Mercoledì, 19 Maggio 2021
Altro che Made in Italy / Livorno

Pomodoro straniero "spacciato" per italiano: sei indagati, sequestrate tonnellate di conserve 

Secondo quanto scoperto dai carabinieri, il prodotto finale era composto in percentuali variabili da concentrato di pomodoro proveniente da Paesi extra Ue, e poi etichettato come ''100% made in Italy''

Maxi sequestro tra Venturina Terme e Campo alla Croce di Campiglia Marittima, in provincia di Livorno

Al termine di un'indagine durate diverse settimane, i Carabinieri per la Tutela Agroalimentare e militari delle Unità dell’Arma Territoriale e Forestale, hanno effettuato un blitz nello stabilimento produttivo e nel deposito dell'azienda Italian Food Spa del Gruppo Petti, operante nel settore conserviero e della trasformazione agroalimentare, di Venturina Terme e Campo alla Croce di Campiglia Marittima, in provincia di Livorno.

A finire nei guai sei persone, denunciate per frode in commercio, mentre le forze dell'ordine hanno messo sotto sequestro diverse tonnellate di conserve di pomodoro provenienti dall'estero ma ''spacciate'' per 100% Made in Italy. 

Falso pomodoro "made in Italy": maxi sequestro in provincia di Livorno

Nell'operazione ''Scarlatto'' sono state sequestrate:

  • 3.500 tonnellate circa di conserve di pomodoro in bottiglie, vasi di vetro, barattoli, pacchi e bricks, già confezionate e etichettate come “pomodoro 100% italiano” e/o “pomodoro 100% toscano”, pronte per la commercializzazione;
  • 977 tonnellate circa di prodotto semilavorato e concentrato di pomodoro di provenienza estera (extra-UE), in fusti e bidoni.

Un sequestro totale di 4.477 tonnellate  e per un valore commerciale di almeno 3 milioni di euro.

Come riportano le forze dell'ordine, il prodotto era confezionato e pronto per la commercializzazione, quantificabile in milioni di pezzi, era custodito all’interno dei depositi coperti dell'azienda, mentre le diverse migliaia di fusti e cassoni di semilavorato e concentrato di pomodoro estero erano stoccate principalmente su un piazzale esterno nell'area dello stabilimento.  

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Le indagini, portate avanti con il supporto  dell’Agenzia delle Dogane e corroborate da riscontri provenienti da reiterati servizi di osservazione, hanno documentato come gli indagati, agendo nei diversi ruoli dell’organigramma aziendale, avessero posto in essere la sistematica produzione e fraudolenta commercializzazione di conserve di pomodoro – principalmente passata di pomodoro di vario tipo e formato con il marchio della nota azienda - falsamente etichettate quale “pomodoro 100% italiano” e/o “pomodoro 100% toscano”, destinate poi alla Grande Distribuzione Organizzata (GDO) per la vendita al dettaglio al consumatore finale sul territorio nazionale.

Il pomodoro estero "miscelato" con quello italiano

La strategia emersa dalle indagini consisteva nel realizzare il prodotto utilizzando rilevanti percentuali di pomodoro concentrato estero, sempre variabili, miscelandolo poi con dosati quantitativi di semilavorati di pomodoro italiano. Una condotta illecita che i carabinieri hanno colto in flagrante durante il blitz: gli addetti erano intenti ad effettuare questa operazione quando i militari sono entrati nello stabilimento. I militari hanno sequestrato anche la documentazione contabile, amministrativa e di laboratorio, cartacea e su supporto informatico, di interessante valenza investigativa: in particolare  schede di produzione ufficiose e manoscritte, dalle quali si evince chiaramente il disegno fraudolento, cioè l’attribuzione al prodotto di caratteristiche di origine e composizione diverse da quelle reali.

Nel frattempo gli ispettori dell’ICQRF (Ispettorato Centrale Tutela Qualità e Repressione Frodi) del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, hanno effettuato campionamenti sia del prodotto semilavorato sia di quello già confezionato ed etichettato, per le analisi di laboratorio. Infine, dagli accertamenti riportati dai carabinieri è emersa: 

  • l'inottemperanza dell'azienda ad un decreto di marzo di sospensione delle attività produttive dello stabilimento di Venturina Terme, per reiterate violazioni di natura ambientale;
  • la realizzazione in quell'area di un manufatto di circa 4mila mq in assenza di concessione edilizia, con conseguente denuncia del legale rappresentate.
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