Giovedì, 4 Marzo 2021

Coronavirus, l'allarme positivi nei condomini

La presidente degli amministratori di Roma: "Un inquilino su due non si autodenuncia, così impossibile fare le sanificazioni"

C'è un allarme positivi al coronavirus nei condomini della Capitale, che si potrebbe estendere facilmente al resto d'Italia: Rossana De Angelis, a capo dell’Anaci Roma, l’Associazione nazionale amministratori di condominio della Città Eterna, dice che né la Asl né i soggetti in quarantena comunicano le positività e questo crea problemi per le sanificazioni.

Coronavirus, l'allarme positivi nei condomini 

Secondo Il Messaggero su cento positivi in isolamento domiciliare un quinto sfugge dal controllo degli amministratori di condominio, che invece dovrebbero conoscerli per poter procedere alle sanificazioni obbligatorie degli spazi comuni come androni, scale e ascensori: "In un caso su due - spiega De Angelis, a capo dell’Anaci Roma, l’Associazione nazionale amministratori di condominio della Capitale - il positivo asintomatico o sintomatico che si trova in isolamento domiciliare non ci viene comunicato e noinon possiamo procedere nell’interesse di un intero palazzo con le operazioni che devono essere svolte. La situazione - prosegue la De Angelis - ci preoccupa perché poi se la persona in isolamento non rispetta la quarantena e magari scende in cantina o va in terrazzo perché i sintomi sono lievi, o ancora scende al cancello a prendere un pacco e la spesa senza indossare la mascherina cipuò essere una propagazione del virus che nessuno controlla".

Secondo RomaToday ieri la Capitale ha toccato il picco massimo di nuovi contagi da inizio pandemia: 166 i nuovi casi registrati sui 371 in totale nella regione Lazio. Superato il "record" dello scorso 1 ottobre quando i nuovi contagiati furono 151. In calo invece i contagi in provincia: 97 quelli registrati nella città metropolitana di Roma. Nelle altre province si sommano 108 nuovi casi, con Viterbo che vede un picco di 41 nuovi casi. Tredicimila i tamponi effettuati ieri, in leggero calo rispetto al giorno prima. E il problema può diventare pericoloso a breve, visto che, spiega ancora l'Anaci, un positivo dopo che il proprio medico di famiglia ha prescritto il tampone per accertare la diagnosi, viene preso in carico dall’Asl competente la quale "però non alza il telefono e compone il numero degli amministratori del condominio dove il paziente risiede". Dovrebbe essere lui ad informare chi si occupa della gestione di un palazzo o di un comprensorio ma spesso anche per la paura che la propria identità venga divulgata o per il timore di passare come “untore” di fronte ai vicini questo passaggio salta. Mettendo a rischio la salute di tutti. 

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