Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Omicidio Yara

Caso Yara, Bossetti sbotta in aula: "Non posso stare qui a sentire idiozie"

Chiesta la conferma dell'ergastolo. Durissima la requisitoria del pg: "Bossetti affascinato dalle tredicenni, assoluta certezza sul Dna". L'imputato inveisce contro la pubblica accusa e viene ripreso dal presidente della Corte

Massimo Bossetti "sbotta" nell’aula del processo d’appello che lo vede imputato per l’omicidio di Yara Gambirasio e va all’attacco del sostituto procuratore generale Marco Martani: "Viene qua a dire idiozie". In particolare, l’imputato ha contestato la ricostruzione della pubblica accusa sulla compatibilità tra le fibre del suo furgone Iveco Daily con quelle ritrovate sugli indumenti della vittima.

Mentre il Pg stava parlando, Bossetti si è voltato diverse volte a protestare con la moglie, Marita Comi, seduta dietro di lui. Poi, si è alzato e ha accusato il rappresentante della pubblica accusa di dire "idiozie".  

"Non posso stare qui a sentire delle idiozie", avrebbe detto Bossetti al procuratore, secondo quanto riferito da LaPresse. Per riportare la calma in aula si è reso necessario l’intervento del presidente della Corte d’assise d’appello di Brescia, Enrico Fischetti, che ha esortato l’imputato a "restare zitto" ricordandogli la possibilità per lui di rendere dichiarazioni spontanee.

Processo Yara, il Pg chiede sei mesi di isolamento diurno

Durissima la requisitoria del sostituto procuratore Martani, che commentando la sentenza di primo grado ha giudicato "ineccepibile" la pena dell'ergastolo, in quanto presenta "una motivazione coerente, logica, completa e dà puntualmente conto delle acquisizioni processuali". Al termine di una lunghissima requisitoria, durata sette ore, ha chiesto alla Corte di confermare la condanna all'ergastolo per l'imputato.

"Massimo Bossetti affascinato dalle tredicenni"

Nella requisitoria il pg ha ripercorso tutti gli elementi emersi nel corso delle indagini e del processo di primo grado. A cominciare dalle ricerche a contenuto erotico su giovani ragazze effettuate da Bossetti sul suo computer. Elementi che il Pg ha riconosciuto essere "privi di valenza indiziaria" ma che dimostrano come l'imputato non fosse "un tipo insensibile al fascino delle ragazzine tredicenni". Quanto al movente, secondo il rappresentante della pubblica accusa "non è inverosimile che Bossetti abbia tentato un approccio sessuale su Yara" che al momento della sua scomparsa "non era più una bambina, ma già una ragazzina e una giovane donna".

Processo Yara: la ricostruzione dell'accusa

Ed ecco la ricostruzione della dinamica del rapimento della tredicenne di Brembate Sopra: "Bossetti ha raccolto Yara mentre stava tornando a casa dopo la palestra. Yara era in ritardo e probabilmente Bossetti si è fermato e le ha offerto un passaggio. Lei lo accettò perché Bossetti si presentava come una persona normale, uno dei tanti lavoratori dell’edilizia della zona della Bergamasca, come quelli che lavoravano con suo padre di professione geometra. Una volta che Yara è salita sul furgone, può essere successo qualsiasi cosa, qualcosa che ha fatto perdere la testa a Bossetti. Non sappiamo come sono andate davvero le cose, può chiarirlo soltanto Bossetti che però non lo chiarirà mai".

Caso Yara, l'accusa: "Sul Dna c'è assoluta certezza"

C’è "assoluta certezza" sull’attribuzione a Massimo Bossetti del profilo genetico 'Ignoto 1' riconducibile all’assasinio di Yara Gambirasio, ha detto ancora il sostituto procuratore. "Raramente nella mia carriera di magistrato inquirente - ha aggiunto il rappresentante della pubblica accusa - ho visto risultati così rassicuranti dal punto di vista scientifico". E per questo "non è statisticamente ipotizzabile che esista un’altra persona con lo stesso Dna di Bossetti e di Ignoto 1".

"Yara fu uccisa nel campo di Chignolo d'Isola"

Per l'accusa, inoltre, l'ultima prova portata dalla difesa (una foto satellitare del 24 gennaio 2011, da cui non emergerebbe la presenza del cadavere di Yara nel campo di Chignolo d'Isola) non prova che il cadavere venne portato in quel campo in un secondo momento.

"Sul corpo della ragazzina - ha messo in chiaro il magistrato - sono stati trovati elementi che attestano che il cadavere venne lasciato nello stesso luogo in cui la ragazza venne uccisa. E Yara fu uccisa il giorno stesso della sua sparizione". Ciò significa che "il corpo di Yara rimase nel campo per tre mesi", come dimostrato dagli accertamenti tecnico-scientifici e geologici condotti in fase di indagini: "Il terreno sotto il cadavere - ha spiegato il magistrato - era come imbevuto per diversi centimetri del liquido putrefattivo e il cadavere stesso era come attaccato al terreno. Inoltre una delle mani di Yara stringeva nel pugno un ciuffetto d’erba di quello stesso campo. Intorno al cadavere erano spuntati i germogli di una pianta che fiorisce a primavera, mentre sotto il corpo non c’era nulla di tutto ciò. Il cadavere presentava anche delle sterpaglie attorcigliate intorno alle caviglie".

Le foto però esistono...

Nella sua arringa il Pg ha confermato però implicitamente l'esistenza delle foto di cui parla l'accusa. "Analoghe foto satellitari - ha puntualizzato il pg- furono acquisite dalla polizia giudiziaria in fase di indagini ma ritenute irrilevanti". E comunque, ha evidenziato ancora Martini, quella foto non può essere ammessa a processo perché presentata oltre i termini previsti per il deposito dei motivi d’appello aggiuntivi.

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