Ruby bis, il processo a Emilio Fede e Nicole Minetti è da rifare

Emilio Fede era stato condannato in appello a quattro anni e dieci mesi, Nicole Minetti a tre anni: accolto il ricorso della difesa dei due imputati. "Inammissibile" invece quello della Procura di Milano che chiedeva pene più alte

(Infophoto)

ROMA - Punto e a capo. Il processo Ruby bis a Emilio Fede e Nicole Minetti è da rifare. Arriva a sorpresa il verdetto della Cassazione, che ribalta quanto stabilito dai giudici di merito e accoglie i ricorsi dell'ex direttore del Tg4, condannato in appello a 4 anni e 10 mesi, e dell'ex consigliera regionale della Lombardia, condannata a tre anni.

Il collegio della Terza sezione penale della Suprema Corte boccia invece, dichiarandolo "inammissibile", quello della procura di Milano che aveva chiesto pene più alte rispetto a quelle inflitte in secondo grado. Respinte dunque anche le richieste del procuratore generale della Cassazione Ciro Angelillis, che nella sua requisitoria di ieri aveva chiesto al collegio di confermare la condanna alla Minetti e di annullare con rinvio quella a Fede, ma solo "limitatamente all'esclusione del reato di prostituzione minorile" per la rideterminazione di una pena più alta. Fede infatti, condannato in primo grado a sette anni, in secondo grado aveva visto ridursi la condanna a 4 anni e 10 mesi perché, secondo i giudici della Corte di Appello di Milano, non sarebbe stato a conoscenza della minore età di Ruby, la giovane marocchina introdotta in casa di Silvio Berlusconi nel corso delle cene di Arcore nella villa dell'ex premier. Una linea contestata ieri dal procuratore generale della Cassazione, secondo il quale Fede non poteva non essere a conoscenza dell'età della ragazza.

"Fede era il dominus di questa organizzazione", ha detto ieri il pg nella requisitoria riferendosi al presunto "sistema prostitutivo" responsabile del "procacciamento" delle ragazze, "lui decide quando far uscire dai giri le ragazze, quando deve uscire di scena una di loro perché troppo invadente. E' lui che interpreta l'umore di Berlusconi. L'età di Ruby non è un aspetto secondario. Se Fede è il dominus l'introduzione di Ruby in quel contesto senza conoscerne l'età mi sembra contraddittorio". Per il pg quindi, come per la procura di Milano ricorrente contro la sentenza di secondo grado, Fede avrebbe dovuto essere riconosciuto colpevole anche di favoreggiamento della prostituzione minorile. La Cassazione, in attesa del deposito delle motivazioni, ha dimostrato di essere di altro avviso e adesso il processo all'ex direttore del Tg4 e alla Minetti torna alla casella precedente, dovrà cioè essere riaperto davanti ad un'altra sezione della Corte di Appello di Milano.

Un verdetto che sembra premiare le difese degli imputati. Ieri Maurizio Paniz, legale di Fede, aveva contestato le motivazioni delle sentenze di merito: "non c'è alcuna prova, nemmeno nelle intercettazioni delle 'Olgettine', che coinvolga Fede nell'accusa di favoreggiamento della prostituzione", aveva detto Paniz. La prova del favoreggiamento della prostituzione da parte dell'ex direttore del Tg4, ha sostenuto l'avvocato ed ex parlamentare del PdL, "è legata dalle sentenze a un solo elemento, ovvero al concorso tra Fede e Mora", cioè ad una "collaborazione per favorire la prostituzione".

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Secondo Paniz però "nessuno ha fornito riscontro a questa possibile intesa tra Fede e Lele Mora". Infine Paniz aveva chiesto l'annullamento della condanna e la concessione delle attenuanti generiche negate dalla sentenza di appello: "Non si possono negare ad un uomo di 84 anni, incensurato, le attenuanti generiche, a fronte del fatto che sono state accordate alla Minetti che aveva addirittura un ruolo istituzionale come consigliere regionale", aveva detto il legale concludendo la sua arringa.

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