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Sabato, 4 Dicembre 2021
CRONACA

Cucchi, Uva, Budroni e Mastrogiovanni: "Vogliamo giustizia anche per gli ultimi"

I familiari delle vittime di "maltrattamenti da parte dello Stato" hanno manifestato davanti alla Cassazione. "La giustizia deve iniziare ad occuparsi anche dei signor nessuno", dice Ilaria Cucchi

ROMA - Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Bernardino Budroni, Francesco Mastrogiovanni. Quattro "morti di Stato", quattro storie diverse tra loro eppure tanto simili. Casi emblematici di una giustizia che non sempre dà il meglio di sé. Per questo, dopo anni di battaglie nelle aule dei tribunali, i familiari delle vittime hanno manifestato stamattina davanti alla Cassazione a Roma, prima di essere ricevuti dal procuratore generale per un colloquio.

Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, Lucia Uva, sorella di Giuseppe, Claudia Budroni, sorella di Bernardino e Grazia Serra, nipote di Mastrogiovanni, hanno dato vita a un sit-in per alzare la voce (senza urlare), per chiedere "una giustizia più rapida e giusta per tutti". "Anche i colpevoli delle cosiddette morti di Stato devono essere processati", ci racconta Ilaria Cucchi, sorella del ragazzo morto a Roma nell'ottobre 2009 dopo essere stato arrestato e per il cui decesso sono stati condannati in primo grado i medici dell'ospedale Sandro Pertini e assolti gli altri imputati, infermieri e guardie giurate.

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I PROCESSI AI "SIGNOR NESSUNO" - Nei giorni della decisione della Cassazione di anticipare al 30 luglio l'udienza per il processo Mediaset, che vede tra gli imputati l'ex premier Silvio Berlusconi, Ilaria fa "un parallelo inevitabile con i processi ai signor nessuno". Una giustizia che pare "sdoppiarsi": da una parte rapida e zelante, dall'altra lenta e disinteressata. Quasi una giustizia minore. "E' stata una giornata significativa per ciò che sta succedendo negli ultimi tempi. Vogliamo una giustizia più rapida per tutti, anche quando non si tratta di Silvio Berlusconi - ci racconta Ilaria - ciò che chiediamo a gran voce è che la magistratura inizi a porre limiti a ciò che accade nell'indifferenza generale".

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IL CASO DI GIUSEPPE UVA - Quell'indifferenza, per esempio, che sembra avvolgere il caso di Giuseppe Uva, il 43enne morto in ospedale il 14 giugno del 2008 dopo essere stato fermato e trattenuto in caserma dai carabinieri di Varese. Incredibile ma vero: l'unica indagata, al momento, è la sorella Lucia, accusata di diffamazione nei confronti del pm. Il 14 giugno scorso, infatti, la Corte d'appello di Milano ha confermato l'assoluzione dello psichiatra Carlo Fraticelli dall'accusa di omicidio colposo. Assolti, in primo grado, gli altri due medici dell'ospedale di Varese accusati di errori nelle cure e di avere somministrato una dose errata di farmaci a Giuseppe, che era stato ricoverato con trattamento sanitario obbligatorio.

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"PROCESSI AI POVERI" - "Il pm si ostina a non indagare e così ora il processo rischia la prescrizione". E Ilaria Cucchi, in effetti, si dice preoccupata non tanto "per il processo che riguarda la morte di mio fratello, dove ci sarà un appello e io andrò avanti nella mia 'battaglia', ma penso al caso Uva, per cui c'è un fascicolo tenuto in un cassetto: in alcuni casi si fa di tutto per arrivare alla prescrizione". "Sono qui a chiedere giustizia per i nostri morti - le fa eco Lucia Uva, con la paura che il caso cada nel dimenticatoio - la giustizia deve dirci perché sono morti. Se i processi si fanno ai ricchi, si devono fare anche quando riguardano i poveri".

Ecco perché il procuratore generale Gianfranco Ciani ha ricevuto oggi i parenti delle "vittime di Stato". "E' stato un bell'incontro, ci ha fatto sentire meno soli - dice Ilaria Cucchi - e ci ha assicurato che esamineranno il caso verificando il comportamento del pm di Varese". Perché "se Berlusconi dev'essere processato, la giustizia deve iniziare ad occuparsi anche degli ultimi".

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