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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Le indagini / Catanzaro

Il ponte Morandi di Catanzaro è stato sequestrato

Il provvedimento disposto dalla Procura per svolgere accertamenti di natura tecnica. Una ditta appaltatrice dei lavori di manutenzione avrebbe usato materiali scadenti

Sequestrato il ponte Morandi a Catanzaro. La Procura ha disposto il sequestro con facoltà d'uso, per svolgere accertamenti di natura tecnica, del viadotto "Bisentis" e della galleria Sansinato sulla Statale 280 "Dei due mari" nell'ambito di un'indagine che ha portato a quattro arresti e a due interdizioni, eseguite oggi dalla Guardia di Finanza su disposizione della Dda di Catanzaro per i reati di trasferimento fraudolento di valori, autoriciclaggio, corruzione in atti giudiziari, associazione per delinquere, frode nelle pubbliche forniture, con l'aggravante di aver agevolato associazioni di tipo mafioso. Tre degli indagati si trovano in carcere e una è finita ai domiciliari, mentre è stata disposta l'interdizione dall'esercizio delle attività professionali per un ingegnere dell'Anas e per un geometra (sei mesi al primo e nove al secondo). Il gip ha risposto poi il sequestro preventivo di tre società di costruzione e di oltre 200mila euro quale profitto dei reati contestati.

Le indagini che hanno portato al sequestro del ponte Morandi a Catanzaro

Le indagini hanno permesso di acquisire gravi indizi a carico di due imprenditori operanti nel settore delle costruzioni e dei lavori stradali. Secondo quanto ricostruito, i due, consapevoli del rischio di incorrere in misure di prevenzione di natura patrimoniale, avrebbero costituito delle società intestandole fittiziamente a una loro collaboratrice, pur mantenendone il controllo di fatto. Una di queste società si è poi aggiudicata i lavori di manutenzione straordinaria per il ripristino del calcestruzzo del ponte Morandi e quelli per il rifacimento dei muri di contenimento di un tratto della Statale 280. Dalle indagini sono emersi inoltre gravi indizi a carico dei due imprenditori i quali, per problemi finanziari avrebbero usato nelle lavorazioni un tipo di malta di qualità scadente, ma più economico di quello inizialmente utilizzato. Il tutto con la complicità del direttore dei lavori e di un ingegnere dell'Anas. 

Il compendio investigativo è, inoltre, gravemente indiziario circa l'appartenenza dei due imprenditori alle associazioni per delinquere già emerse nell'ambito della operazione "Basso Profilo", e finalizzate alla commissione di reati tributari, riciclaggio, autoriciclaggio, reimpiego e trasferimento fraudolento di valori. Fra gli indagati finiti in carcere figura anche un ispettore della Guardia di Finanza, già coinvolto nell'operazione "Rinascita-Scott", ora indagato per corruzione in atti giudiziari e rivelazione di segreto d'ufficio per fatti commessi quando era in servizio presso la Direzione Investigativa Antimafia di Catanzaro. Secondo le accuse, il militare, durante lo svolgimento di indagini delegate sui due imprenditori, si sarebbe adoperato per attenuare la loro posizione, informandoli costantemente dello sviluppo del procedimento nei loro confronti in cambio di utilità di vario genere.

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