Lunedì, 14 Giugno 2021
Processo Eternit

Il processo Eternit e quei risarcimenti che non arriveranno

Con la morte del barone De Cartier, coimputato con Schmidheiny, le 2500 parti civili rischiano di non ottenere il risarcimento. Problemi potrebbero esserci anche con i beni del milionario svizzero

Se da un lato c'è chi sorride per la condanna a diciotto anni inflitta dalla Corte di Appello di Torino a Stephan Schmidheiny, l'ex amministratore di Eternit, dall'altro c'è chi soffre per un risarcimento, dovuto, che con ogni probabilità non arriverà mai. I giudici, infatti, con la sentenza di lunedì hanno deciso anche il non luogo a procedere nei confronti del barone belga Louis De Cartier, coimputato di Schmidheiny, morto lo scorso 21 maggio all'età di 92 anni. 

"CONDANNA GIUSTA, QUELLE PERSONE HANNO RISCHIATO LA LORO VITA"

A questo punto è improbabile, se non impossibile, che le circa 2500 persone, dichiaratesi parte civile nel processo a carico di De Cartier, ottengano il risarcimento sperato. L'unica strada percorribile resta intentare una nuova causa civile in Belgio contro gli eredi del barone. Ma la differenza legislativa fra Italia e Belgio e la mancata condanna del barone mettono comunque in pericolo il buon risultato di quello che sarebbe a tutti gli effetti un nuovo processo. 

"LO STATO CI AIUTI A TROVARE I SOLDI DEI RISARCIMENTI"

Ma non è tutto. A rischiare, infatti, sono anche coloro che aspettano un risarcimento da Schmidheiny. Nelle prossime settimane sarà avviata, da parte dello Stato italiano, una verifica sui beni aggredibili dello svizzero con la normativa elvetica che, però, impone numerosi ostacoli. Il primo, e più importante, è il bisogno di una "delibazione". In pratica, le autorità svizzere devono confermare il verdetto del tribunale italiano e renderlo, quindi, esecutivo. I tempi potrebbero essere molto lunghi, soprattutto se lo Stato italiano non dovesse "mostrare i muscoli". 

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