Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

Roberta Ragusa, il processo parte dopo tre anni: marito unico imputato

Dopo tre anni di indagini, dubbi e ricerche, venerdì si celebrerà l'udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla procura. Antonio Logli è l'unico imputato, accusato di omicidio volontario e distruzione di cadavere

ROMA - Quello di Roberta Ragusa è uno dei casi irrisolti di cronaca nera più tristemente "celebri" nel nostro Paese. Moglie e mamma di due figli, la donna è svanita nel nulla la notte tra il 12 e il 13 gennaio 2012 a Gello di San Giuliano Terme, in provincia di Pisa. 

Dopo tre anni di indagini, dubbi e false piste, finalmente si apre la strada verso il processo sulla sua scomparsa, con l'udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla procura nei confronti del marito Antonio Logli, unico imputato con le accuse di omicidio volontario e distruzione di cadavere. L'appuntamento è fissato per venerdì prossimo, davanti al giudice per le indagini preliminari Giuseppe Laghezza. Si saprà anche se l'uomo sceglierà il rito abbreviato o quello ordinario e quali saranno le parti civili.

Finora Antonio Logli si è rifiutato di rispondere ai magistrati, scegliendo la strada del silenzio o ipotizzando l'allontanamento volontario della moglie. Fu proprio lui a denunciarne la scomparsa la mattina del 13 gennaio di tre anni fa. Anche in assenza di un cadavere, la procura ha raccolto diversi indizi contro l'uomo, ma non prove certe.

Logli disse di essere andato a dormire intorno alla mezzanotte della sera precedente e al suo risveglio di essersi accorto che la donna non era mai andata a letto. E così dopo qualche breve immediata ricerca decise di avvisare i carabinieri e formalizzare la denuncia di scomparsa. In realtà gli inquirenti scoprirono presto che la ricostruzione appena fatta da lui non fosse veritiera. Come riporta l'Ansa, l'amante di Logli, Sara Calzolaio, che lui provò a tenere nascosta all'inizio dell'indagine, raccontò ai carabinieri che l'uomo gli ordinò di distruggere i telefonini utilizzati dai due amanti per le loro conversazioni private e consentì anche il loro recupero dopo averli gettati in un cassonetto.

Per anni il corpo di Roberta Ragusa è stato cercato nelle campagne circostanti l'abitazione di famiglia e anche nel resto della provincia di Pisa, ma senza trovare nulla che potesse dare un impulso decisivo alle indagini. 

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