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Giovedì, 11 Agosto 2022
Processo in Cassazione / Macerata

Pamela uccisa e fatta a pezzi: la Cassazione riapre il processo

Innocent Oseghale era stato condannato all'ergastolo in primo grado e in appello, aveva ammesso di avere smembrato il corpo della diciottenne Pamela Mastropietro. La Cassazione riapre il caso: dovrà esserci un processo di appello bis

Annullamento con rinvio per l'accusa di violenza sessuale e nuovo processo d'appello per Innocent Oseghale. Questa la decisione della I sezione penale della Cassazione nell'ambito del processo per l'omicidio di Pamela Mastropietro. Il nuovo giudizio, che si terrà a Perugia, dovrà concentrarsi sul solo reato di stupro. Per tutte le altre contestazioni, relative all'omicidio ed al vilipendio del cadavere, è stata dichiarata in modo definitivo la responsabilità di Oseghale. La pena complessiva per lui sarà definitiva solo dopo l'appello bis. Se dovesse venire meno l'aggravante della violenza sessuale la condanna potrebbe non essere quella dell'ergastolo.

Pamela uccisa e fatta a pezzi

Il corpo della 18enne romana Pamela Mastropietro era stata ritrovata cadavere in due trolley a Pollenza (vicino a Macerata) il 30 gennaio del 2018. Sul banco degli imputati Innocent Oseghale, il nigeriano condannato all'ergastolo in primo grado e in appello con l'accusa di aver ucciso, con l'aggravante della violenza sessuale, e di aver fatto a pezzi la giovane. L'uomo ha sempre negato l'omicidio ma ha ammesso di avere fatto a pezzi il corpo della ragazza. I familiari della vittima, dal canto loro, cheidono giustizia e che siano riaperte le indagini a carico dei presunti complici (accuse archiviate).

Pamela si era allontanata dalla comunità di recupero che la ospitava a Corridonia il 29 gennaio 2018. Riesce a farsi dare un passaggio da un uomo di Mogliano fino alla stazione di Piediripa. Passa la notte a casa di un tassista e il giorno successivo un altro tassista vede la ragazza ai giardini Diaz, piazza di spaccio di Macerata. Lì, secondo quanto Oseghale avrebbe riferito in seguito al compagno di cella, la giovane compra una dose di droga da Desmond Lucky (amico di Oseghale, inizialmente coinvolto e poi uscito dall'inchiesta principale), pagandola con una catenina d'argento. Secondo gli inquirenti, a questo punto Oseghale convince Pamela a salire nel suo appartamento. Qui la violenta e la uccide. Il corpo di Pamela venne lavato con la varechina per cancellare ogni traccia di Dna e fatto a pezzi "in modo scientifico". Oseghale si sbarazza dei resti di Pamela chiudendoli in due trolley. I bagagli vengono poi trovati n seguito a una segnalazione.

Il processo  

In primo grado Oseghale viene condannato all'ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla violenza sessuale, vilipendio e occultamento di cadavere. Accuse confermate in appello. 

Oseghale nega di avere commesso l'omicidio. Secondo la sua versione la ragazza è morta per un'overdose di eroina. Il nigeriamo ammette però di averne smembrato il corpo: "Non l'ho uccisa io, non giudicatemi per il colore della pelle. Pamela è morta a casa mia, ma non sono stato io ad ucciderla. Mi dispiace per quanto accaduto a Pamela ma non l’ho uccisa. Ho fatto cose bruttissime, è vero, ma i fatti così come ricostruiti dal giudice non sono reali".

La famiglia: "Riaprite le indagini"

"Mi aspetto il massimo della pena per il carnefice di mia figlia. Ci sono altre persone coinvolte che purtroppo sono state tutte archiviate, mi aspetto che le istituzioni vogliano riaprire le indagini sui complici di Oseghale. Per un omicidio così efferato non può pagare solo una persona. Vogliamo giustizia per Pamela", dice oggi la mamma, Alessandra Verni. La donna si è presentata in Cassazione accompagnata da amici e familiari. All'esterno sono stati esposti striscioni e lenzuoli: "Giustizia per Pamela Mastropietro", "Dov'è finita l'umanità'", "Pamela grida giustizia e noi siamo la sua voce!".

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