Sabato, 27 Febbraio 2021
Genova

Genova, l'accusa della Procura: "Lo Stato non ha controllato"

Secondo il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, il sistema delle concessioni ha permesso che il concessionario diventasse controllore di se stesso. Dalle prime indagini emerge l'esigenza di cambiare tutto il sistema. Ma la revoca ad Autostrade è davvero possibile?

Sono un decina i testimoni del crollo di Ponte Morandi che sono stati ascoltati in queste ore dalla squadra mobile di Genova nell'ambito dell'indagine sul disastro avvenuto sul viadotto Polcevera lo scorso 14 agosto, costato la vita a 43 persone. Gli inquirenti sono al lavoro per chiarire le cause della tragedia, nel quadro dell'inchiesta aperta dalla procura per omicidio colposo plurimo, disastro colposo e attentato colposo alla sicurezza dei trasporti.

"Nel momento in cui lo Stato abdica alla funzione di controllo ci vorrebbe almeno un'agenzia terza che garantisse la sicurezza, non il concessionario stesso".  Lo afferma il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, spiegando che, il crollo del Ponte Morandi, debba spingere a ripensare la disciplina in materia concessioni e controlli per la sicurezza

"Cercheremo di capire quali sono esattamente i poteri degli organi di controllo del ministero, anche se temo che siano molto blandi".

A che punto sono le indagini sul crollo del Ponte Morandi

Come spiega lo stesso procuratore in un'intervista al Corriere della Sera l'indagine è ancora in una fase preliminare. Tuttavia quello che emerge dal disastro - e che fa storcere il naso a più di un analista - è il tema della sicurezza pubblica stradale sia stato messo nelle mani dei privati.

"La filosofia del nostro sistema - spiega il procuratore - vede oggi uno Stato espropriato dei suoi poteri, una sorta di proprietario assenteista che ha abdicato al ruolo di garante della sicurezza"

"Basta vedere come è strutturata la norma che disciplina le convenzioni per sospettare uno sbilanciamento del rapporto dalla parte del privato. Nel momento in cui è stata decisa la privatizzazione delle autostrade, lo Stato si è ritagliato un ruolo riguardante soprattutto il controllo del rapporto fra investimenti e ricavi, il giusto prezzo dei pedaggi, l'inflazione... Meno la sicurezza delle infrastrutture".

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Secondo il procuratore di Genova che ora ha in mano un fascicolo davvero spinoso, il sistema delle concessioni rende - di fatto - i concessionari "proprietari delle autostrade, e non l'inquilino che deve gestirle. Se la suona e se la canta, decide che spese fare, quando intervenire, fa i controlli periodici sulla rete che gestisce...".

"Maggiori poteri, maggiori oneri, maggiori responsabilità e anche maggiori guadagni", ragiona Cozzi, che rileva "una grande discrezionalità nelle scelte da parte del concessionario".

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Ma la strada intrapresa dal governo è quella giusta? Il tema della revoca della concessione alla società Autostrade per l'Italia si presenta come un percorso ardito.

È davvero possibile revocare la concessione ad Autostrade?

"Il percorso giuridico per evitare di pagare, come previsto da contratto, i mancati guadagni al concessionario è difficilmente sostenibile e comunque eventualmente solo a seguito di uno sdoganamento di un'inedita interpretazione giudiziaria", avverte Nunzio Bevilacqua, giurista d'impresa ed esperto economico internazionale parlando con la Dire.

"Lo Stato non avrebbe oggi la capacità nè di impegnare alcuni miliardi con il riconoscimento alla Società dei mancati guadagni futuri, a fronte di un recupero ipotetico in alcuni anni del pedaggio derivante dalla gestione in proprio, ma soprattutto non avrebbe la capacità, finanziaria ma soprattutto imprenditoriale, sul breve-medio di gestire la rete in modo diretto"

"Un intervento avventato sul gestore Autostrade rischia di far impegnare da subito molti soldi al contribuente con nessuna garanzia di efficienza in una gestione statale" spiega Bevilacqua.

"Molte dichiarazioni politiche confondono concetti assai diversi quali quelli della responsabilità, in Italia ancora prerogativa della Magistratura" 

Ciò detto, ragiona Bevilacqua"bisognerebbe tenere ben separate le questioni di risarcimenti dei danni assolutamente dovuti, i doveri di manutenzione del concessionario strettamente connessi a quelli non meno rilevanti di ispezione attiva e vigilanza del ministero (anch'essi tutti da verificare) e quelle di una riconsiderazione, di matrice puramente politica e da capire quanto praticabile, della gestione della rete autostradale".

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