“Siamo sotto attacco”: la guerra (finta) nel mondo reale

Siamo stati a bordo della portaerei Cavour, nave ammiraglia della Marina Militare, dove è stata simulata una situazione di crisi internazionale, tra caccia in volo e attacchi missilistici

Un AV-8 pronto al decollo (Foto Andrea Falla @Today)

“La Repubblica Democratica di Favorita, insieme al suo alleato, lo Stato di Carbonia, hanno fatto decollare degli aerei e sono pronti ad attaccare. L'Italia, come membro dell'Onu, deve intervenire”: come è intuibile dai nomi fasulli dei Paesi in questione (Italia a parte), non c'è da preoccuparsi, stiamo parlando di una simulazione militare. Un 'gioco', se così si può definire, che mette però in scena quello che sarebbe un reale pericolo per l'Italia e non solo, visto che Favorita è uno Stato che preoccupa la Comunità internazionale, perché intende sviluppare un arsenale nucleare. Cosa succederebbe se ci trovassimo di fronte ad una minaccia del genere? La risposta a questo quesito è stata mostrata durante la prima giornata del progetto Mare Aperto 2018 della Marina Militare che, dalla gigantesca portaerei Cavour, ha organizzato un'attività addestrativa avanzata con difficoltà crescente e una connotazione molto realistica, in modo da testare le pianificazioni di difesa e contrattacco della Marina in caso di minaccia.

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Suona l'allarme: c'è un velivolo sospetto

Tutto sembra scorrere tranquillo al largo delle coste di Civitavecchia, quando l'allarme inizia a suonare: fonti dell'intelligence hanno informato il Comando centrale del decollo di un Mig-23 nemico, armato con missili AS-7 Kerry. Un allarme di colore giallo, che si trasforma in rosso quando l'aereo nemico non risponde al warming, ossia un primo contatto radiofonico per capirne le intenzioni. Dopo la mancata risposta, arriva il segnale definitivo che siamo di fronte ad un attacco: il Mig-23 ha sganciato un missile, diretto contro il bersaglio.

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Il decollo degli AV-8

E' proprio in questo momento (della simulazione) che c'è bisogno dell'artiglieria pesante. Così dalla centrale parte l'ordine di far decollare gli aerei a disposizione della Marina Militare: gli AV-8 Plus, conosciuti anche con il nome di Harrier II. Dei caccia monoposto subsonici in grado di decollare in uno spazio molto ristretto, grazie anche alla particolare forma della pedana di cui è dotata la Cavour. 

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Accesi i motori, l'AV-8 attende il segnale definitivo dal personale sulla portaerei, poi ogni suono viene coperto dal rombo del suo motore e (come è possibile vedere dal video) in un batter d'occhio l'aereo schizza sulla rampa, prendendo il volo, prima di sparire tra le nuvole. Nella simulazione i caccia AV-8 sarebbero stati chiamati in causa per intercettare i missili nemici, operazione che riesce  quasi del tutto (più avanti scopriremo perché).

L'atterraggio: come parcheggiare un caccia

 Ma se il decollo di queste straordinarie macchine del cielo è una manovra affascinante, anche l'atterraggio non è da meno. Come in molti film di fantascienza (X-Men, soltanto per citarne uno) gli AV-8 sono dotati di un sistema di atterraggio in verticale, una tecnica in grado di far poggiare in un vero e proprio fazzoletto il velivolo, senza bisogno di lunghe piste. Come è possibile vedere nel prossimo video, al termine dell'operazione, i caccia tornano sulla portaerei Cavour, poggiandosi delicatamente, nonostante si tratti di bestioni che pesano migliaia di chili. 

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Nuovo allarme: c'è un incendio a bordo

Sembrava che tutto fosse finito nel migliore dei modi, con i missili nemici distrutti dall'artiglieria. Invece la simulazione non finisce qui. Purtroppo alcuni spezzoni incendiari (detriti derivanti dall'esplosione dei missili nemici) sono riusciti ad arrivare in una zona della Cavour, provocando un incendio nella stazione di condizionamento. Qui entra in gioco una nuova fase della simulazione, in cui il personale della Marina si mobilita per circoscrivere le fiamme e mettere in sicurezza la zona. Con estintori, manichette antincendio e maschere antigas, i militari estinguono il rogo in pochissimi minuti, mettendo in sicurezza la zona e portando la situazione alla normalità.

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La Cavour, una città galleggiante

L'operazione Mare Aperto 2018, che avrà come centro nevralgico la portaerei Cavour, durerà fino al 18 maggio e coinvolgerà 45 unità navali, tra italiane e straniere, sottomarini, elicotteri e diversi tipi di aerei, per un totale di 5.766 tra uomini e donne. La Cavour,  ammiraglia della Marina Militare, è la nave più grande a disposizione delle truppe italiane. Una vera e propria città galleggiante, in grado di trasportare più di mille persone. Un districato labirinto su diversi livelli, governato dall'ammiraglio Donato Marzano, Comandante in Capo della Squadra Navale.

La portaerei Cavour, anche se il nome tecnico esatto sarebbe incrociatore portaeromobili, è entrata in servizio nel 2009 e al suo interno ha anche un vero ospedale, con due sale operatorie, il macchinario per la tac, il personale medico specializzato e e quello della Croce Rossa per risolvere, anche in mare aperto, qualsiasi situazione critica. Inoltre, la nave funge da piattaforma logistica e da Unità di Comando e Controllo, con 12 aree di staff. Proprio per questo motivo, si dice che nella Cavour ci siano quattro navi in una.

COC: dove vengono prese le decisioni

Ma come vengono segnalate le 'anomalie' in mare? Dove e chi decide come e quando intervenire? La Cavour è equipaggiata con il sofisticato sistema Smart, che tiene traccia di tutte le imbarcazioni che solcano le acque nostrane, sia che queste siano militari o da trasporto. Se una nave si muove su una rotta sospetta, diversa da quella precedentemente comunicata, il sistema individua subito l'anomalia e la sua ubicazione. Ma il vero punto nevralgico della Cavour è la sala COC, dove vengono prese tutte le decisioni e dove confluiscono tutte le informazioni. Oltre al posto operatore dove siede il Comandante, la sala è divisa in diverse aree, tutte dotate di diversi monitor, dove vengono gestite tutte le attività, dalla difesa dell'unità navale, alle contromisure elettroniche, fino al controllo dei caccia intercettori. Un luogo quasi mistico, visto soltanto al cinema e che non ci è stato possibile immortalare (per ovvi motivi). Quella avvenuta davanti alle coste di Civitavecchia è stata soltanto una simulazione, volta a testare le capacità dei Comandanti e dello staff in caso di crisi internazionali, in modo da essere sempre pronti in caso di pericolo, con la speranza che non ce ne sia mai bisogno.

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