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Mercoledì, 18 Maggio 2022
CRONACA

Processo Cucchi: "Poliziotti da condannare per omicidio preterintenzionale"

Le lesioni di Stefano Cucchi hanno origine nel "pestaggio subìto nelle celle del tribunale di piazzale Clodio". Lo sostiene il legale della famiglia, secondo il quale c'è un "appesantimento nell'addebito ai medici e un alleggerimento ingiustificato agli agenti penitenziari"

ROMA - "Il pm ha sbagliato giuridicamente, l'imputazione è squilibrata: c'è un appesantimento dell'addebito ai medici e un alleggerimento ingiustificato agli agenti penitenziari".

La ricostruzione dei fatti che portarono alla morte nell'ottobre 2009 di Stefano Cucchi, il geometra arrestato per droga il 15 ottobre di quell'anno a Roma e morto una settimana dopo all'ospedale 'Sandro Pertini', "ha provocato un dissenso tra parte civile e pm"".

Ecco perché per la parte civile, gli agenti della Penitenziaria sotto processo per lesioni devono essere condannati per omicidio preterintenzionale. Per i medici invece, sempre per la parte civile, c'è stato un "appesantimento significativo nella contestazione di abbandono d'incapace" in luogo di quella di omicidio colposo.

E' il parere dell'avvocato Alessandro Gamberini, legale di parte civile per Giovanni Cucchi (padre di Stefano), nel suo intervento conclusivo al processo in corso davanti alla terza corte d'assise di Roma che vede imputati sei medici, tre infermieri e tre agenti penitenziari. "La parte civile ha sempre tentato di far uscire Stefano dall'anonimato di un 'arrestato della notte' – ha detto Gamberini - Non ha mai nascosto che era un tossicodipendente. Massima lealtà, ma anche la pretesa di mantenere la sua figura: non era una persona che non si manteneva in piedi, svolgeva una vita normale".

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Per il penalista, le contestazioni della pubblica accusa (che la scorsa udienza ha chiesto pene comprese tra i 6 anni e 8 mesi e i due anni di reclusione) sono dunque squilibrate, proprio per "un appesantimento significativo nella contestazione di abbandono d'incapace ai medici e un alleggerimento della contestazione di lesioni agli agenti". Per Gamberini, ai tre agenti della polizia penitenziaria, per i quali i pm hanno chiesto due anni di reclusione, doveva essere contestato il reato di "omicidio preterintenzionale".

"NON ERA UN MORTO CHE CAMMINAVA" - "Stefano Cucchi non era un tossicodipendente all'ultimo stadio - ha detto l'avvocato Gamberini - Stefano non era un morto che camminava e che a malapena si teneva in piedi. Svolgeva una vita che aveva apparenza di normalità ed effettiva normalità. I dati clinici inoltre non testimoniano affatto presenza nelle urine di stupefacenti. Certamente faceva uso di stupefacenti ma non nelle forme evocate".

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"PESTATO NELLE CELLE DEL TRIBUNALE" - Per il legale di parte civile, secondo quanto emerso dal dibattimento, non ci sono dubbi che le lesioni di Stefano Cucchi abbiano origine nel "pestaggio subito nelle celle del tribunale di piazzale Clodio". "Le lesioni hanno origine certa in quell'episodio - ha spiegato Gamberini - è avvenuto un pestaggio repentino davanti ad una reazione verbale di Stefano. Ed è da escludere che le lesioni siano avvenute in coincidenza con l'arresto. A momento del fermo non è avvenuta alcuna colluttazione".

"CUCCHI PICCHIATO DAI SUOI AMICI"

AI GENITORI RISARCIMENTO DI 660MILA EURO - Ai genitori di Stefano Cucchi vanno riconosciuti 660mila euro di provvisionale da parte dei dodici imputati, tra medici, infermieri e agenti della polizia penitenziaria. E' la richiesta formulata oggi ai giudici della terza corte d'assise di Roma dai legali di Giovanni Cucchi e della moglie Rita Calore, rispettivamente gli avvocati Alessandro Gamberini e Dario Piccioni. Nello specifico, il legale del padre di Stefano Cucchi ha chiesto alla corte di concedere al suo assistito una provvisionale di 200mila euro da parte di tutto il personale sanitario del reparto protetto del Pertini imputato nel processo. Ha chiesto una provvisionale di 50mila euro da parte dei tre agenti della polizia penitenziaria, che hanno avuto in custodia Cucchi nei sotterranei del tribunale di piazzale Clodio. Chiesti inoltre altri 50mila euro dal medico del Pertini Rosita Caponetti. Analoghe le richieste di provvisionale del legale della madre di Stefano Cucchi che ha sollecitato, invece, da parte del personale sanitario un risarcimento di 280mila euro.

ROMA CAPITALE CHIEDE I DANNI - Il legale del Campidoglio, l'avvocato di parte civile Enrico Maggiore, ha chiesto di condannare i dodici imputati per la morte di Stefano Cucchi a pagare una provvisionale di 100mila euro per il danno personale e di immagine subìto da Roma Capitale. "Stefano Cucchi - ha detto l'avvocato Maggiore - avrebbe avuto diritto a chiedere e beneficiare dei servizi della comunità a lui destinati. Il Comune ha firmato protocolli d'intesa con il Garante dei detenuti, la Regione Lazio e la Provincia per segnalare la violazione dei diritti proprio dei detenuti. Cucchi è stato tenuto in stato di isolamento e nessuno si è dato la pena di segnalare o porre iniziative per evitare la sua morte. L'amministrazione comunale ha subìto danni patrimoniali e non patrimoniali per lo sdegno e il turbamento subito dall'intera cittadinanza".

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