Domenica, 1 Agosto 2021
L'INTERVISTA

Processo Chernobyl, fanghi tossici nei terreni: "Controlli necessari"

Sono 38 gli imputati nel processo Chernobyl, tra imprenditori, autotrasportatori e agricoltori che si sono prestati a sotterrare nei loro terreni, in cambio di denaro, veleni spacciati per fertilizzante. Un processo "morente". Abbiamo intervistato il responsabile del Codacons Vallo di Diano (Salerno), secondo gli inquirenti una delle zone più colpite dallo smaltimento illegale di rifiuti tossici e pericolosi

ROMA - Accusati di disastro ambientale colposo e associazione a delinquere sono imprenditori, coltivatori e dipendenti delle società per lo smaltimento dei rifiuti che avrebbero interrato o sversato in fondi agricoli e corsi d’acqua circa 980mila tonnellate di immondizia, fanghi di depurazione e materiali tossici per un vantaggio economico che i magistrati hanno quantificato in 50 milioni di euro. Eppure lo sforzo investigativo fatto sin dal 2006 nell'inchiesta Chernobyl - passata dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere a quello di Salerno - rischia di essere annullato. Il processo potrebbe avere meno di un anno di vita, con la prima udienza preliminare che dovrebbe tenersi il prossimo 30 gennaio, dopo una serie di rinvii.

Il Codacons campano si è costituito parte civile nel processo, insieme alle province di Caserta e Napoli, la Regione Campania, Legambiente e Coldiretti. Roberto De Luca, responsabile del Codacons Vallo di Diano - la zona del salernitano in cui, secondo i magistrati, venivano sversate grosse quantità di rifiuti tossici e pericolosi - da anni denuncia la scarsa attenzione politica e mediatica sul caso. 

Dottor De Luca, alla luce di quanto emerso, il Vallo di Diano e le altre zone del salernitano menzionate dalla Procura casertana sono zone pulite e incontaminate, come creduto finora, oppure no?

Questo non glielo so dire. Le rispondo con le parole della giornalista Rosaria Capacchione, apparse in un articolo su Il Mattino del 5 Luglio 2007, all’indomani della chiusura delle indagini dell’inchiesta Chernobyl. L'articolo si intitola "Rifiuti tossici, Campania come Chernobyl", smaltimento fuorilegge dei fanghi, scorie utilizzate come concime: 38 arresti, sequestrati 4 depuratori. (Segue lettura, ndr: Veleno usato come concime. Cromo esavalente, una delle sostanze tossiche tra le più pericolose e insidiose, mischiato al terreno agricolo, quello sul quale vengono poi coltivati gli ortaggi, le verdure, la frutta. Un attentato alla salute, paragonabile solo al disastro ecologico provocato dal scoppio del reattore di Chernobyl, consumato per oltre due anni da affaristi senza scrupoli e da contadini compiacenti...).

Come si stanno muovendo i Comuni interessati? 

Nessun Comune del Vallo di Diano, almeno finora, si è costituito parte civile nel processo. Nelle ultime ore ci sono state aperture in questo senso da parte del primo cittadino di Sassano, Tommaso Pellegrino. Oltre all'attività del Codacons, per cercare di sensibilizzare i cittadini e unire tutti i sindaci del Vallo di Diano invitandoli a costituirsi parti civili nel dibattimento, è nato il comitato spontaneo #dianoinpiena.

La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha richiesto la bonifica di quei terreni messi sotto sequestro. E' stata fatta? 

La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha sequestrato ben 41.000 mq di terreni agricoli nel Vallo di Diano - nei comuni di Sant'Arsenio, San Rufo, Teggiano e San Pietro al Tanagro - e ne aveva chiesto la bonifica nel 2007, mentre questa sembra ancora (in modo alquanto aleatorio) essere stata posta in essere dopo svariati anni.

Evitando gli inutili allarmismi, bisogna dire che dove si individua una criticità ci sono due alternative: bonificare o perimetrare le aree e impedire che su queste si possano esercitare l’agricoltura o comunque altre attività connesse al ciclo alimentare. E' il tema dei controlli. C'è allarme secondo lei anche sui prodotti agricoli?

Denunciare e controllare non vuol dire mettere in pericolo "il buon nome" del Vallo di Diano e dei suoi prodotti. E' esattamente il contrario: i controlli devono essere fatti prima di tutto per salvaguardare gli agricoltori onesti che in questa vallata fanno i prodotti genuini che tutti conosciamo. Bisogna vigilare sulle azioni sconsiderate fatte su questo territorio.

Il processo rischia realmente la prescrizione? 

Il 5 dicembre scorso, nell’aula dove si è tenuta l’udienza preliminare del processo, iniziato di nuovo a Salerno, dopo una prima partenza a Santa Maria Capua Vetere, abbiamo sentito dire dal gup Dolores Zarone che “il processo è morente”. A questa frase dovrà necessariamente seguire una risposta popolare molto chiara, affinché il processo non muoia e affinché la salute dei cittadini non sia “perdente”. 

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