Mercoledì, 14 Aprile 2021
Prato

Lavoratori sfruttati e frodi nelle forniture pubbliche di mascherine: il caso a Prato

Imponente operazione su alcune ditte cinesi che producevano mascherine destinate alla Protezione civile e alla centrale acquisti per la sanità per conto della Regione Toscana, entrambe parti lese. Il governatore Rossi: “Valutiamo se avviare un’azione legale”

 Tredici arresti in flagranza,  90 lavoratori clandestini individuati e centinaia di migliaia di mascherine sequestrate. Questo il bilancio di una vasta operazione a Prato condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dalla procura della  città toscana, che vede coinvolte ditte cinesi riconvertite alla produzione di Dpi destinati alla Protezione civile e alla centrale acquisti per la sanità per conto della Regione Toscana, entrambe parti lese nelle indagini.

Tra i reati ipotizzati, truffa ai danni dello Stato, frode nelle pubbliche forniture di mascherine chirurgiche, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e sfruttamento della manodopera.

Il Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Prato ha dato esecuzione ad un'ordinanza, emessa dal gip presso il locale Tribunale, che ha disposto la custodia cautelare in carcere di un imprenditore cinese titolare di una ditta di confezioni, mentre 250 finanzieri hanno provveduto a perquisire altre 28 imprese individuali del distretto tessile, sempre gestite da cinesi, insieme a tre società più strutturate e ai domicili di alcuni rappresentanti legali e dipendenti. 

L’imponente operazione di polizia giudiziaria è stata eseguita insieme al personale del Dipartimento della Prevenzione dell’Asl Toscana Centro di Prato, ed è scaturita da precedenti indagini sull'imprenditore cinese, accusato di gravi reati connessi allo sfruttamento del lavoro ai danni di 23 suoi connazionali, operai impiegati a nero, 15 dei quali clandestini.

Lavoratori sfruttati, costretti a lavorare in condizioni degradanti e di pericolo

Moltissime le irregolarità rilevate: turni di lavoro, in media, di 13/16 ore giornaliere in condizioni degradanti e di pericolo, in spazi ridotti per la presenza di numerosi macchinari, con vie di fuga ostacolate dal deposito di materiale lavorato ed in produzione ovvero residui tessili, con l'uscita di emergenza bloccata dall'interno e non rapidamente raggiungibile.

I lavoratori sfruttati non potevano fruire di riposi festivi e potevano interrompere il lavoro solo per brevi pause di circa 10/15 minuti per consumare i pasti, in assoluta promiscuità nel medesimo locale produttivo, con polveri e residui di scarti industriali. I laboratori fungevano anche da dormitori, con posti letto ubicati in locali privi dei requisiti di abitabilità, carenti nei rapporti areo-illuminanti e di dimensioni inferiori alla norma essendo ricavati mediante tramezzature in materiale misto, collocati all'interno di ambienti destinati ad uso diverso (ad esempio la camera da letto di un operaio era realizzata in un servizio igienico). 

Le indagini sul territorio

Le indagini avevano subito un importante sviluppo nelle ultime settimane. In fase di aggiornamento del quadro accusatorio, infatti, è stato appurato che l'imprenditore occulto - tramite due nuove ditte nel frattempo subentrate alla precedente, gestite con le medesime modalità ed anch'esse intestate a prestanome - aveva riconvertito la propria attività manifatturiera verso la produzione di mascherine facciali, per conto di una società di Prato riconducibile a due fratelli cinesi ben radicati nel territorio.

Quest'ultima azienda, normalmente operante nel settore dell'abbigliamento e temporaneamente dedita alla produzione di dispositivi medici, è risultata rifornire - in rilevanti quantitativi - la Regione Toscana (tramite Estar), il Dipartimento della Protezione Civile nonché importanti catene private della grande distribuzione ed altre imprese. Le indagini sono state quindi estese ai contratti stipulati con i due Enti pubblici - alcuni ancora in corso di esecuzione - che prevedono la fornitura di 93 milioni di mascherine alla Protezione Civile e di 6.700.000 ad Estar, a fronte di corrispettivi, al netto dell'Iva, pari a circa 41.800.000 e 3.200.000 Euro. Per la produzione dei dispositivi medici, la società pratese si è avvalsa - quali contoterzisti, subappaltatori occulti - di 28 ditte individuali di confezioni del comprensorio, riconducibili a soggetti cinesi, tra le quali quelle in precedenza investigate dalla Gdf. Tutte sospettate - a fattor comune - di analoghe criticità circa il modo di operare, quanto meno in termini di impiego di mano d'opera a nero e violazioni delle norme che regolano la sicurezza sui luoghi di lavoro.

Tuttavia la società finita sotto inchiesta avrebbe falsamente dichiarato ad Estar - nel documento di gara unico europeo (Dgue) acquisito dagli investigatori - l'assenza di sub-appaltatori, in quanto consapevole presumibilmente del fatto che le ditte cinesi incaricate non erano in possesso dei requisiti fissati dal codice degli appalti. Falsa sarebbe anche la dichiarazione circa l'inesistenza di pendenze con il Fisco, conditio sine qua non per poter contrattare con la Pubblica Amministrazione. - Oltre a ciò, è stato rilevato che l'Istituto Superiore di Sanità - precedentemente interpellato a norma di legge dalla società pratese nella prima fase emergenziale - aveva espresso, in ragione della mancata rispondenza ai requisiti previsti, parere non favorevole alla produzione e commercializzazione di mascherine che, ciò malgrado, sarebbero state poi comunque cedute alla stessa Estar. Sono in corso ulteriori accertamenti in ordine alle commesse ricevute dalla Protezione Civile. "Tuttavia, al momento è già emerso che, a causa dell'impossibilità di far altrimenti fronte alle serrate scadenze di consegna, parte delle mascherine fornite non sarebbero conformi a quanto pattuito ed ai requisiti previsti per i dispositivi medici", spiega una nota della Gdf.

Protezione Civile e Estar sono parti lese

 Le indagini, che proseguono a ritmo serrato, riguardano anche la posizione di due ulteriori società con sede nella provincia di Firenze, gestite da cittadini italiani ed in stretti legami di collaborazione con l'azienda pratese, destinatarie anch'esse di commesse da parte dei due citati Enti pubblici, nel cui contesto si sospettano analoghe criticità. I reati complessivamente ipotizzati sono quelli di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, favoreggiamento e sfruttamento dell'immigrazione clandestina, violazioni alla sicurezza sui luoghi di lavoro, violazioni al codice degli appalti, frode nelle pubbliche forniture e truffa ai danni dello Stato. La Protezione Civile ed Estar (per conto della Regione Toscana), parti lese, stanno "pienamente collaborando con l'autorità giudiziaria inquirente", sottolineano gli inquirenti. I finanzieri hanno proceduto al sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, dei conti correnti e dei beni riconducibili all'azienda indagata ed ai suoi rappresentanti, fino alla concorrenza di 3.200.000 euro circa, pari ai corrispettivi ricevuti da Estar nonché al sequestro dei macchinari in uso alle 28 ditte individuali subappaltatrici. Inoltre, durante le perquisizioni sono stati finora complessivamente individuati, all'interno della quasi totalità delle ditte perquisite, 90 cittadini cinesi risultati clandestinamente presenti sul territorio dello Stato. Sono stati sottoposti ad arresto anche 13 cinesi, titolari di fatto o di diritto di imprese individuali, colti durante le perquisizioni nella flagranza del reato di impiego di manodopera clandestina, avendo ciascuno di essi alle proprie dipendenze più di tre lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno. Nel corso delle operazioni odierne è stato inoltre eseguito il sequestro di milioni di mascherine, la cui consegna alla Protezione Civile era in programma nella giornata di domani. Sequestrati inoltre numerosi macchinari non a norma ed oltre 75.000 euro in contanti.

Il governatore Rossi: "La Regione valuterà se avviare azioni legali"

"Intendo esprimere il mio plauso per l'indagine in corso da parte della Guardia di Finanza, così come per tutte le inchieste che puntano ad accertare irregolarità sui luoghi di lavoro, l'elemento che mi sembra emergere con più forza da questa operazione, peraltro portata avanti in collaborazione con il Dipartimento Prevenzione dell'Asl dal quale sono stato immediatamente informato", ha detto il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, commentando la notizia relativa all'operazione condotta a Prato. ''Adesso  sulla base dei risultati dell'indagine, la Regione valuterà se avviare un'azione legale''. Gli uffici regionali rendono noto che tutti i prodotti acquistati e distribuiti gratuitamente dall'inizio dell'emergenza sono stati testati con esito positivo dal Dipartimento di Chimica dell'Università di Firenze.

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