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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
La denuncia

La Lav denuncia: "Pellicce tossiche in questi capi per bambini"

"Toxic Fur 2" è la nuova indagine condotta dalla Lav sulla "presenza di agenti cancerogeni nei capi per bambini da 0 a 36 mesi". Appello al ministero della Salute: "Ritirare i capi segnalati"

ROMA - La Lega antivivisezione segnala la presenza di sostanze pericolose - come cromo esavalente, formaldeide e nonilfenolo etossilato - in quantità superiori ai limiti di legge nelle bordature di pelo di alcuni giacconi per i più piccoli. "Sostanze tossiche pericolose" e "possibili agenti cancerogeni" nella pelliccia di alcuni capi d'abbigliamento per bambini anche inferiori a 36 mesi, denuncia Lav, che ha commissionato un'analisi di laboratorio denominata 'Toxic Fur 2'.

I giacconi sotto accusa di quest'indagine fanno riferimento ai brand "D&G (cappotto per bambina età 36 mesi con inserto in pelliccia di coniglio); Blumarine Baby (giacca per bambina età 36 mesi con inserto in pelliccia di coniglio); Woolrich (parka per bambino di età 24 mesi con inserto in pelliccia di cane procione)". "In tutti e tre - si legge sul sito della Lav - sono state rilevate quantità di sostanze tossiche superiori ai limiti stabiliti dai regolamenti europei". 

I CAPI D'ABBIGLIAMENTO SOTTO ACCUSA - Secondo quanto evidenzia la ricerca di Lav, "il cappottino D&G (bimba 36 mesi) è risultato contaminato dal famigerato Cromo VI (esavalente), oltre che un quantitativo elevato di Cromo III (trivalente) che può causare irritazioni; la giacca Blumarine Baby (bimba 36 mesi) presenta elevati valori di Cromo III (trivalente) cedibile da sudore e Formaldeide; la giacca Woolrich (bimbo 24 mesi), oltre ad elevati valori di Cromo III (trivalente) cedibile da sudore e Formaldeide, risulta contaminata anche da elevati valori di Nonilfenolo Etossilato. Sono state rilevate anche altre sostanze chimiche, come alcuni idrocarburi policiclici aromatici". I capi d’abbigliamento sotto accusa sono stati reperiti tra ottobre e novembre di quest’anno, presso i tradizionali canali distributivi (negozi e e-commerce). "Le componenti di pelliccia animale - spiega ancora la Lav - presenti come bordature di questi articoli, sono state sottoposte a test eco-tossicologici, con lo scopo di rilevare l’eventuale presenza residua di sostanze chimiche impiegate nelle fasi di concia e finissaggio delle pellicce". 

L'APPELLO AL MINISTERO - Sempre secondo quanto emerge dai risultati di laboratorio, la commercializzazione sul territorio italiano dei prodotti di abbigliamento analizzati potrebbe essere inibita per il mancato rispetto del "Codice del Consumo" (Decreto Legislativo 206/05 – art. 103: definizione di prodotto sicuro), legato alla presenza di residui di sostanze potenzialmente pericolose. La Lav sollecita pertanto il ministero della Salute "a effettuare una valutazione della pericolosità per la salute dei consumatori (in questo caso bambini di età inferiore ai 36 mesi) in relazione all'uso dei prodotti testati; predisporre un divieto temporaneo cautelativo di esposizione nella rete di vendita dei prodotti in questione e promuovere specifici accertamenti su altri eventualmente ancora in vendita, ai sensi del Codice del Consumo (Decreto Legislativo 206/2005). Infine vietare l'uso di pelliccia animale almeno nei prodotti, di abbigliamento e non, destinati ai minori, o comunque ai bambini".

"Ancora una volta la LAV ha dimostrato che le pellicce animali sono sofferenza sia per gli animali sia per l’ambiente e che possono essere dannose anche per chi le indossa - afferma Simone Pavesi, responsabile Lav Campagna Pellicce - La lavorazione delle pellicce prevede infatti l’impiego di sostanze chimiche classificate come tossiche e cancerogene e che, inevitabilmente, in alcuni casi possono essere presenti in forma residua anche nel prodotto finito immesso sul mercato e indossato da adulti e bambini, con diversi gradi di rischio per la salute. I consumatori possono limitare l’esposizione a queste sostanze pericolose evitando di indossare e acquistare per sé e i propri figli, prodotti contenenti anche piccole parti in pelliccia animale". 

E intanto Spazio Sei, l'azienda che commercializza Blumarine Baby, in merito all'inserimento di un suo capo nell'indagine di laboratorio commissionata da Lav che avrebbe individuato sostanze nocive nel collo di pelliccia di un capo per bambini, ricorda che già in passato, nella precedente 'Toxic Fur 1', quando era stato coinvolto il brand Miss Blumarine, aveva avuto modo di dimostrare la propria estraneità producendo le certificazioni del caso. Fonti interne all'azienda fanno sapere anche che "essendo esportatori abituali anche verso paesi dove le legislazioni sono ancora più restrittive provvediamo a certificare non solo le pellicce, ma anche la maggior parte dei tessuti che usiamo".

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