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Lunedì, 24 Gennaio 2022
scuola

I professori italiani? "Agli ultimi posti in Europa"

Arriva il rapporto Euridyce e fotografa la condizione dei nostri insegnanti: poco reddito rispetto ai colleghi europei e una carriera senza sbocchi. Ma c'è anche chi sta peggio di noi

I docenti italiani, nonostante riforme e assunzioni, sono ancora messi male. Lo rivela il rapporto Euridyce, rete che fornisce informazioni e analisi sui sistemi educativi all’interno dell’Unione: fra i meno pagati di tutto il continente e gli unici, insieme a quelli di pochi altri Paesi, ad avere da anni lo stipendio bloccato.

Il rapporto Teachers’ and School Heads’ Salaries and Allowances in Europe – 2014/2015 (Salari dei docenti e dei dirigenti scolastici in Europa) fotografa una situazione non certo da privilegiati: lo stipendio di un insegnante italiano va da un minimo di 23.048 euro lordi nella scuola primaria e dell’infanzia, a un massimo di 38.902 euro nella secondaria di secondo grado (i licei). In Spagna un insegnante può guadagnare fino a 46.513 euro, in Francia fino a 47.185 euro, in Germania addirittura fino a 70mila euro. 

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In Italia, inoltre, poche sono le possibilità di carriera se si è insegnanti: una questione scottante, visto che con la riforma il governo sta tentando di dare una svolta meritocratica per l'avanzamento di stipendio. Aboliti gli scarti di anzianità sono arrivati i bonus supplementari. Ma ancora il lavoro da fare è molto: il confronto con il resto d'Europa mostra come il primo stipendio sia vicino a quello dei nostri colleghi nel continente, ma nel corso degli anni le cose poi non cambiano. All’estero la busta paga cresce di più e più velocemente: in Italia per toccare il massimo bisogna prestare 40 anni di servizio, nel nord Europa (Danimarca, Finlandia, Scozia) solo 20, in Irlanda del Nord appena 10.

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Sempre parlando di stipendi, c'è un dato che non va sottovalutato: mentre in tutte Europa con gli anni gli stipendi sono aumentati (anche in quei paesi colpiti dalla crisi) nel nostro paese i salari sono bloccati. Per la precisione dal 2010, quando è scattato il blocco degli stipendi per tutti gli statali. Adesso verranno avviate le trattative per il rinnovo del contratto e arriveranno le misure della "Buona scuola": piccoli passi in avanti in un percorso ancora lungo. 

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