Mercoledì, 12 Maggio 2021
Siena

"Io, positivo al coronavirus e dimenticato nel pronto soccorso"

La storia di un cittadino aretino che ha trascorso la quarantena in un albergo sanitario. Dopo l'aggravarsi di alcuni sintomi voleva farsi ricoverare all'ospedale. Lì è rimasto per venti ore senza cibo e con poca acqua

Arezzonotizie pubblica oggi la storia di un cittadino aretino che ha deciso di trascorrere la quarantena in un albergo sanitario di Siena. Ma dopo l'aggravarsi di alcuni sintomi il medico gli ha inviato l'ambulanza per un controllo al pronto soccorso. Lì è rimasto per venti ore senza cibo e con poca acqua. Alla fine ha chiamato un'ambulanza privata per farsi portare in un albergo privato dove sta trascorrendo la quarantena. 

"Io, positivo al coronavirus e dimenticato in una stanza del pronto soccorso"

Il trasferimento è avvenuto venerdì della scorsa settimana: è stato portato in una struttura di Siena, poco distante dall'ospedale le Scotte. Nei giorni successivi però la febbre ha iniziato ad alzarsi e i dolori articolari si sono fatti molti forti. Nel tardo pomeriggio è stato portato al Pronto Soccorso. In ospedale sono stati svolti tutti gli accertamenti: i sanitari hanno controllato i parametri e i risultati sono stati confortanti. Poi hanno eseguito una radiografia e le analisi del sangue e le risposte sono arrivate nella serata. 

"Pensavo fosse finita lì - racconta - ma mi hanno detto di rimanere anche la notte. Allora sono rimasto nella stanza che mi era stata assegnata. Chiuso a chiave e isolato, ho dormito in una barella e solo dopo molte richieste mi è stata data un po' d'acqua". L'indomani mattina gli hanno consegnato i fogli delle dimissioni. "Risulta che ero dimesso alle ore 9,29 - afferma -. A quel punto sarebbe dovuta arrivare l'ambulanza a prendermi per riportarmi nell'albergo sanitario. Le infermiere avevano anche avvisato la struttura del mio arrivo". 

A mezzogiorno però era ancora chiuso a chiave nella stanza. "Non si vedeva nessuno e al cambio turno ho bussato alla porta, sperando che qualcuno si accorgesse della mia presenza. Alla fine mi ha risposto un'infermiera alla quale ho spiegato che ero lì dalla sera prima, che attendevo l'ambulanza, che non avevo mangiato e avevo sete. La risposta è stata che dell'ambulanza non si occupavano loro, ma che se l'avevano chiamata sarebbe arrivata".

Alle 16 era ancora nella stanza: "Avevo fame, sete e sentivo che la febbre iniziava ad alzarsi. Allora ho provato a chiamare il 118. Era una situazione assuda: ero in una stanza dell'ospedale e stavo telefonando al pronto soccorso per chiedere aiuto. La persona che mi ha risposto però non sapeva come aiutarmi e mi ha detto di chiamare i Carabinieri. Io, incredulo, non sapevo come fare. Ho telefonato a un familiare per avere un po' di conforto. Poi mi sono ricordato che ci sono associazioni che fanno servizi privati di trasporto malati. Ne ho chiamato una di Arezzo".

L'ambulanza è partita da Arezzo alle 17 circa, è andata alle Scotte, ha prelevato Marco e lo ha riaccompagnato all'albergo sanitario, che si trova a circa 10 minuti dall'ospedale,  dove le infermiere lo stavano aspettando dal mattino ed erano anche preoccupate. "In pratica, dopo che mi avevano firmato il foglio delle dimissioni - dice - non hanno più pensato a me, chiuso in quella stanza. Eppure visto il contagio non potevo muovermi. Adesso aspetto il conto dell'ambulanza".

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