Poste, che pacco: consumatori nel caos per lo sciopero SDA

Soltanto nella sede di Carpiano, in provincia di Milano, sono oltre centomila i pacchi bloccati. Gli utenti imbufaliti chiedono aiuto alle associazioni dei consumatori, mentre l'azienda ha accusato il duro colpo: “In un mese abbiamo perso il 50% del fatturato”

Poste Italiane, foto di repertorio (FOTO ANSA)

State aspettando un pacco postale e non arriva? Mettetevi l'anima in pace, potrebbe essere tra i migliaia di pacchi 'bloccati' nelle sedi di SDA Express Courier. Soltanto a Carpiano, in provincia di Milano, sono oltre centomila, senza contare quelli rimasti fermi a Bologna, Roma e Piacenza. Una situazione che va avanti da circa un mese, da quando sono entrati in sciopero alcuni dei dipendenti di una cooperativa che gestisce in appalto alcuni servizi del corriere italiano SDA, congestionando in maniera drammatica il sistema di spedizioni e causando disagi ai consumatori e situazioni critiche in tutta Italia. Infatti SDA è uno dei maggiori servizi di corriere sullo Stivale, che tra le altre cose si occupa anche di consegnare gli acquisti in e-commerce effettuati su Amazon e su altri siti simili. Vanta circa 1.500 dipendenti diretti oltre ad altri 7mila dipendenti che vengono gestiti da altre cooperative e società in appalto.  

I motivi della protesta

L'epicentro di questo caos è da individuare proprio nella sede di Carpiano, nel milanese. I dipendenti lamentavano da mesi ritardi nei pagamenti, ma la goccia in grado di far traboccare il vaso è stato l'allontanamento della cooperativa CPL che forniva 43 dipendenti, poi sostituita con la concorrente UCSA. Soltanto l'intervento del sindacato Sol Cobas ha permesso la riassunzione dei 43 dipendenti nella nuova cooperativa con le medesime condizioni economiche che avevano in precedenza. Ma purtroppo la storia non finisce qui. L'accordo raggiunto ha provocato la contestazione di un altro gruppo sindacale, per cui l'intesa non escludeva il facile licenziamento dei nuovi/vecchi dipendenti con le nuove specifiche previste dal Jobs Act, oltre ad altre questioni irrisolte come il Tfr (Trattamento di fine rapporto), gli anni di anzianità di servizio e le tutele. Da questa seconda mobilitazione è nato il pandemonio che ha provocato, oltre ai disagi per i consumatori, grosse perdite per l'azienda e una guerra tra i sindacati Sol Cobas e Si Cobas, che si accusano reciprocamente di aver gestito male la situazione. Secondo l'ultimo bollettino di TransportoEuropa, la sede milanese è ancora chiusa, mentre quelle di Bologna, Piacenza e Roma lavorano a 'singhiozzo'. 

Consumatori indignati

Come sempre succede in queste situazioni, a farne le spese sono i consumatori inermi, abbandonati e lasciati senza risposte. Sono migliaia gli utenti indignati che  stanno rivolgendo le loro rimostranze alle associazioni dei consumatori attraverso tutti i canali possibili, ufficiali e non. “Aspetto un pacco spedito il 5 settembre e fermo a Milano dal 20 settembre”: scrive Natale sulla pagina Facebook di Adiconsum Nazionale e come lui molti altri.

“La situazione è insostenibile, dentro questi miei pacchi ci sono vestiti, libri, documenti che mi serviranno a breve, tutta la mia vita!”, si lamenta Martina, mentre c'è chi, come Ernesto, ha del materiale di valore nei pacchi 'sequestrati' da Sda: “Io attendo due pacchi. Uno fermo in dogana da oramai 20 giorni, già sdoganato secondo quanto riferito dal call center dedicato (abbastanza inutile) che oltretutto è un servizio a pagamento. L’altro a Carpiano dal 19 di settembre (partito il 15 da Milano). Situazione ovviamente assurda. Pacchi con un valore economico, peraltro riscontrabile e tracciabile perché fatturati. Inaccettabile”.  

Tra i tanti che non stanno ricevendo la posta, c'è anche chi è in attesa di strumenti per praticare la sua professione: “Persone che aspettano merce pagata -scrive Maria Grazia - che aspettano strumenti per il loro lavoro, che aspettano bagagli personali....direi che si stanno oltrepassando i limiti”. E potremmo andare avanti all'infinito, il tono dei messaggi non cambia, i consumatori sono imbufaliti e non sanno più a chi rivolgersi. 

Scende in campo Adiconsum

Vista la pesante mole di rimostranze e lamentele per i migliaia di pacchi non recapitati, è scesa in campo l'Adiconsum Nazionale (Associazione Difesa Consumatori e Ambiente promossa dalla Cisl), che attraverso un comunicato del presidente Carlo De Masi, ha espresso tutta la sua disapprovazione per come l'azienda sta gestendo la situazione: “Siamo di fronte ad un danno enorme per i consumatori. Infatti, la SDA Courier, società controllata di Poste italiane, non effettua consegne solo per Poste, ma anche per Amazon, due realtà con un bacino di utenza enormi”.

“Ancora una volta – prosegue il presidente di Adiconsum– viene letteralmente “scaricata” sui consumatori la cattiva organizzazione del lavoro e, soprattutto, la precarietà dei contratti da parte delle aziende, che ancora non hanno compreso che il rilancio dell’economia del Paese passa anche da una stabilità de, che eviterebbe ripercussioni sui clienti-consumatori. Non è con la precarietà del lavoro e gli appalti al massimo ribasso che si risolvono i problemi”.

“Come Adiconsum  - conclude De Masi– chiediamo l’apertura di un tavolo di conciliazione per i disagi subiti dai consumatori. La consegna della merce è infatti parte integrante del contratto sia postale che del commercio elettronico. Il ritardo o la mancata consegna fanno scattare i presupposti per recedere dal contratto, chiedere il risarcimento dei danni subiti e la restituzione di quanto versato”.

SDA, un impatto devastante

Come detto in precedenza, lo sciopero di alcuni dipendenti di una cooperativa che gestisce in appalto alcuni servizi del corriere italiano SDA, oltre ai disagi per gli utenti, ha provocato grossi danni anche all'azienda. A lanciare l'allarme durante un‘audizione presso la commissione Lavori Pubblici del Senato è stato l'amministratore delegato di SDA Paolo Rangoni: ““Perdere di botto il 50% dei volumi da quasi un mese è devastante. I nostri costi sono in gran parte fissi, mentre i ricavi sono generati dai volumi”. “Questo sciopero – ha proseguito Rangoni – mette  mette a rischio il piano di risanamento di SDA e mette in cattiva luce l'immagine di Poste Italiane”.

Le proteste

Le rimostranze vanno avanti ormai da oltre un mese e non sono mancati gli episodi ad alta tensione. Lo scorso 26 settembre c'è stato un duro scontro fuori dalla sede SDA di Carpiano, tra gli alcuni scioperanti e i dipendenti vogliosi di tornare a lavoro. Nel confronto, tutt'altro che pacifico, due persone sono finite all'ospedale, una accoltellata e l'altra investita. Soltanto l'intervento dei carabinieri ha permesso il ritorno della calma. (Video da MilanoToday)

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Ma la tensione  non ha accennato a diminuire nei giorni a seguire, fino allo scorso 2 ottobre in cui i lavoratori di Carpiano hanno protestato davanti alla Prefettura di Milano, lanciando una forte accusa: “Vogliono svenderci ad Amazon”. (Video di Emanuele Canta su MilanoToday)

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Nei giorni scorsi SDA aveva difficoltà a consegnare pacchi di peso superiore ai 5 kg e mentre sono in corso le trattative per raggiungere accordi sindacali in tutte le sedi interessate, la soluzione di questo caos sembra lontana. Anzi, bloccata, come i pacchi postali.  

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