Venerdì, 7 Maggio 2021
La versione dell'accusa / Genova

Chiuse le indagini sul ponte Morandi, i pm: "In 51 anni nessuna manutenzione, sulla pila 9 trefoli lenti già nel 1990"

I magistrati parlano di controlli lacunosi e di problemi già noti da anni tanto che nel 2016 la concessionaria aumentò il massimale assicurativo "da 100 a 300 milioni di euro"

Il ponte Morandi, ANSA

A quasi tre anni dal crollo del Ponte Morandi di Genova e dopo due incidenti probatori, la Procura chiude le indagini sul disastro che il 14 agosto del 2018 nel capoluogo ligure provocò la morte di 43 persone.In queste ore la Guardia di Finanza sta notificando gli avvisi di chiusura indagini, in attesa poi delle richieste di rinvio a giudizio. Nel registro degli indagati erano state iscritte 71 persone più due società, Spea e Aspi, oggi 68 dopo lo stralcio di 3 posizioni di indagati nel frattempo deceduti. I capi di imputazione fanno riferimento, a vario titolo, a disastro e crollo dolosi, omicidio stradale e lesioni, attentato alla sicurezza dei trasporti, omissione di cautele per prevenire il disastro e falso.

Nell'avviso di conclusioni delle indagini si legge che "tra l'inaugurazione del 1967 e il crollo" del ponte Morandi, "e quindi per ben 51 anni" non venne "eseguito il benché minimo intervento manutentivo di rinforzo sugli stralli della pila 9 (la stessa collassata il 14 agosto 2018, ndr)". Secondo i pm "le ispezioni di Spea, società allora incaricata prima da Autostrade e poi da Aspi (e appartenente al medesimo gruppo industriale) delle attività di sorveglianza e di ispezione della rete" erano svolte "con modalità non conformi alla normativa vigente e vengono definite dai magistrati, "lacunose, inidonee e inadeguate in relazione alla specificità del viadotto Polcevera". In particolare le ispezioni venivano "sistematicamente eseguite dal basso, mediante binocoli o cannocchiali, anzichè essere a 'distanza di braccio' e non erano pertanto in grado di fornire alcuna informazione affidabile sulle condizioni dell'opera".

"Il rischio specifico per i mancati interventi di manutenzione"

I pm sostengono inoltre che Autostrade per l'Italia inserì già nel 2013 nel Catalogo dei rischi un "rischio specifico, autonomo ed unico relativo al viadotto Polcevera, definendolo 'rischio di crollo per ritardati interventi di manutenzione'" e che per questo nel 2016 la società aumentò il massimale assicurativo da 100 a 300 milioni di euro. "Il fatto che il viadotto Polcevera - almeno sino al completamento dell'intervento di retrofitting sugli stralli delle pile 9 e 10 - presentasse criticità e problemi, i cui rischi, in termini di stabilità e sicurezza dell'opera, non era possibile determinare con precisione, ma che certamente andavano aumentando con il passare del tempo, aveva indotto la stessa concessionaria ad elevare il massimale assicurativo relativo al viadotto Polcevera, a decorrere dal 2016, da 100 a 300 milioni di euro".

Le anomalie rilevate nel 2016 e i trefoli della pila 9 "lenti" già nel 1990

Sempre dall'avviso di conclusione indagini, si legge che fino al 2008 "nessun sistema di monitoraggio strumentale era mai stato installato sul viadotto, a parte quello destinato a tenere sotto controllo la pila 11, oggetto dei lavori di rinforzo degli stralli, che, installato nel 1995 e rivelatosi un fallimento, veniva abbandonato nel 1998". Inoltre, "nel periodo immediatamente precedente il tranciamento dei cavi (maggio-luglio 2016), il sistema di monitoraggio installato da TECNO-EL aveva evidenziato che gli inclinometri posizionati sulle pile 9 e 10 - ma soprattutto i primi - a differenza di quelli posizionati sulla pila 11, segnalavano movimenti anomali e inattesi dell'impalcato, che avrebbero imposto immediati approfondimenti sulle condizioni della struttura allo scopo di individuarne le cause, ma che venivano totalmente ignorati da Aspi e Spea". 

I magistrati sottolineano anche che, nonostante i controlli lacunosi, "le indagini diagnostiche degli anni 1990 e 1991 sugli stralli della pila 9, pur eseguite in modi parziali e inadeguati, avevano individuato, sull'unico strallo a mare lato Savona esaminato, 2 trefoli 'lenti' e del tutto privi di iniezione, e, sull'unico strallo lato Genova lato monte esaminato, 2 cavi scoperti su 4, privi di guaina perché completamente ossidata, privi di iniezione perché asportata dal degrado originato dalle infiltrazioni dell'acqua meteorica e, soprattutto, alcuni trefoli rotti, con pochi fili per trefolo ancora tesati".

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