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Sabato, 21 Maggio 2022
Cronaca

Fine vita, Cappato e Welby assolti: ora il Parlamento si faccia vivo

I giudici di Massa erano chiamati a stabilire se fosse punibile l'aiuto al suicidio assistito offerto da Mina Welby e Marco Cappato a chi come Davide Trentini non dipendeva da macchinari. Nonostante le indicazioni della Consulta, per ora il parlamento non ha fatto che qualche giornata di audizioni, senza nemmeno arrivare alla formazione di un testo base.

Oggi 27 luglio 2020 i giudici del Tribunale di Massa hanno deciso che l'aiuto al suicidio assistito offerto a chi come Davide Trentini soffre non è punibile. La Corte di Assise di Massa ha assolto Marco Cappato e Mina Welby perchè il fatto non sussiste.

Nel dispositivo della sentenza, i giudici hanno assolto Welby e Cappato perche il fatto non sussiste riguardo all'istigazione al suicidio e perchè il fatto non costituisce reato riguardo all'aiuto al suicidio.

Davide Trentini, 53enne, da 30 anni malato di sclerosi multipla, il 13 aprile del 2017 decise di mettere fine alle insopportabili sofferenze in Svizzera, dove ricorse al suicidio assistito. Mina Welby fornì aiuto per completare la documentazione necessaria accompagnandolo poi fisicamente, mentre Marco Cappato lo sostenne economicamente, raccogliendo i soldi che gli mancavano attraverso l'associazione Soccorso Civile di cui fanno parte entrambi insieme a Gustavo Fraticelli. Il giorno successivo il decesso di Davide, Mina Welby e Marco Cappato, rispettivamente copresidente e tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni si presentarono presso la stazione dei carabinieri di Massa per autodenunciarsi.

Il pm Marco Mansi aveva chiesto una condanna a 3 anni e 4 mesi per Mina Welby e Marco Cappato.

"Chiedo la condanna ma con tutte le attenuanti generiche e ai minimi di legge. Il reato di aiuto al suicidio sussiste, ma credo ai loro nobili intenti - aveva argomentato il sostituto procuratore nella requisitoria - E' stato compiuto un atto nell'interesse di Davide Trentini, a cui mancano i presupposti che lo rendano lecito. Sono dunque colpevoli ma meritevoli di alcune attenuanti che in coscienza non mi sento di negare".

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Quello di Massa era l'ultima tappa del processo ai due disobbedienti civili Marco Cappato e Mina Welby. 

"Sono tre i requisiti certamente posseduti da Davide Trentini (patologia irreversibile, fonte di sofferenze intollerabili e capacità di intendere e volere), quella che rimane da dimostrare è la quarta condizione prevista - si legge in una nota dell'Associazione Luca Coscioni - Dopo la rivoluzionaria sentenza della Corte Costituzionale dello scorso settembre, che legalizza l'accesso al suicidio assistito alla presenza di 4 "Criteri oggettivi", la disobbedienza civile di Mina Welby e Marco Cappato - rispettivamente co-presidente e Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni - punta ora alla effettiva affermazione del diritto all'autodeterminazione".

Mina Welby fornì aiuto per completare la documentazione necessaria e lo accompagnò fisicamente, Marco Cappato lo sostenne economicamente, attraverso l'associazione Soccorso Civile di cui fanno parte entrambi insieme a Gustavo Fraticelli. Il giorno dopo Mina Welby e Marco Cappato, si presentarono presso la Stazione dei carabinieri di Massa per autodenunciarsi. Mina Welby viene giudicata insieme a Marco Cappato per aver aiutato una persona a difendere la propria libertà, quella di decidere sul proprio corpo.  

"Nonostante le indicazioni della Consulta, che a seguito della sentenza si rivolse al legislatore sottolineando l'urgenza di una legge sul tema, fino ad ora il Parlamento non ha fatto altro che qualche giornata di audizioni degli esperti, senza nemmeno arrivare alla formazione di un testo base su cui incardinare un dibattito sul tema. Questa sentenza giunge in assenza di legge sulla materia e in presenza di una sentenza della Corte Costituzionale che ancora il diritto all'autodeterminazione alla costituzione e a leggi esistenti rendendo non punibile l'aiuto al suicidio fornito a malati determinate condizioni".

In Italia la sentenza della Consulta dello scorso anno sulla vicenda di Dj Fabo, aiutato dal radicale Marco Cappato a raggiungere la Svizzera per poter ottenere l'eutanasia è stata un punto di svolta. Per la prima volta c'è stata un'apertura vera al suicidio assistito, stabilendo una volta per tutte che non è punibile chi agevola il suicidio nei casi come quelli di Fabiano, rimasto cieco e tetraplegico dopo un incidente stradale: condizioni di vita non compatibili con la sua dignità secondo Dj Fabo, che a fatica e con l'aiuto di chi gli voleva bene è riuscito ad andare fino in fondo. Lui, come tanti altri, avrebbe voluto che fosse possibile farlo in Italia.

Le proposte di legge sul fine vita sono ferme in Parlamento dall'inizio dell'attuale legislatura (alla Camera e al Senato).  72 (8% del totale) parlamentari - di tutti i gruppi tranne Fdi e Lega - chiedono una legge per l’eutanasia legale insieme alla Corte costituzionale: 52 deputati (8%) e 20 senatori (6%). Il tema non è in cima all'agenda del governo, e probabilmente in questa legislatura non se ne farà nulla.  Secondo un'indagine commissionata qualche mese fa dalla 'Associazione Luca Coscioni', la maggioranza degli italiani è favorevole a una legge che tuteli e disciplini giuridicamente l'eutanasia.Oggi sono i giudici del Tribunale di Massa a decidere se l'aiuto al suicidio assistito offerto a chi come Davide Trentini non dipende da macchinari sia punibile o no. Comunque andrà, il Parlamento si faccia vivo.

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