Venerdì, 18 Giugno 2021
DIRITTI

Cognome della madre ai figli: "La politica tende a non intervenire"

"Nel Cognome della Madre" è la raccolta firme presentata da Equality Italia nel maggio 2013. L'associazione chiede normativa chiara e certa sulla scelta del cognome e intanto la Corte Europea dei Diritti dell'uomo le dà ragione

La Corte europea dei diritti umani ha riconosciuto a una coppia lombarda il diritto di dare ai propri figli anche solo il cognome della madre. "Ancora una volta l'Italia è condannata per aver negato un diritto civile" ha subito affermato l'associazione Equality Italia che già da qualche tempo sul tema aveva lanciato una petizione on line che chiedeva all'esecutivo una normativa chiara e certa sulla possibilità di scelta del cognome, che sia quello del padre o della madre o di entrambe. Una battaglia fortemente simbolica, che richiama la politica a intervenire in materia di diritto di famiglia. E tutto è partito proprio da un richiamo della Cassazione.

"La nostra raccolta firme è cominciata a maggio 2013 quando l'allora presidente della Corte Costituzionale aveva richiamato il Parlamento su questa questione, retaggio di un concetto di famiglia che non esiste più - ci spiega Aurelio Mancuso presidente e fondatore di Equality Italia - Non è un caso che la nostra petizione sia stata firmata da oltre due mila e 500 persone in particolare donne. Da tempo ormai la podestà non è più del padre ma genitoriale. La sentenza della Corte dei Diritti Umani di Strasburgo è semplicemente in linea con quello che ha detto la Cassazione ma che in realtà l'Unione Europea ci chiede da tempo".

Quindi siamo stati ripresi sia da organi giuridici sia nostri che internazionali...

"Da anni ci sono delle risoluzioni del parlamento europeo per l'uniformità dei Paesi membri sulle questioni che riguardano i diritti civili. In più è un'esigenza della società civile. Bisogna chiarire che la Corte di Strasburgo insiste non solo sui paesi dell'Unione ma anche quelli del Consiglio d'Europa e purtroppo spessissimo sui diritti civili e delle persone il nostro Paese è stata sanzionato. Abbiamo un'arretratezza rispetto agli altri Paesi molto forte".

Cassazione e Corte di Strasburgo hanno già fatto il loro dovere. Adesso quindi tocca al Parlamento e alla politica?

"Deve essere la politica a reagire ma purtroppo tende a non intervenire: da 25 anni c'è un'incapacità del Parlamento nel trovare un'unanimità sulle tematiche dei diritti alla persona. E' già troppo tardi: l'Italia dovrà rispondere presto perché quello di Strasburgo non è un solo richiamo formale. Entro tre mesi verrà depositata la sentenza e ci dovremo adeguare. Il Parlamento non potrà più fare finta visto che abbiamo aderito alla Corte dei Diritti dell'uomo.

Questo richiamo sul cognome della madre quindi può essere di sprono per altre questioni che riguardano i diritti alla persona?

"Certo e potrà esserlo anche per i Paesi europei che come noi devono ancora adeguarsi alle direttive della Comunità. Le faccio un esempio: poco tempo fa in Grecia è stata approvata la legge sulle coppie di fatto solo per gli eterosessuali. La Corte ha bocciato questa legge e questo noi in Italia non possiamo ignorarlo. Per ora sono  stati presentati altri ricorsi sul tema dei diritti civili. Semplicemente la politica dovrà rispondere".

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