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Giovedì, 1 Dicembre 2022
Sicurezza alimentare

Gli inglesi e il prosecco alla spina: rabbia "made in Italy"

Dopo un articolo di un giornale britannico che esaltava le doti e parlava della moda tutta inglese del "prosecco alla spina", nel Nord-est italiano i produttori sono andati in tutte le furie. Ecco le parole di Innocente Nardi, presidente del Consorzio tutela del vino Conegliano Valdobbiadene prosecco

La polemica si è scatenata qualche tempo fa, dopo che il Daily Mail aveva pubblicato un articolo in cui spiegava quale fosse l'ultima moda nei pub di tutto il Regno Unito: il prosecco alla spina. Talmente di moda da diventare un hashtag: #proseccoontap. 

Da qui la rabbia dei produttori italiani, che hanno deciso di dare battaglia: il prosecco, per essere tale, deve essere imbottigliato. Se è alla spina, è illegale. A dirlo è il consorzio produttore del prosecco che si è rivolto alla Food Standards Agency (Fsa), l'agenzia per la frode alimentare britannica. La Fsa si è già attivata obbligando alcuni gestori di pub a cambiare il nome di quello che servono da prosecco al più generico vino "frizzante". Non si tratta di una diatriba di poco conto perchè la Gran Bretagna è diventata il mercato mondiale più importante per il prosecco, capace di fare sempre più concorrenza allo champagne francese. Ma per capire meglio le ragioni dei produttori abbiamo intervistato Innocente Nardi, presidente del Consorzio tutela del vino Conegliano Valdobbiadene prosecco. 

Il punto è che, o non è prosecco o non si può vendere alla spina, giusto?

Il termine prosecco è un patrimonio riconosciuto per un determinato territorio. Il prosecco doc si produce in nove province del nord-est dell'Italia. L'insieme di territorio, tecnica e conoscenza (genius loci) fanno il prosecco e questo è sancito dal regolamento dei produttori. Quindi, in base a questo regolamento, per essere prosecco il prodotto deve essere imbottigliato. Se non lo, è o è vino "atto" a dare prosecco, o è illegale. Può essere un vino bianco ma non può essere denominato "prosecco". 

Vi siete rivolti a Food Standards Agency (Fsa): cosa avete chiesto esattamente? 

La Fsa è l'autorità competente in Europa e nel Regno Unito. Noi abbiamo l'incarico della tutela della denominazione, rappresentando l'intera catena produttiva e agiamo per tutti i consorzi attraverso una società che si chiama Sistema Prosecco. Ci siamo attivati sia con il ministero delle Politiche agricole che con le altre realtà competenti come il Fsa. A loro abbiamo chiesto di indagare e sanzionare coloro che utilizzano il nome prosecco in modo improprio.

Qual è la differenza tra prosecco e un più generico vino frizzante?

Posso specificare la realtà del mio consorzio, legata al territorio e alla provenienza delle uve con una delimitazione di 6mila e 200 ettari in collina. Poi la storia: il prosecco si conosce su larga scala da vent'anni ma prima il Conegliano Valdobbiadene si trovava solo in quest'area collinare considerata marginale. Solo dopo gli anni novanta è stato considerato un vino d'interesse. Infine c'è la cultura di produzione: per esprimerne al meglio le sue qualità è necessaria una cultura che faccia riferimento alla scuola enologica di Conegliano (1876) che nel corso del tempo ha creato gli standard necessari. 

Il mercato del prosecco è in espansione. C'è un aumento del mercato anche fuori dall'Europa, come in Cina. Come è possibile con la diffusione globale tutelarne la qualità?

La qualità viene tutelata perché ogni bottiglia di prosecco che viene venduta con l'etichetta corretta è comunque sottoposta a un controllo da parte di un ente certificatore accreditato, che ad esempio nel nostro paese si chiama Valoritalia. Quando viene certificato che ci sono tutti i requisiti chimici, fisici e organolettici viene rilasciato una fascetta o sigillo di Stato. Motivo ulteriore per cui se è prosecco non può essere alla spiana, ma imbottigliato. Nei paesi extraeuropei stiamo lavorando, con il ministero dello Sviluppo economico e con la relativa sezione dell'Unione europea, affinché si stupulino degli accordi bilaterali tra Ue e spazi terzi (ne abbiamo già uno con gli Usa) specificando che il termine prosecco venga utilizzato solo per il commercio delle tre denominazioni riconosciute, ovvero Conegliano valdobbiadene, Prosecco superiore e Asolo superiore.

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