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Martedì, 16 Aprile 2024
La protesta / Carbonia-Iglesias

Operai asserragliati sulla ciminiera a 100 metri di altezza

I lavoratori della Portovesme srl protestano contro lo stop agli impianti della fabbrica deciso per la crisi innescata dal caro energia

Si infiamma la protesta dei lavoratori della Portovesme srl, nel Sulcis, che si sono asserragliati sulla ciminiera dell'impianto Kss a Portoscuso a 100 metri di altezza. Il motivo della protesta è da ricondurre all'avvio della cassa integrazione e a un piano licenziamenti avviato dall'azienda, come spiegato in un comunicato diffuso dagli stessi lavoratori. 

Gli operai con questa forma estrema di protesta vogliono riportare l'attenzione "sul tema del caro energia e della fermata di quasi tutti gli impianti della Portovesme srl che metterebbe a rischio 1300 buste paga". "Questo non è un colpo di testa, ma è un'azione a sostegno delle vertenze e delle iniziative messe in atto sino a ora dalle Rsu e dai sindacati. Noi a questo punto abbiamo la necessità di avere un incontro urgente al ministero. Non bastano le rassicurazioni, ma per farci scendere servono impegni seri e forti", dicono all'Ansa i lavoratori.

La nota dei lavoratori della Portovesme srl

"Oggi 28 febbraio 2023, scaduti i termini del verbale sottoscritto lo scorso 20 gennaio, prende corpo la cassa integrazione di 1.500 lavoratori e il licenziamento di 62 lavoratori interinali di Portovesme e San Gavino, nostri colleghi da anni", si legge nella nota. In segno di protesta "ci asserragliamo nella ciminiera più alta della fabbrica, chiedendo alla politica sarda e nazionale un impegno concreto per risolvere il problema del caro energia elettrica, così come rivendicato da un anno in varie riunioni. I lavoratori della Srl Portovesme lottano per salvare i loro posti di lavoro e per il diritto a vivere dignitosamente nella loro terra". Una fermata permanente della fabbrica "significherebbe un dramma sociale e una migrazione forzata per centinaia di persone - ricordano -. Terremo ferma questa decisione fino a quando non riceveremo risposte  e impegni concreti".

Operai Portovesme asserragliati sulla ciminiera

"Solidarietà ai lavoratori che hanno intrapreso questa iniziativa a difesa del lavoro" è espressa da Emanuele Madeddu della Filctem-Cgil, Vincenzo Lai della Femca Cisl e Pierluigi Loi della Uiltec Uil. "Il tema da risolvere è quello dell'energia, purtroppo registriamo nessun passo avanti delle istituzioni. Condividendo il documento dei lavoratori chiediamo com la massima urgenza un incontro con il ministro competente", dicono in una nota congiunta.

Nella vertenza della Portovesme srl, oltre ai dipendenti diretti, sono coinvolti circa 600 lavoratori dell'indotto, impiegati in varie aziende degli appalti. "In conseguenza della crisi energetica - hanno spiegato i rappresentanti sindacali territoriali di Fiom, Fsm e Uilm del Sulcis Iglesiente - la Skv ha deciso di tagliare tutte le lavorazioni con le aziende collaboratrici, le quali, trovandosi scariche di commesse, potrebbero immediatamente collocare tutta la loro forza lavoro in cassa integrazione, mettendo a rischio anche le possibili anticipazioni. Il comportamento da parte della Skv è in totale controtendenza con quanto avvenuto precedentemente. Nel recente passato ci risulta che le lavorazioni fossero state equamente suddivise, in modo da permettere il superamento dei momenti di forte difficoltà e di tensione tra i lavoratori che quotidianamente lavorano fianco a fianco con quelli Skv, Gsmi, Fm e Scs, condizione che aveva permesso di non lasciare indietro nessuno".

lavoratori delle imprese d'appalto della Portovesme srl2Perché Portovesme è importante

I sindacalisti del Sulcis-Iglesiente considerano Portovesme - per impatto occupazionale - come l'Ilva della Sardegna. Portovesme srl è uno stabilimento energivoro del gruppo anglosvizzero nell'omonimo polo industriale di Portoscuso (Sud Sardegna). Si tratta dell'unico produttore italiano di zinco e piombo da primario e offre lavoro a circa 1.250 persone, fra le quali circa 400 lavoratori diretti. Ha una capacità produttiva di 150 mila tonnellate di zinco e di 70 mila tonnellate di piombo.

Portovesme entra in crisi nel 2021, a causa dell'elevato costo dell'energia. Da qui la procedura di cassa integrazione, poi sospesa. Dopo una riunione mediata dalla Regione, la Portovesme srl si era impegnata a ritirare il provvedimento di Cigs e a riavviare gli impianti, a patto di riuscire a stipulare accordi con società energetiche nazionali per ottenere energia elettrica a "prezzi sostenibili con le produzioni".

A fine ottobre 2022 l'azienda aveva confermato la disponibilità a firmare un accordo di Cassa integrazione guadagni straordinaria a rotazione per 392 lavoratori, e per una durata iniziale di 14 settimane dal 25 ottobre. Già nell'aprile 2022 la Regione aveva chiesto misure per abbattere il costo dell'energia che aveva causato il parziale blocco di alcune linee produttive e il ricorso alla cassa integrazione per centinaia di lavoratori della Portovesme srl. Lo scorso luglio l'amministratore delegato, Davide Garofalo, aveva comunicato alle rappresentanze sindacali della fabbrica la fermata nel Sulcis - fra novembre e il prossimo marzo - dell'impianto Kss, dove l'industria produce piombo, e del sito di San Gavino (Sud Sardegna), in cui il metallo viene raffinato.

I sindacati avevano ribadito la richiesta di congelare la totale fermata degli impianti e stipulare un memorandum con l'azienda, la Regione, i ministeri competenti e gli enti locali per tracciare un percorso di possibile riconversione della Portovesme srl. 

"Dare risposte ai lavoratori della Portovesme"

"Abbiamo il dovere di dare risposte rapide, e questa volta concrete, alle famiglie dei lavoratori della Portovesme. Tutte le istituzioni coinvolte devono far sì che quanto ipotizzato e promesso ai tavoli di crisi nella scorsa legislatura sia finalmente realizzato", il commento del il viceministro all'Ambiente e Sicurezza energetica Vannia Gava in una nota.

Sulla vicenda è intervenuto anche il leader di Azione, Carlo Calenda: "Sono estenuati dai rinvii sugli investimenti energetici che servono a far ripartire una fabbrica che hanno custodito con passione per anni. Il governo deve darsi una mossa. Il polo dell'alluminio primario del Sulcis è fondamentale per le nostre catene produttive". 

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