Lunedì, 8 Marzo 2021
Palermo

Ucciso con 57 coltellate in camera da letto da moglie e figli: per il giudice non ci fu crudeltà

Le motivazioni della sentenza per l'omicidio di Pietro Ferrera con la quale Salvatrice Spataro, Vittorio e Mario Ferrera sono stati condannati a 14 anni

Salvatrice Spataro nel momento dell'arresto - foto Ansa

Nonostante sia stato colpito con 57 coltellate, per il giudice va esclusa l'aggravante della crudeltà: "E' vero - afferma - che gli imputati scagliavano un numero elevato di coltellate alla vittima e tuttavia così agivano per portare ad integrale compimento l'azione omicidiaria in pochi minuti, non riscontrandosi quindi nella loro condotta alcuna significativa e colpevole eccedenza rispetto alla contingente modalità omicidiaria prescelta". La rassegnazione alla sofferenza e la sfiducia nella possibilità che una semplice denuncia potesse mettere fine a una vita infernale, costellata per anni da violenze, abusi, umiliazioni, botte e minacce, avrebbe lasciato un'unica soluzione a Salvatrice Spataro e ai suoi figli Vittorio e Mario Ferrera: l'omicidio.

L'omicidio di Pietro Ferrera a Falsomiele, Palermo

L'eliminazione fisica di quel "padre-padrone", Pietro Ferrera, con 57 coltellate inferte la sera del 14 dicembre del 2018 nella loro abitazione di via Falsomiele a Palermo, vista come sola via d'uscita. Il gup Guglielmo Nicastro, che il 14 febbraio ha condannato i tre a 14 anni di reclusione con il rito abbreviato, ritiene che tutti i patimenti e le sofferenze, compresa l'ultima lite, non possano costituire né un'attenuante (quella della provocazione) né possano lasciar spazio ad una legittima difesa, ma allo stesso tempo neppure ravvede - nonostante il massacro dell'uomo seduto sul suo letto - l'aggravante della crudeltà perché l'omicidio è avvenuto in meno di cinque minuti.

La vittima era un ex militare in pensione di 45 anni. Era stata la donna a chiamare il 118: "Venite subito... ho colpito con diverse coltellate mio marito mentre dormiva, accanto a me c'è mio figlio, è tutto insanguinato".

La chiave del delitto nell'autopsia

Racconta tutto la collega Sandra Figliuolo su PalermoToday. È un quadro agghiacciante quello che emerge dalle motivazioni della sentenza, appena depositate, in cui il giudice ha accolto le richieste della Procura. I tre, difesi dagli avvocati Giovanni Castronovo e Maria La Verde, avevano subito confessato, pur fornendo nel tempo versioni diverse, e sin dall'inizio era venuto fuori un contesto di violenza terribile, in cui la donna sarebbe stata obbligata persino ad avere rapporti con transessuali, oltre ad essere costantemente picchiata e insultata ("mi chiamava latrina", "non mi chiamava più per nome", "ero un oggetto"). Ma lo specchio di ciò che sarebbe realmente accaduto in quella camera da letto, in cui Spataro sarebbe stata nel tempo costretta a subire dal marito rapporti sessuali contro la sua volontà, sono proprio i segni lasciati dalle decine di coltellate sul cadavere della vittima. Per il giudice i tre si sarebbero accaniti sull'uomo, che non avrebbe potuto reagire e difendersi proprio per via delle numerose ferite. I figli avevano invece raccontato di essere intervenuti per proteggere la madre dalla furia del padre, che avrebbe aggredito anche loro.

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"I figli colpirono un uomo già morto"

"Le coltellate che cagionavano le lesioni penetranti più letali alla vittima - scrive il gup - sono state quattro e almeno tre di queste vanno imputate all'azione omicidiaria della Spataro" che impugnava il coltello più grande, con una lama di 16 centimetri, e che in tutto avrebbe colpito nove volte il marito. "A causa di queste lesioni Ferrera era già gravemente e visibilmente ferito con una copiosa e vistosa fuoriuscita di sangue, dunque alquanto indebolito, tanto che alcuni minuti dopo sarebbe deceduto, e ancor prima dell'arrivo nella stanza dei figli. Questi ultimi - afferma il giudice - ad onta di quanto da loro stessi asserito, hanno scagliato contro il padre le restanti 48 coltellate". E quindi i figli "lungi dal cercare di difendersi, non esitavano a portare ad integrale compimento il grave ferimento cagionato dalla madre, agendo con il precio intento di porre fine alla vita del padre e alle sofferenze che questi aveva loro inflitto negli anni".

L'omicidio come unica via d'uscita

Secondo il gup, come si legge nelle 54 pagine di motivazione della sentenza, "la sera del delitto, ad innescare la volontà e l'azione omicidiaria di Spataro nei confronti del marito, ha pure indubbiamente contribuito il crescente timore delle tragiche conseguenze che la stessa riteneva poter derivare dalle denuncia dei maltrattamenti e delle violenze del marito, che i figli le avevano fatto promettere di formalizzare il giorno successivo". La donna sarebbe stata "indecisa e dubbiosa sulla sua efficacia risolutiva, in quanto fermamente convinta che la stessa avrebbe determinato un peggioramento del clima famigliare, esponendo lei stessa ed i figli al rischio della morte".

L'imputata non avrebbe quindi ravvisato "alcuna possibile soluzione alternativa lecita al proprio dramma famigliare" e questo avrebbe fatto diventare l'omicidio del marito "l'unico e risolutivo rimedio al dramma vissuto ed alle violenze fisiche e morali sistematicamente subite". Anche nei figli - come emerge da alcuni messaggi Whatsapp - vi sarebbe stata la "unita consapevolezza, invero infondata, che da quelle prepotenze non ci fosse via d'uscita, se non il rimedio estremo e radicale".

"Non fu legittima difesa"

Il giudice parla di "radicale insussistenza della esimente della legittima difesa, difettando un pericolo attuale per tutti e tre gli imputati, nonché avuto rigiardo alla palese e notevele sproporzione tra difesa e offesa". La vittima, come rivelato dall'autopsia, sarebbe stata fiaccata già dalle prime coltellate e, quando erano intervenuti i figli, era già quasi morta. "L'evento morte - scrive il giudice - non è stato solo rappresentato e voluto dagli agenti, ma anche perseguito come scopo finale della loro condotta".

"Nessuna violenza prima del delitto"

"La circostanza che la sera dell'uccisione di Ferrera non si era verificato alcun grave episodio di violenza fisica e/o morale da quest'ultimo perpetrato ai danni della moglie e dei figli" porta ad escludere per il gup anche "la ricorrenza dell'attenunante della provocazione". Infatti "la reazione degli imputati risulta sotto ogni profilo eccessiva e del tutto inadeguata rispetto all'ultimo episodio dal quale ha tratto origine, e cioè una discussione un po' amimata tra Spatato e la vittima e ciò conferma che i tre imputati reputavano la morte del loro congiunto quale unico, possibile e definitivo rimedio alla cessazione dei maltrattamenti subiti".
 

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