Sabato, 27 Febbraio 2021
Genova

Genova, Morandi consigliava 40 anni fa gli interventi da fare sul "suo" ponte

Era il 1979. Morandi sosteneva che non c'erano seri problemi di stabilità della struttura ma il rischio arrivava piuttosto dagli attacchi degli agenti atmosferici e chimici, che avevano effetto degradante sul calcestruzzo

ANSA

Quasi quarant'anni fa lo stesso ingegnere Riccardo Morandi scriveva in un articolo scientifico di alcuni problemi a cui andava soggetto il "suo" ponte di Genova. Era il 1979. Morandi ne individuava le cause e consigliava interventi specifici. 

E' tutto in uno scritto sul viadotto Polcevera, proprio quello venuto giù, presentato al "Bridges Symposium Report" della "Iabse, International Association for Bridge and Structural Engineering". L'articolo di Morandi, scrive Askanews, è anche citato in un volume sulla "Storia dell'ingengeria strutturale in Italia". In particolare, Morandi sosteneva che non c'erano seri problemi di stabilità della struttura ma il rischio arrivava piuttosto dagli attacchi degli agenti atmosferici e chimici, che avevano, tra le altre cose, un effetto degradante sul calcestruzzo.

Morandi scriveva che il viadotto di Genova sul Polcevera resisteva bene alle sollecitazioni del traffico automobilistico, tanto che alcune crepe che erano sorte erano da considerarsi fisiologiche e non tanto grandi da rappresentare un rischio strutturale. Ma i problemi erano altri. "L'aggressività atmosferica - così Morandi - è ciò che rappresenta una condizione ambientale sicuramente negativa per questa struttura". Si riferiva "all'atmosfera salina" e agli agenti chimici industriali prodotti dalle ciminiere dell'acciaieria.

Alcuni supporti del viadotto, soltanto 5 anni dopo la costruzione, ricorda Morandi, erano stati sostituiti con materiale di acciaio inossidabile proprio a causa di fenomeni di corrosione. In particolare, per Morandi, le superfici più esposte ai venti e ai fumi acidi erano quelle più attaccate. Questo "rischio chimico" si rifletteva sulle superfici in cemento. "Penso che in pochi anni", scriveva ancora, si dovranno effettuare interventi di rimozione "delle tracce di ruggine" sui rinforzi, per procedere a iniezioni di resine epossidiche dove necessario e coprire tutto con "elastomeri" ad alta resistenza chimica.

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