dopo 15 anni”

Dopo la cancellazione della pena è arrivato il commento di Fabrizio Vincenti, avvocato di Palumbo: “Non sappiamo ancora se chiederemo i danni oppure no. Da un lato c'è l'ingiustizia, dall'altro la voglia di mettersi definitivamente alle spalle un incubo durato 15 anni”. 

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