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Martedì, 25 Giugno 2024
Piombate nell'incubo / Bari

Ragazze straniere trattate come schiave e costrette a prostituirsi

La polizia ha smantellato un'organizzazione attiva sull'asse Romania-Puglia. Lunga la lista di accuse mosse agli indagati, alcuni sono in carcere ad altri sono stati concessi gli arresti domiciliari

Giovani ragazze arrivate in Italia e piombate nell'incubo: ridotte in schiavitù e costrette a prostituirsi. E' quanto è stato scoperto a Bari e in altri comuni della Puglia dalla polizia. Eseguite all'alba di oggi, 9 aprile, venti ordinanze di custodia cautelare in carcere e ai domiciliari. I provvedimenti sono stati emessi dalla sezione gip presso il tribunale di Bari, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Gli indagati devoo rispondere di associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù e allo sfruttamento della prostituzione, insieme ad altri delitti contro la persona, nei confronti di giovani donne provenienti dalla Romania, secondo uno schema noto con l'espressione ''Lover Boy''. 

Le indagini hanno preso spunto dalle denunce presentate da alcune vittime nella seconda metà del 2017. Gli inquirenti si sono così messi sulle tracce di quella che viene ritenuta una vera e propria associazione criminale composta da cittadini rumeni aiutati dalla delinquenza locale.

Ragazze fragili nella rete degli sfruttatori

Secondo gli inquirenti, giovani ragazze dal fragile profilo emotivo e psicologico, prevalentemente per ragioni di tipo familiare, venivano prima adescate e poi soggiogate, fino ad essere ridotte in uno stato di vera e propria schiavitù.

Acuni degli indagati avrebbero svolto proprio il ruolo di 'Lover Boys', adescando le vittime nel Paese di origine, talvolta utilizzando i social network per mostrare alle vittime il proprio elevato tenore di vita, alimentando l'illusione di una vita migliore lontano dal proprio Paese.

Una volta stabilito il contatto, gli indagati avrebbero sfruttato la condizione di particolare fragilità delle donne per vincolarle emotivamente a sé e poi, manipolandone i sentimenti, le avrebbero sottoposte a vessazioni via via crescenti, spacciate per "prove d'amore", spingendole a raggiungerli in Italia, fino ad esercitare il totale controllo psicologico sulle vittime ed avviarle alla prostituzione, gestendone per intero i proventi. L'associazione si sarebbe avvalsa, altresì, del contributo di alcuni cittadini italiani, che avrebbero fornito - di concerto con gli altri membri del gruppo - assistenza logistica e operativa, accompagnando le donne sui luoghi deputati alla prostituzione ed assicurando loro un alloggio da cui, però, non avrebbero avuto alcuna possibilità di allontanarsi. 

Non è mancato il supporto di altre donne, compagne dei membri dell'associazione, le quali avrebbero contribuito a segregare e sorvegliare le vittime. In alcuni casi, le ragazze avevano il cellulare sotto controllo e non potevano lasciare i loro alloggi. 

La giovane investita con l'auto per impedirle la fuga

Nel mese di marzo del 2017, una delle giovani vittime fu travolta da un'auto mentre era in strada, da sola, subito dopo aver tentato di sottrarsi allo sfruttamento, riportando una grave frattura alla gamba sinistra. Per l'accusa ad architettare l'incidente è stato ilc apo dell'organizzazione, detto "Il principe".

Guadagni milionari

Ammonta a circa 3 milioni di euro annui il guadagno dell'organizzazione secondo le stime degli inquirenti. Dei 20 indagati, 12 sono stati condotti in carcere e 5 sottoposti agli arresti domiciliari. Con il supporto del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, proseguono le ricerche di altri tre membri dell'associazione, attualmente irreperibili.

Articolo aggiornato il 9 aprile 2022 alle ore 13,18 // Inseriti dettagli forniti dagli inquirenti in conferenza stampa

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