Sabato, 24 Luglio 2021
Processo Eternit

Processo Eternit: Stephan Schmidheiny condannato a diciotto anni

La Corte di Appello di Torino ha condannato il magnate svizzero per disastro doloso e omissione dolosa di misure antinfortunistiche. Le vittime degli impianti Eternit sono circa tremila

TORINO -  Diciotto anni di reclusione per disastro doloso e omissione dolosa di misure antinfortunistiche. Questa la condanna emessa dalla Corte d'appello di Torino nei confronti di Stephan Schmidheiny, il titolare dell'Eternit. Il 66enne magnate svizzero era stato punito, in primo grado, con sedici anni. Dunque, la Corte "in parziale riforma" della sentenza di primo grado ha aggiunto altri due anni alla pena per il miliardario elvetico. Il pg Guariniello all'inizio del processo aveva chiesto venti anni. La Corte ha disposto anche provvisionali per 20 milioni di euro alla Regione Piemonte e di oltre 30,9 milioni per il comune di Casale Monferrato. 

A Schmidheiny è stata estesa la responsabilità anche per gli stabilimenti di Bagnoli e Rubiera, parte integrante, insieme con Casale Monferrato e Cavagnolo, dell'Eternit, la multinazionale dell'amianto che ha provocato nei suoi quattro stabilimenti italiani circa tremila vittime tra morti e malati di mesotelioma pleurico e asbestosi. Schmidheiny è stato ritenuto colpevole per il periodo di gestione che va dal '76 per Casale, Cavagnolo e Bagnoli e dall'80 per Rubiera all'86 per Casale e Cavagnolo, all'85 per Bagnoli e all'84 per Rubiera. Lo svizzero è stato quindi assolto per il periodo che va dal giugno del '66 al '76 per non avere commesso il fatto.  

Aumentata quindi la condanna per Schmidheiny che in primo grado era stato punito, insieme al barone belga De Cartier, perché i due "non si sono fermati nè hanno ritenuto di migliorare l'ambiente di lavoro. Non può essere riconosciuta - recitava la motivazione di condanna - nessuna attenuante mentre risulta evidente che gli imputanti hanno agito in esecuzione del medesimo disegno criminoso". 

Per il barone belga Louis De Cartier, invece, è stato deciso di non dovere procedere data la morte dell'uomo avvenuta all'età di 92 anni, il 21 maggio scorso. Morte che porterà, con ogni probabilità, le circa 2500 parti civili a non avere alcun risarcimento, a meno che non venga avviata una nuova causa civile in Belgio. 

Tante le persone presenti al Palagiustizia di Torino. In prima fila, Romana Blasotti Pavesi, presidente dell'Associazione familiari e vittime dell'amianto, che ha perso marito, figlia ed altri tre familiari. Al momento della lettura della sentenza la donna ha avuto un malore perché "pensavo fosse stato assolto". Poi, dopo essersi ripresa ha spiegato: "Sono stravolta dalla stanchezza, ma finché posso vado avanti". Prima delle condanna, un ex operaio, Pietro Condello, ha donato al pm Raffaele Guarinielo una tuta da operaio dell'Eternit. 

Contento, soprattutto per avere rispettato i tempi, il presidente della Corte d'Appello di Torino, Mario Barbuto. "Esprimo soddisfazione e fierezza perché siamo riusciti a rispettare rigorosamente i tempi che ci eravamo dati per la pronuncia della sentenza. 

Soddisfatto, anche il sindaco di Casale Monferrato, Giorgio Demezzi: "E' stata confermata la condanna esemplare della sentenza di primo grado ed è stato riconosciuto un danno ingente per il nostro territorio, al nostro comune è stata riconosciuta una provvisionale che, a differenza della sentenza di primo grado, è immediatamente esecutiva. Adesso - ha concluso - questo signore deve capire che dovrà pagare o lo Stato dovrà intervenire, soprattutto per il problema delle bonifiche". 

Il pm torinese Raffaele Guariniello, invece, guarda già avanti. Precisamente, verso Taranto: "Questa sentenza è un inno alla vita. E' un sogno di giustizia che si avvera. Speriamo che si avveri anche a Taranto (città dell'Ilva) e in tutti i paesi dove si continua ad usare amianto. Non è che uno sia mai contento delle sentenze di condanna - ha concluso il pg - ma questa è un grande messaggio lanciato al nostro Pese". 

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