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Venerdì, 24 Maggio 2024
Processo Eternit

Da Casale Monferrato a San Paolo: in tutto il mondo si muore d'amianto

Davanti alla Corte di cassazione per l'ultima sentenza sul processo Eternit ci sono tutti i familiari delle vittime. In prima linea Casale Monferrato e poi comitati dal Brasile, Argentina, Usa e Giappone

Inizia presto il presidio davanti alla Corte di Cassazione perché chi è arrivato a Roma ha fatto un lungo viaggio: da Casale Monferrato alla capitale ci sono tante ore di treno, ma in realtà c'è chi per essere presente ha preso l'aereo ed è arrivato dall'altra parte del mondo. Tutti però sono familiari e quindi anche vittime di chi è morto d'amianto: nello specifico di mesolotelioma pleurico, la patologia che si sviluppa dopo una lunga e continuata esposizione alla fibra. Ma in realtà altre patologie vengono favorite e si contraggono: tumori, soprattutto all'apparato respiratorio. 

"Da noi chi non è morto di mesotelioma non ha ricevuto nessun rimborso, eppure la fabbrica ha ucciso operai e familiari con altri mali" spiega Valentino: lui è arrivato a Roma da Turbigo, in provincia di Milano, dove è in corso un processo ai danni di Enel, proprio per la questione amianto. Vicino a lui c'è Fernanda Giannasi: la sua città è San Paolo, in Brasile, dove familiari e vittime dell'amianto aspettano giustizia, dai tempi della dittatura militare. 



IL PROCESSO E CASALE MONFERRATO - In prima linea c'è chi è arrivato da Casalmonferrato, cittadina passata alle cronache a causa della fabbrica Eternit. Il processo cominciò nel dicembre del 2009 a Torino e già dalla prima udienza risultava evidente che avrebbe cambiato la storia: 220mila pagine di documenti prodotti dalla procura della Repubblica, in particolare dai magistrati Raffaele Guariniello, Sara Panelli e Gianfranco Colace.

Gli imputati invece erano "i padroni": il barone belga Louis de Cartier e il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, accusati di disastro doloso ambientale permanente, da cui sono derivate migliaia di casi di malattia e morte per patologie derivate dall’amianto. 

I familiari delle vittime dell'Eternit davanti la Cassazione | Foto Selene Cilluffo



Schmidheiny è stato condannato a sedici anni in primo grado e a diciotto in secondo e la condanna prevede anche il risarcimento dei familiari. De Cartier invece è morto durante gli atti del processo. La presidente dell'Associazione Familiari Vittime Amianto (AFeVA), Romana Blasotti, c'era a ogni udienza. Lei ha perso i suoi familiari e adesso, a più di ottanta anni, entra in aula perché questa storia "riguarda il futuro": "C'è chi è morto e non dimentichiamo, sono 35 anni che lottiamo. Ma non dobbiamo dimenticare soprattutto per chi c'è e ci sarà ancora. L'amianto uccide piano e silenziosamente"

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