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Giovedì, 18 Aprile 2024
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Porto Marghera: la laguna più bella al mondo non è mai stata bonificata

Dopo il dossier di Legambiente sul risanamento ambientale in Italia iniziamo un viaggio in alcuni dei luoghi più inquinati del nostro Paese. Da nord a sud ecco in che stato versano i siti che rovinano la salute dei cittadini. Prima puntata: Porto Marghera

Porto Marghera è una località del comune di Venezia, si trova poco a sud di Mestre e ha una lunga storia industriale: per oltre un secolo le fabbriche qui hanno scaricato in mare i propri rifiuti. Nel 2004 sono stati condannati alcuni dirigenti di una delle fabbriche del polo industriale con accuse che vanno dall'omicidio al disastro ambientale. Nel 1998 questa zona è diventata sito d'interesse nazionale ed è iniziato l'iter per la bonifica. Ma tutto va troppo a rilento.

LA STORIA - Nel 1917 cominciano a sversarsi nel mare circa 80 milioni di rifiuti per permettere l'insediamento delle prime fabbriche e la creazione della futura area industriale. In poco tempo 17 diventano gli insediamenti e più di mille e duecento i dipendenti. Tante le fabbriche: metallurgiche, termoelettriche e anche alimentari. 

Nel dopoguerra l'area continua ad espandersi. Per non bloccare questo processo sempre nuove porzioni di laguna vengono sottratte. Sorgono centrali elettriche, impianti petrolchimici, raffinerie di olio alimentare. I nomi sono destinati poi a fare storia: Fincantieri, Italgas, Edison, Ilva, Eni e tante altre.

Con la legge 426 del 1998 Porto Marghera diventa SIN (sito d'interesse nazionale). In questa zona per tutto il secolo scorso sono stati sversati nell'area rifiuti industriali con picchi in alcuni decenni: negli anni '70 ad esempio lo smaltimento dei prodotti avveniva in mare aperto per una quantità annua di 22 mila tonnellate di rifiuti tossici. Nello stesso periodo a terra una miriade di siti incontrollati diventavano discariche. Ovviamente gli sversamenti sono continuati anche negli anni successivi, continuando a contaminare acque, terra e fondali lagunari. 

LA GIUSTIZIA - Nel 1996 la procura di Venezia chiede il rinvio a giudizio di 28 dirigenti di Montedison ed Enichem con l'accusa di strage, omicidio, lesioni colpose multiple e disastro colposo ambientale. Questi erano gli stabilimenti che a partire dagli anni 70 immettevano nell'atmosfera tonnellate di fumi tossici e riversavano nel mare sostanze cancerogene. Tutto ciò ha provocato nella popolazione aumento delle patologie tumorali legate alle vie respiratorie, alla pelle e alle ossa con centinaia di vittime tra gli abitanti. Nel 1998, lo Stato si costituisce parte civile chiedendo un risarcimento di 71 mila miliardi di lire. Montedison verserà la cifra di 550 miliardi come contributo per opere di bonifica del territorio. Enichem, invece, risarcirà la vittime con 70 miliardi di euro ma in cambio chiede il loro ritiro dal processo. Nel processo d’appello del 2004, vengono condannati 5 ex dirigenti Montedison. 

RIFIUTI, SOSTANZE TOSSICHE E DISCARICHE ABUSIVE - Un censimento del 1998 evidenziava la presenza mille e 498 camini da cui venivano immesse ogni anno 53 mila tonnellate di 120 sostanze tossiche differenti. Tante quante le discariche abusive per un totale di 5 milioni di metri cubi di rifiuti. Tra gli agenti contaminatori zinco, arsenico, piombo, selenio, rame ma anche alcuni idrocarburi. In particolare è stata riscontrata la presenza di metalli pesanti e microinquinanti organici. 

Questa varietà sia nelle sostanze tossiche presenti che nelle diverse tipologie di agenti inquinanti ha reso sempre più complessa la realizzazione delle bonifiche. Ad oggi gli interventi approvati sono 46 progetti differenti ma secondo Legambiente tutto si muove molto a rilento.  

LA BONIFICA - I dati forniti dal ministero dell'Ambiente aggiornati al marzo 2013, riportano una percentuale di avanzamento, calcolato rispetto al totale delle aree perimetrate a terra di competenza pubblica: il 10,3% di queste zone sono state sottoposte ad interventi di messa in sicurezza di emergenza.

Due anni fa la provincia di Venezia ha comunicato alla Commissione Parlamentare di Inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti che 6 aree ricadenti all'interno del perimetro del SIN sono state bonificate, con tanto di documentazione. Anche altre 11 aree hanno subito il processo di bonifica, nonostante fossero state individuate prima delle norme sui siti contaminati.

In tutto tra il 2004 e il 2010 con le bonifiche in corso sono state prodotte 140 mila tonnellate di rifiuti pericolosi, 600 mila di rifiuti non pericolosi, 90 mila di rifiuti solidi da bonifica e 370 mila tonnellate di rifiuti liquidi. "Cifre impressionanti e solo parziali che rendono bene l'idea sulla quantità e gravità dell'inquinamento del sito" sottolinea Legambiente.  

Nel 2012 è stato siglato un accordo con il ministero dell'Ambiente per velocizzare le procedure burocratiche che avevano rallentato l'avanzamento delle opere di bonifica. Vengono così stanziati circa 10,6 milioni di euro per il completamento delle attività in programma. Ma un anno fa il perimetro del Sin è stato ridefinito grazie al DGR n°58: il nuovo perimetro comprende solo le aree industriali senza l'inclusione delle aree agricole, residenziali, verdi e commerciali. Vengono escluse anche le zone portuali e quelle lagunariNell'ottobre 2013 il ministro dell'Ambiente Orlando ha dichiarato di essere giunto finalmente a "12 progetti per il recupero di Porto Marghera". 

Dal 98 l'iter burocratico è stato spesso modificato: questo ha portato all'esclusione dal processo di bonifica delle aree dei canali portuali e delle aree lagunari, compromesse da oltre un secolo dalle attività industriali. Sempre secondo Legambiente è "la vulnerabilità del sistema lagunare che rende particolarmente preoccupanti gli apporti di inquinanti che continuano ad accumularsi nelle acque".

Inoltre tutte le attività di supervisione non sono più di competenza del ministero bensì della Regione, prima zona in cui ciò è accaduto che ha effettivamente creato un precedente amministrativo.    

Qui il dossier di Legambiente

Puntata 1: Porto Marghera 

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