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Domenica, 16 Gennaio 2022
CRONACA

"Non sono un bambino, sono un pedofilo anch'io"

Maxi blitz internazionale contro la pedopornografia. Una cinquantina di pedofili sono stati individuati tra Italia e altri undici Paesi. In rete con nickname falsi per adescare bambini e bambine

ROMA - La strategia perversa per adescare bambini e bambine sul web emerge dalla casella di posta elettronica di un pedofilo. Uno dei tanti individuati dal compartimento Polizia postale e delle Comunicazioni di Venezia, con il coordinamento del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online, dopo una lunga indagine.

Dentro quella casella di posta ci sono decine di contatti con utenti della rete dai nickname riconducibili a bambini e bambine. Dentro ci sono le tracce della frequentazione dei social network (Facebook, Netlog, Msn Spaces, Badoo ed altri) dove l'uomo si spacciava per una bambina alla ricerca di foto di altri bambini. E nel corso della ricerca si era imbattuto in decine e decine di 'fake' (ovvero di utenti del web che si nascondono dietro ad una falsa identità digitale) che si fingevano loro stessi dei bambini. Nasceva così una scellerata amicizia nella quale i pedofili, sotto mentite spoglie, si scambiavano materiale pedopornografico.

Il maxiblitz internazionale che ha coinvolto Paesi di tutto il mondo ha incastrato decine di pedofili, in rete tra loro grazie a falsi profili sui social network con i quali loro stessi si spacciavano per bambini, riconoscendosi e scambiandosi materiale pedopornografico.

Nel dettaglio - riferisce una nota - solo in Italia sono state eseguite nei giorni scorsi ventisei perquisizioni in Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana: sono centinaia e centinaia i gigabyte passati al setaccio dagli investigatori informatici e migliaia le foto e i video di natura pedopornografica sequestrati. E' scattata anche una richiesta di custodia cautelare in carcere. In parallelo, sono stati individuati ventisei soggetti stranieri deferiti alle autorità di Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia, Belgio, Polonia, Messico, Argentina, Russia, Spagna, Repubblica Ceca.

Le indagini hanno avuto inizio con una perquisizione effettuata nel 2013 dagli uomini della Polizia postale e delle comunicazioni di Venezia nell'ambito di un'altra operazione di contrasto alla pedopornografia: nel corso dell'analisi delle caselle di posta elettronica di un pedofilo - ben 75 quelle oggetto di indagine - emersero decine di contatti con utenti della rete con nickname riconducibili a bambini e bambine.

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