Roma, famiglia rom assegnataria lascia casa popolare, una mamma tenta di occuparla

Un gruppo di abitanti ha spostato i cassonetti in mezzo alla strada per protesta. Una giovane mamma italiana ha provato poi a occupare quello stesso appartamento

La protesta in via Cipriano Facchinetti a Casal Bruciato a Roma

Domenica pomeriggio alcuni abitanti a Casal Bruciato, periferia di Roma, hanno impedito a una famiglia di origini rom di entrare in una casa popolare legittimamente assegnata. I cittadini hanno posizionato dei cassonetti dei rifiuti sulla strada, impedendo l’accesso nell’appartamento alla famiglia, ed è stato necessario l’intervento dei carabinieri per evitare il peggio. Questa mattina in piazza sono scesi i militanti di Casa Pound e una giovane mamma italiana ha provato poi a occupare quello stesso appartamento. 

Padre, madre e figli erano arrivati al civico 90 di via Cipriano Facchinetti e non avevano potuto prendere possesso dell’immobile che era stato loro assegnato, poiché qualcuno aveva sostituito la serratura del portoncino.

Decisi ad entrare nella loro casa popolare, gli assegnatari avevano quindi chiamato un fabbro per farsi aprire la porta, prendere possesso della casa e poi cambiare nuovamente la serratura. Nell'attesa dell'arrivo del maniscalco, era però scoppiata la protesta con decine di residenti che hanno dato vita alla rivolta anti rom, come riferisce Mauro Cifelli su RomaToday.

I rom stanno lasciando l'Italia, ma in almeno 25mila vivono ancora nelle baraccopoli 

I carabinieri della stazione Roma Prenestina aveva garantito l’incolumità della famiglia di origine rom, costretta poi ad andarsene da via Facchinetti. Con la famiglia che di fatto ha rinunciato all’assegnazione dell’appartamento, questo è stato occupato stamattina da una ragazza di 21 anni, entrata nell’abitazione insieme alla figlia di sei mesi. A Casal Bruciato sono arrivati poi i poliziotti del Commissariato Sant'Ippolito con il Primo Dirigente dell'ufficio di polizia di San Basilio che dopo una mediazione ha convinto la donna a lasciare l'appartamento appena occupato con la figlia.

Quanto accaduto ha riportato subito alla mente la recente rivolta antirom di Torre Maura e le proteste di una decina di residenti in via del Peperino, a Pietralata, che hanno insultato due sorelle marocchine assegnatarie di una casa Erp. Le due donne hanno poi trovato la solidarietà di gran parte del quartiere.

"Dopo Torre Maura, oggi siamo a Casal Bruciato in sostegno della protesta dei residenti del quartiere contro l'assegnazione di una casa popolare ai rom che è stata impedita – ha detto Davide Di Stefano, responsabile romano di CasaPound – È inammissibile che famiglie italiane col massimo punteggio in graduatoria ed in attesa da anche dieci anni di una casa popolare, vengano scavalcate da rom e stranieri. Questo è il vero razzismo ma i romani non sono più disposti a subire e noi siamo con loro".

Sui fatti di Casal Bruciato è poi arrivata la nota del Campidoglio: "Gli uffici del Dipartimento Patrimonio e Politiche Abitative di Roma Capitale hanno preso contatto con la famiglia a cui è stato legittimamente consegnato venerdì 5 aprile un alloggio popolare in via Cipriano Facchinetti. La famiglia ha sporto regolare denuncia per minacce subite nella giornata di ieri e gli uffici competenti sono impegnati nel trovare una soluzione al fine di tutelare la famiglia e il rispetto delle norme".

"Le assegnazioni delle case di Edilizia Residenziale Pubblica vengono effettuate esclusivamente e scrupolosamente in base alla disponibilità degli immobili e all’ordine delle graduatorie, escludendo qualsiasi discriminazione, possa essere essa di etnia, credo o religione. Le graduatorie - concludono dal Campidoglio - rispettano i dettami della normativa regionale vigente e sono stilate in base ai criteri stabiliti nel bando comunale, che è stato emanato nel 2012".

"La famiglia aveva avuto regolare assegnazione, ora cercheremo una seconda proposta da potergli fare – ha detto all’Adnkronos Roberta Della Casa, presidente del IV Municipio Tiburtino – Posso  aggiungere che sicuramente non era una famiglia sgombrata da un campo e che aveva tutte le carte in regola per avere questa casa. Tra i requisiti c'è anche quello di un'occupazione lavorativa, perché nelle case popolari ci sono da pagare i canoni di locazione, anche se sono minimi, e deve essere garantita la solvibilità del canone".

"Molte di queste situazioni sono purtroppo strumentalizzate da una parte politica che fomenta l'odio razziale - sottolinea ancora la Presidente del IV Municipio -. Quando sono arrivata qui ho sentito qualcuno che diceva che i rom sono tutti ladri ma l'esperienza amministrativa mi dice che molti reati invece vengono commessi da italiani". "Generalizzare rispetto all'etnia è qualcosa che mi riporta molto lontano nel tempo, il fascismo c'è stato tanti anni fa e mi auguro che non si torni a quello".

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