Domenica, 7 Marzo 2021
Genova

Ponte Morandi, la perizia del tribunale: “Controlli e manutenzione avrebbero impedito il crollo”

La causa scatenante, secondo gli esperti, è stata “il fenomeno di corrosione a cui è stata soggetta la parte superiore del tirante Sud-lato Genova della pila 9”

Il fenomeno di corrosione, ma anche controlli e manutenzione che “se fossero stati eseguiti correttamente, con elevata probabilità avrebbero impedito il verificarsi dell’evento”. È quello che si legge nella perizia della gip Angela Nutini in relazione alle cause del crollo del Ponte Morandi avvenuto il 14 agosto 2018, che causò la morte di 43 persone. Un documento di circa 500 pagine redatto nell’ambito del secondo incidente probatorio, con 40 quesiti formulati dalla Procura a cui hanno risposto dei super esperti, come riporta l'Ansa

“Il fenomeno di corrosione a cui è stata soggetta la parte superiore del tirante Sud-lato Genova della pila 9” è stata la causa scatenante nel crollo del Ponte Morandi.  Questo processo di corrosione, spiegano i periti, “è cominciato sin dai primi anni di vita del ponte ed è progredito senza arrestarsi fino al momento del crollo determinando una inaccettabile riduzione dell'area della sezione resistente dei trefoli che costituivano l'anima dei tiranti, elementi essenziali per la stabilità dell'opera”.

La perizia su cosa ha causato il crollo del Ponte Morandi

Ma oltre alla corrosione a concorrere al crollo sarebbero stati anche "i controlli e le manutenzioni che se fossero stati eseguiti correttamente, con elevata probabilità avrebbero impedito il verificarsi dell'evento". Secondo i periti, “la mancanza e/o l'inadeguatezza dei controlli e delle conseguenti azioni correttive costituiscono gli anelli deboli del sistema; se essi, laddove mancanti, fossero stati eseguiti e, laddove eseguiti, lo fossero stati correttamente, avrebbero interrotto la catena causale e l'evento non si sarebbe verificato". 

Tre le altre cause ci sarebbero state anche "carenze progettuali", insieme a "mancanze di specifiche tecniche adeguate sulle guaine dei cavi e sulle modalità di iniezione", "difetti costruttivi in fase di realizzazione", "carenze di controlli in fase di costruzione da parte della direzione dei lavori e della commissione di collaudo”.

Inoltre gli esperti hanno riscontrato una "mancata esecuzione di indagini specifiche necessarie per verificare lo stato dei trefoli dei gruppi primari così come raccomandato dal 1985" unita alla "assenza di interventi di restauro e riparazione che avrebbero dovuto essere eseguiti nel tempo per riparare il tirante difettoso".

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