Domenica, 17 Gennaio 2021
Migranti

Lampedusa: la protesta dei migranti contro le identificazioni

Sono circa 250 i migranti in protesta a Lampedusa: in gran parte eritrei, sono arrivati almeno da due settimane nel centro di primo soccorso e hanno iniziato uno sciopero della fame. Non vogliano rimanere in Italia e hanno deciso che non si faranno identificare

Hanno sfilato per le vie dell'isola di Lampedusa, impugnando cartelli e scandendo slogan. Quello che chiedono è la "libertà di movimento" e per questo non vogliano farsi identificare: sono i circa 250 cittadini eritrei, arrivati nel centro di primo soccorso dell'isola circa due settimane fa. Quello che ha fatto scattare la protesta è stata la richiesta, fatta da parte delle forze dell'ordine, di raccogliere le impronte digitali. 

"Siamo rifugiati, niente impronte": tra loro ci sono intere famiglie, donne, anziani e bambini, che tutti insieme sono arrivati fin sotto la sede del Comune per poi tornare al Centro di primo soccorso e accoglienza. Dopo la manifestazione alcuni migranti sono entrati in sciopero della fame, che verrà revocato soltanto quando saranno tutti liberi di ripartire. Ma quest'opzione è sempre più difficile da realizzare: l'Unione Europea ha infatti recentemente richiamato l'Italia proprio sull'argomento "identificazioni", affermando che il lavoro fatto finora è stato poco rigoroso. 

Il problema riguarda le nuove procedure di identificazione, introdotte da settembre, che prevedono il rimpatrio di coloro che vengono etichettati non come "rifugiati ma come "migranti economici": per loro è previsto il provvedimento di respingimento, da ottemperare in sette giorni. 

VIDEO: LA PROTESTA DEI MIGRANTI CONTRO LE IDENTIFICAZIONI

Molti sono coloro che rischiano il respingimento, in particolare chi proviene dall'Africa occidentale. Chi viene respinto solitamente finisce nei circuiti della clandestinità, diventando quasi per destino vittima delle mafie e dello sfruttamento. Per siriani ed eritrei invece è prevista la "relocation" verso altri stati europei, secondo cui, a una prima identificazione, dovrebbe seguire il trasferimento verso i paesi di destinazione.

Per tutti coloro che transitano sul nostro territorio la meta di arrivo viene decisa a tavolino, non in base alle aspettative e destinazioni di chi viaggia. Si può esprimere una preferenza ma, salvo i legami familiari diretti, nessuno ha l'effettiva possibilità di scegliere dove arrivare. Un sistema previsto a livello europeo che però non ha tenuto conto delle persone che lo subiranno, delle loro volontà e delle loro storie.

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