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Martedì, 5 Marzo 2024
La vertenza / Carbonia-Iglesias

Il vertice al ministero non basta, notte sulla ciminiera per gli operai a Portovesme

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha convocato un tavolo per venerdì 3 marzo. I lavoratori non intendono cedere: "Non ci fidiamo. Restiamo qui, vogliamo fatti concreti"

Notte di protesta quella appena trascorsa per gli operai della Portovesme srl a Portoscuso. In quattro sono asserragliati da martedì mattina sulla ciminiera a cento metri d'altezza, dove sono rimasti anche col calare del buio. Parallelamente altri colleghi sono in modo permanente davanti ai cancelli della fabbrica. La protesta nasce dall'avvio della procedura di cassa integrazione, mentre gli interinali sono a casa. Il caro energia ha messo in crisi la multinazionale Glencore, che controlla lo stabilimento. Da qui la procedura di cig.

"Non abbiamo intenzione di scendere, vogliamo fatti concreti. Abbiamo viveri a sufficienza per stare quassù a oltranza", dicono gli operai. I quattro hanno dovuto fare i conti con gli effetti di un temporale che si è abbattuto sulla zona, nonostante siano attrezzati con sacchi a pelo, tende e vestiti pesanti.  

Davanti alla clamorosa protesta dei lavoratori la politica si è destata. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha convocato un tavolo per venerdì 3 marzo alle 10 con la sottosegretaria Fausta Bergamotto, esponenti della Regione Sardegna, istituzioni locali, azienda e parti sociali. "Non abbiamo intenzione di scendere, nonostante sia arrivata la convocazione per il vertice al ministero - la risposta degli operai - non ci fidiamo di un vertice in videoconferenza. Restiamo qui, vogliamo fatti concreti. Abbiamo viveri a sufficienza per stare quassù a oltranza".

Operai Portovesme asserragliati sulla ciminiera

"Il 28 febbraio era la data entro la quale si dovevano presentare le soluzioni tecnico-giuridiche per interrompere la procedura di fermata dell'80% delle attività della società, con la chiusura di interi reparti e dell'impianto di raffinazione di San Gavino Monreale", ricordano i quattro operai sostenuti nella loro protesta dai loro colleghi in assemblea permanente ai cancelli e da quelli delle ditte di appalto, al secondo giorno di sciopero.

Sul fronte politico scoppia la polemica. Il viceministro all'Ambiente e Sicurezza energetica, Vannia Gava, richiama "il dovere di dare risposte rapide e concrete". Il centrosinistra e il M5S vanno all'attacco del governo. "Con la legge di bilancio - dice il deputato del Pd Silvio Lai - avevamo posto il problema dell'energia in Sardegna che veniva esclusa dagli sconti Iva perché priva di metano. Il governo però ha respinto irresponsabilmente i nostri emendamenti". Rincara la dose la vicepresidente pentastellata Alessandra Todde: "La Portovesme srl da mesi denuncia una situazione legata ai costi dell'energia insostenibili per il mantenimento della produzione, mentre la Regione Sardegna dichiarava in più sedi di avere contatti privilegiati con un governo amico e di avere la soluzione a portata di mano. Ovviamente niente è accaduto". Così in una nota la vicepresidente del M5s, Alessandra Todde.  

Dal canto suo il presidente della Regione Sardegna Christian si difende: "La Regione ha agevolato con tutti gli strumenti a sua disposizione una soluzione alla vertenza" e scarica la responsabilità all'azienda che "deve fare la sua parte".

Perché protestano i lavoratori della Portovesme

Portovesme srl è uno stabilimento energivoro del gruppo anglosvizzero nell'omonimo polo industriale di Portoscuso (Sud Sardegna). Si tratta dell'unico produttore italiano di zinco e piombo da primario e offre lavoro a circa 1.250 persone, fra le quali circa 400 lavoratori diretti. Ha una capacità produttiva di 150 mila tonnellate di zinco e di 70 mila tonnellate di piombo.

Portovesme entra in crisi nel 2021, a causa dell'elevato costo dell'energia. Da qui la procedura di cassa integrazione, poi sospesa. Dopo una riunione mediata dalla Regione, la Portovesme srl si era impegnata a ritirare il provvedimento di Cigs e a riavviare gli impianti, a patto di riuscire a stipulare accordi con società energetiche nazionali per ottenere energia elettrica a "prezzi sostenibili con le produzioni".

A fine ottobre 2022 l'azienda aveva confermato la disponibilità a firmare un accordo di Cassa integrazione guadagni straordinaria a rotazione per 392 lavoratori, e per una durata iniziale di 14 settimane dal 25 ottobre. Già nell'aprile 2022 la Regione aveva chiesto misure per abbattere il costo dell'energia che aveva causato il parziale blocco di alcune linee produttive e il ricorso alla cassa integrazione per centinaia di lavoratori della Portovesme srl. Lo scorso luglio l'amministratore delegato, Davide Garofalo, aveva comunicato alle rappresentanze sindacali della fabbrica la fermata nel Sulcis - fra novembre e il prossimo marzo - dell'impianto Kss, dove l'industria produce piombo, e del sito di San Gavino (Sud Sardegna), in cui il metallo viene raffinato.

I sindacati avevano ribadito la richiesta di congelare la totale fermata degli impianti e stipulare un memorandum con l'azienda, la Regione, i ministeri competenti e gli enti locali per tracciare un percorso di possibile riconversione della Portovesme srl.

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